Mexico 2008…Prima parte.

Dopo una lunga pausa torno a parlare di viaggi: scusatemi….ma non avevo proprio voglia di scrivere…comunque ora vi racconterò un viaggio in un posto “fantastico” pieno di luci ed ombre:

Nel luglio del 2008 ho accompagnato mia madre in Messico: chi conosce il paese sa che è un coacervo di bellezza e disperazione, povertà e meraviglia.
Con il nostro volo IBERIA facciamo uno scalo notturno all’aeroporto di Madrid, poi all’alba proseguiamo per Città del Messico attraversando per la prima volta l’Atlantico: La tentacolare capitale dello Stato Nord-Americano che conta con la zona metropolitana quasi 20 milioni di persone ci si presenta all’alba immensa e frenetica già durante le fasi di atterraggio all’aeroporto.
Nell’enorme spazio degli arrivi troviamo ad attenderci gli amici insegnanti della RIDEF (ricordate il viaggio in Finlandia? Andate a rileggere o leggete ora se non sapete di cosa parlo…), che ci fanno sentire un calore e una umanità che fa bene al cuore. Quest’anno il Campo internazionale RIDEF si terrà a Metepech, nello Stato di Puebla, fra qualche giorno.
Dopo saluti e abbracci, i nostri “padroni di casa” ci guidano con sicurezza verso il desk dei taxi autorizzati, chiamano un taxi per noi, che ci porterà fino all’hotel e ci augurano tutto il bene del mondo. Saliti sul taxi la sensazione sulla città è che sia un pò “pericolosa”. Poi il nostro taxista si assicura che le portiere siano ben chiuse, come i finestrini, mette le sicure alle portiere e ci immergiamo in auto nel traffico sterminato della città.
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Dappertutto vediamo camionette e auto della polizia cariche di poliziotte (uomini e donne armati letteralmente fino ai denti), per le strade ci sono anche guardie private armate, agli ingressi di vari negozi, banche, hotel, ma la gente pare non farci caso:si tratta di una umanità variegata fatta si di poliziotti ad ogni incrocio, ma anche di persone intente a pulire pavimenti e marciapiedi davanti ai propri negozi, ragazze che camminano spedite, coppie di innamorati, sfaccendati, lustrascarpe pronti a servire i clienti di passaggio e persone, persone, persone.
Giunti in hotel, effetuato il check-in e disfatte le valigie, anche se non abbiamo dormito molto in aereo, ci concediamo una doccia veloce e poi facciamo il nostro primo giretto, che si trasforma in una camminata fino allo “Zòcalo” o Piazza della Costituzione: una delle più grandi piazze del mondo. Al centro si erge un’asta enorme da cui sventola una bandiera messicana. Ci dirigiamo alla Cattedrale Metropolitana della città, nonostante l’altitudine a cui si trova la capitale, oltre i 2000 metri su un altipiano di origine vulcanica, non avverto nessun disturbo e continuiamo a girare per il centro storico, dopo aver visto la Chiesa, che però non mi ha impressionato con il suo barocchismo esagerato e la sua mole. Proseguiamo il nostro giro, dopo un pranzo in un ristorante affacciato sulla piazza, camminando fino a sera, fermandoci in qualche panaderia o in vari negozi, e torniamo lentamente verso l’hotel, fermandoci a lungo davanti al “Palacio de las Bellas Artes”: un museo che sorge ai margini di un parco, dove i messicani passano le ore che precedono la notte, rilassandosi, chiacchierando, ridendo e mangiando semi di zucca o sorseggiando qualcosa.
Anche noi compriamo semi di zucca da una anziana india che ci ringrazia e restiamo seduti sul bordo di una aiuola guardando al gente che ci passa davanti, percorrendo l’Avenida Juarez, piena di traffico ad ogni ora del giorno.
Prima che scocchino le 9 della sera, insisto con mia madre per alzarci e tornare all’hotel per riposarci un pò nonostante il jet-lag, perciò passo la notte a prendere appunti di viaggio e a leggere “La polvere del Messico” di Pino Cacucci mentre mia madre russa….
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Quando ci alziamo verso le 8.00 è una domenica un pò uggiosa e dopo colazione vado in giro per la città in cerca di un adattatore per le prese di corrente elettriche nell’hotel, che mi permetta di ricaricare cellulari, fotocamera e videocamera. Passiamo la domenica visitando il Palazzo del Parlamento e del Governo Federale,  affacciato sullo Zòcalo, il Tempio Major, dove una volta sorgeva Tenochtitlan, l’attuale Città del Messico, un tempo  capitale dell’impero azteco. Concludiamo la nostra ennesima “passeggiata” visitando il Palazzo del Bellas Artes dove ci eravamo fermati il giorno predente per riposarci: essendo domenica scopriamo che tutte queste attrazioni sono “gratis” e non possiamo che apprezzare la fortuna che ci è capitata.
Date le distanze enormi finalmente decidiamo di prendere la metropolitana l’indomani, e lunedì mattina, partiamo sempre in metro alla volta del Parco di Chapultepec, che risulta chiuso, perchè è lunedì….
Il tempo è mutevole e variegato nell’arco di una giornata quì aCittà del Messico, dato che a volte sembra voglia piovere, poi si alza repentinamente il vento o esce un sole che ci riscalda un pò. La mattina l’aria è gelata, anche a causa dell’altitudine fino alle dieci.
Per passare la giornata, dopo un giretto nel caotico mercato rionale, alla ricerca di un ufficio postale, pranziamo in un caffè, per strada compriamo in un negozietto della frutta e poi degli orecchini da una bancarella, proseguendo poi a piedi per un breve tratto lungo il Paseo de la Reforma. Gli altri italiani del gruppo RIDEF scesi con noi all’aeroporto, hanno alloggiato in un altro albergo e sono partiti per fare un giro pre-RIDEF nella città di Puebla, noi li seguiremo fra qualche giorno.
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Passiamo gli ultimi due giorni a Città del Messico visitando il grandioso Museo di Antropologia del Parco di Capultepech, immenso da vedere, poi facciamo acquisti in alcune “tiendas d’artisaneria” comprando “calaveras” (scheletri vestiti nei modi più fantasiosi o teschi in ceramica colorati e decorati riccamente),per poi spostarci fino al famoso e interessante Museo di Frida Kalo e Diego Rivera, in pratica la casa dove ha vissuto la coppia di artisti. Non possiamo evitare una visita anche alla casa di Lev Trocij e poi ci dirigiamo fino al quartiere di Cojoacan: una zona residenziale “bene” di Città del Messico. L’unica “disavventura” che ci capita è di perderci l’ultimo giorno nel barrio di Xochimilco, a sud del centro cittadino. Privi di una mappa della periferia, ci  smarriamo inevitabilmente fra le stradine tutte uguali del quartiere, “salvandoci” grazie alle indicazioni di un cartolaio e ad un pò di intuito, riuscendo a trovare una stazione della metropolitana, per tornare in centro, ma l’escursione sui canali di Xochimilco è valsa la difficoltà di ritrovare la strada. Domani andremo ad incontrare gli insegnanti messicani che ci faranno da “ciceroni” fino a Metepec per iniziare il campo, ma questa è un’altra parte di storia che racconterò il prima possibile….
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Viaggiare da soli.

Non so voi ma immagino che tutti abbiano viaggiato da soli qualche volta.
L’andare in un posto in “solitaria” ha pregi e difetti: un pregio è il fatto di poter decidere in totale autonomia letteralmente TUTTO ciò che si vuole fare in viaggio, d’altro canto è vero che quando si è da soli in viaggio spesso si può contare solo su se stessi…
Questi pregi e difetti del viaggio individuale a mio avviso si completano a vicenda, chiaramente se siete portati e avete una buona capacità di risolvere eventuali problemi…e poi potete sempre fare amicizia con persone incontrate durante il viaggio in ostello, con gli abitanti del posto e chiunque dimostri una certa “empatia” nei vostri confronti, perchè senza empatia non si va da nessuna parte….
E’ importante anche capire chi si ha di fronte, per evitare incomprensioni, situazioni spiacevoli o veri e propri incidenti, ma di norma saprete benissimo che se si tengono gli occhi aperti e si presta attenzione a tutto ciò che ci circonda, potremo ricavare esperienze bellissime e interessanti dai nostri viaggi.
Da soli si può incappare a volte in situazioni in cui ci si possa sentire in pericolo, ed è capitato qualche volta anche a me, uscendone sempre con calma e sangue freddo.
Evitare di agire in modo avventato o di fare la prima cosa che vi passa per la testa credo sia la cosa più giusta da fare.
Ricordiamoci poi sempre di essere “ospiti” di un paese straniero che può accogliere in modo più o meno positivo i viaggiatori e uniformiamoci agli usi e costumi della popolazione locale. Ho avuto esperienze “contrastanti” scoprendo per esempio che in India c’è una certa “ipocrisia” nei confronti degli “stranieri” specie se donne, ma si tende ad essere cortesi  e gentili almeno apparentemente, mentre in Messico ad esempio le persone sono spesso molto genuine, se ti conoscono meglio. Poi vi sono le eccezioni quindi non prendiamo mai per oro colato un comportamento: il guidatore di un tuk tuk in India si è premurato di accompagnarmi letteralmente fino alla guest house dove alloggiavo, quando il treno che avevo preso ha fatto un ritardo di ore, lasciandomi in stazione in piena notte, dove non è sempre raccomandabile stare per uno straniero…Gli stessi proprietari della guest’house mi attendevano alzati, abbastanza preoccupati, perciò in molte situazioni affidarsi all’aiuto delle persone comuni può essere una salvezza: basta identificarsi in loro, immaginare che persone sono, i loro desideri, sogni e aspettative, la loro giornata tipo. Questa “empatia” non si sviluppa sempre o così facilmente, ma se l’avete utilizzatela senza abusare di pazienza  cortesia di chi vi ospita o vi aiuta.
Per chi viaggia in gruppo invece sarà più facile aiutarsi e sostenersi vicendevolmente, ma ho notato che in molti casi i gruppi di stranieri tendono a “chiudersi” all’esterno, riducendo le interazioni con gli abitanti locali e altri viaggiatori…purtroppo questo è un’ altro difetto dell’essere umano quando si muove in “branco” e pensa di essere “autosufficiente” dal contatto con altre persone o realtà.
In due parole a questo punto racconterò solo una mia esperienza avuta a 14 anni che mi ha fatto “crescere” molto: a 14 anni sono stato spedito in un college inglese nei dintorni di Londra per fare due settimane di corso di lingua inglese e partecipare ad una colonia estiva, ho imparato a coabitare con un gruppo di miei coetanei in camera, arrangiandomi con le poche sterline permesse dall’allora forte cambio sterlina/lira (è successo nel 1994), ho anche imparato a giocare a biliardo oltre che socializzare fortemente con molti ragazzi della mia età. Nonostante la brutta sconfitta dei mondiali di calcio rimediata dall’Italia negli USA quell’estate, ci siamo divertiti tantissimo, come solo i ragazzini di 14 anni sapevano fare all’epoca, quando non esistevano cellulari, tablet, chat e computer portatili, quindi dopo i corsi di inglese e i pasti in mensa, scorrazzavamo per il campus di questo college e abbiamo partecipato anche ad alcune gite fuori porta, fino a Londra e dintorni.
Ma l’esperienza più “formante” per me è stata quella del ritorno in Italia, quando per il ritardo dell’aereo, atterrati a Fiumicino, e avendo ricevuto una “fregatura” da una “amica” che mi aveva garantito un passaggio in macchina fino a casa, ho dovuto fare da me e raggiungere la stazione Tiburtina per cercare di prendere il treno regionale che mi riportasse in Abruzzo. Inutile dire che  ho perso la coincidenza (anche perchè sono stato”trattenuto” dai responsabili della colonia estiva che non volevano lasciarmi andare da solo a prendere il trenino per la Stazione Tiburtina, in quanto “minorenne”). Quando alla fine mi hanno lasciato “andare” (notate la stupidità del loro comportamento: in quanto minore ero sotto la loro responsabilità e non mi avrebbero dovuto lasciar andare via da solo dallo Scalo aeroportuale, mantenendomi invece sotto la loro tutela finché un parente o i miei genitori fossero venuti a riprendermi, ma si sa che in Italia doveri e regole valgono solo quando si denuncia le cose e vai sul penale…).
In conclusione perso l’ultimo treno regionale utile sono stato costretto a passare l’intera notte nello spiazzo della vecchia stazione Tiburtina, evitando ubriachi e più o meno loschi figuri, senza sapere a chi chiedere aiuto se non alla Polfer, che avevo lasciato come ultima possibilità in caso di pericolo immediato di essere rapito o aggredito.
Così dopo varie telefonate a casa da una cabina telefonica, mi sono addormentato sul borsone da viaggio che avevo con me, proprio sotto il cavalcavia che fronteggia l’ingresso al parcheggio degli autobus, all’epoca una semplice spianata asfaltata, dove sostavano gli autobus urbani e turistici. Ho anche rifiutato un “passaggio” da un signore che si è offerto di accompagnarmi a casa sua….e verso le 4.00 di mattina, finalmente, mio padre partito alla volta di Roma varie ore prima, è riuscito a trovarmi, dato che per evitare alcune di quelle persone “moleste” sopra citate, mi sono mosso per tutta la notte fra la stazione presidiata da un piccolo posto di polizia e la zona di fronte al parcheggio, rendendomi non facilmente reperibile.
Questo aneddoto serve solo per rimarcare che “viaggiare da soli” porta anche inconvenienti (uno dei più comuni è che devi portarti la valigia anche in bagno se non trovi un armadietto chiuso dove riporla) e spesso si deve fare affidamento solo sulle proprie forze, ma se superi l’esperienza sei certamente più “temprato” e abituato ad affrontare futuri imprevisti o pericoli potenziali in viaggio come nella tua vita di ogni giorno. In sostanza l’orizzonte degli eventi sarà vario ed eccitante e se sai organizzarti ti riserverà sorprese ed esperienze indimenticabili senza pericoli veri.
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