Scandinavia. Da Oslo a Stoccolma e ritorno: Primavera 2013. Parte 2

Il nostro giro per Oslo prosegue per un altro giorno e dopo aver raggiunto via treno la Stazione Centrale, ci dirigiamo al Parco Vigeland dell’omonimo scultore e artista norvegese che grazie alla sua incredibile immaginazione ha disseminato quest’area di sculture fantasiose e di grande impatto visivo, in cui predomina il sogno e la situazione onirica che ha per protagonisti uomini e donne nudi e situazioni allegoriche e ricche di significati.
Rimaniamo estasiati, non conoscendo assolutamente l’autore, e ci perdiamo per le vie del parco, salendo scalinate o girando per i viali ancora coperti di una neve ormai cristallizzata in mucchi gelidi e scuriti dal tempo e dagli elementi.

https://it.dreamstime.com/fotografia-stock-statue-nel-parco-di-vigeland-oslo-norvegia-image50102405

Dopo esserci ripresi dalla visita prendiamo un autobus per raggiungere il Museo delle navi vichinghe, famoso per ciò che contiene: appunto 3 alcune navi vichinghe, che nonostante il prezzo salato del biglietto ci ripagano abbondantemente della visita, anche per via della ricca esposizione di oggetti lavorati, utensili, armi e perfino due carri in legno, antiche vestigia del passato vichingo della terra di Norvegia.
Il museo non è granché internamente come struttura, ma possiede una ricchezza espositiva che non ci aspettavamo. Mentre il sole si avvia al tramonto nella fredda giornata primaverile, torniamo infreddoliti fino alla fermata dell’autobus che ci riporta vicino al centro cittadino.
Non ci resta molto tempo da passare qui, abbiamo un giorno libero che passiamo l’indomani a Drammen, fermandoci a prendere il sole sulla riva del fiume, girando per la cittadina e preparando i bagagli per l’indomani.

https://travel.sygic.com/it/poi/museo-delle-navi-vichinghe-di-oslo-poi:2525

Il giorno dopo abbiamo in programma il primo grosso spostamento: l’intenzione è prendere un treno per Oslo, da li abbiamo intenzione di spostarci sempre in treno fino a Malmo. Purtroppo raggiungere la capitale della Skania dove intendiamo stare per qualche giorno (la contea più meridionale di tutta la Svezia), si rivelerà più arduo e complesso del previsto….
Per cominciare, una volta saliti sul treno ad alta frequentazione in teoria super-efficiente che ci dovrebbe portare in orario a Oslo, rimaniamo bloccati per 45 minuti a causa di un black-out improvviso sulla linea ferroviaria…
Arrivati ormai tardi in stazione per prendere la coincidenza già pagata per Malmo, vado ovviamente a richiedere il rimborso del biglietto perso e una corda alternativa (che non c’è, perchè continuano ad insistere grossi cali di tensione sulla linea ferroviaria che sconsigliano l’utilizzo del treno…), con meraviglia mi rispondono in inglese che non è contemplato il rimborso del biglietto, e dopo essersi scusati visibilmente imbarazzati mi consigliano di prendere l’autobus per Malmo nella locale stazione.
Il mito dell’efficienza e precisione scandinava crollano così di colpo e mentre impreco molteplici volte in italiano ci rassegniamo a raggiungere la stazione degli autobus e prendiamo un biglietto per Malmo, passando via Göteborg.

http://www.girandoilmondo.it/itinerari-di-viaggio/europa/svezia/scania/scania-skane-country-la-regione-piu-a-sud-della-svezia

Ovviamente l’autobus accumula ritardo e a Göteborg perdiamo un altra oretta in attesa della corsa successiva persa per un soffio mentre facevamo disperatamente i biglietti. La mia preoccupazione è di non arrivare in tempo a Malmo per prendere possesso dei due posti letto in Ostello, dato che il check-in è garantito fino alle 22.30 e ormai sono le sei di pomeriggio passate e il sole si avvia verso il tramonto.
Smaniando per tutto il percorso arriviamo finalmente a Malmo alle dieci di sera passate, stanchi e affamati. Sull’autobus che prendiamo per raggiungere la zona dell’Ostello, non accettano denaro contante, solo pagamenti con carte di debito o carte di credito…
Supplico l’autista di accettare le corone svedesi che abbiamo preso in stazione ad Oslo ma l’autista è irremovibile e ci concede di restare a bordo per qualche fermata prima che salga il controllore.
Alla fine scendiamo nella fredda notte di Malmo ad una fermata senza sapere dove ci ha lasciati il buon samaritano, inizia anche a nevischiare e non si vede nessuno in giro a cui chiedere informazioni per raggiungere l’ostello.

https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g190479-d206464-i277642128-Viking_Ship_Museum-Oslo_Eastern_Norway.html

Andiamo avanti un pò a tentativi seguendo le mappe di google maps che ho stampato, ma non sono il massimo della precisione e ormai sono le 22.30. Alla fine vedo una donna che sosta davanti ad un locale aperto e le chiedo la direzione, e lei ci indica la strada: una altra mezz’oretta di cammino e saremo a destinazione.
Ormai è tardi e disperati perchè troveremo l’ostello chiuso ci dirigiamo alla nostra meta, preparandoci a dormire fuori al vento e al gelo del nevischio che è aumentato, invece arriviamo proprio nel momento in cui il receptionist, un signore di mezza età molto professionale e preciso, sta lasciando la struttura.
E’ fatta: dopo averlo ringraziato ripetutamente in inglese scusandomi per il ritardo e spiegandogli brevemente i motivi, prendiamo posto nella camerata da 18 posti calda e silenziosa. Non ci interessa che ci sia puzza di piedi e il russare di qualcuno, il nostro “salvatore” ha preferito aspettarci, anche se avevo mandato una mail alla struttura per assicurare che saremmo arrivati entro le 22.30, invece sono le 23.00 passate e dopo esserci lavati i denti e aver messo sotto i denti qualche snack piombiamo in un sonno profondo.

Domani è un altro giorno….

https://norway.fandom.com/wiki/Vigelandsparken

Scandinavia. Da Oslo a Stoccolma e ritorno nella Primavera 2013.

Nel dicembre del 2012 decido, così di punto in bianco di prenotare un volo aereo per l’aeroporto di Oslo Torp da Pescara…
I costi sono contenuti e riesco ad ottenere due biglietti con un volo Ryanair andata verso la fine di marzo e ritorno ai primi di aprile comprensivi di bagaglio in stiva al modico prezzo totale di 230€…
Quando il giorno della partenza finalmente giunge, io non sto più nella pelle: torneremo finalmente in Scandinavia!

https://www.paesionline.it/norvegia/foto-immagini-oslo/17391_torp

Dopo un volo di poco più di un paio d’ore, il nostro aereo atterra sulla pista del piccolo aeroporto di Torp e da lì, dopo aver ritirato un pò di corone norvegesi ad un bancomat (Non ci sono uffici di cambio aperti all’ora del nostro arrivo) con un autobus raggiungiamo in un paio d’ore la cittadina di Drammen dove alloggeremo 5 notti, visto che Oslo è troppo cara per le nostre tasche. Mentre percorriamo la strada ci accorgiamo del fatto che quì l’inverno è ancora ben presente (ma in parte ce lo aspettavamo…): mucchi di neve sono sparsi ai lati della carreggiata ghiacciata e inizia perfino a nevicare, mentre il sole tramonta velocemente all’orizzonte. Fa freddo e nonostante i nostri giacconi e i berretti invernali ci preoccupa soprattutto la difficoltà di trascinare il nostro bagaglio sui marciapiedi coperti di neve fresca, quindi non vediamo l’ora che l’autobus ci scarichi a destinazione.
Purtroppo l’autista non supera mai gli 80 km orari, andando spesso ad appena 60 chilometri, dopo quasi due ore, inizio a dare segni di nervosismo e chiedo in inglese se siamo quasi arrivati alla località di Drammen. L’autista mi indica il display luminoso dell’autobus che indica le fermate e non mi resta che rimettermi a sedere e aspettare.
Appena viene annunciata la nostra destinazione, chiamiamo la fermata e ci fiondiamo in avanti per scendere dal pulman. Scaricate le valigie ci troviamo un pò spaesati e senza mappe in una strada alberata con i marciapiedi bordati di neve ma relativamente sgombri. Non sapendo dove andare chiedo ad un ragazzo che passa la direzione per il “Drammen Hotel” e lui ci indica di andare sempre diritto, chiederemo ad un altro paio di giovani che si consulteranno in norvegese prima di confermarci la direzione e alla fine l’Hotel si rivelerà a noi in tutto il suo “splendore” affacciato su una bella piazza illuminata ma deserta. Per raggiungere l’ingresso ci mettiamo altri 5 minuti e una volta fatto il check-in e ascoltate le istruzioni dell’addetto al desk, siamo visibilmente tranquillizzati e non ci resta che andare in camera.
Da Oslo distiamo solo 40 km, quindi l’intenzione è prendere un paio di volte il treno e andare a vedere Oslo, oltre a visitare i dintorni.
Ho trovato un paio di letti in questo Hotel di Drammen, che per la modica cifra di € 35 a notte offre pernotto con prima colazione: scopriamo che il prezzo è così “competitivo” perchè in un’ala dell’Hotel sono state ricavate delle stanzette con bagno e doccia in cui ci sono dai 4 ai 6 posti letto (in letti a castello). Così lasciati i nostri bagagli e ancora infreddoliti usciamo nella notte nordica per le strade coperte di neve della cittadina.

http://pickaplacegetlost.com/it/tag/norvegia-it/

Drammen è situata nel Drammenfjord presso l’estuario del fiume e ai nostri occhi non presenta nulla di molto interessante; si tratta di un centro industriale per la lavorazione di legname e metalli, vi sono alcuni cantieri navali ed è sviluppata la pesca del salmone. Lungo le sponde del fiume notiamo la presenza di capannoni e industrie varie, poi ci rifugiamo di nuovo in camera e conosciamo il nostro coinquilino: un imam di mezza età che ci saluta cortesemente e si ritira a pregare su un tappetino in un angolo della stanza, mentre noi ci laviamo e prepariamo per la notte.
In città abbiamo notato anche una forte presenza di migranti e anche di una ampia comunità musulmana e una moschea lungo una delle strade innevate. Il multiculturalismo in Norvegia è un dato di fatto, nonostante la strage di Utoya, perpetrata poco più di un anno e mezzo prima da Anders Behring Breivik, un trentaduenne norvegese simpatizzante di estrema destra.
In Norvegia noteremo, ovunque andremo, una forte tolleranza religiosa e culturale: neri e bianchi, musulmani e cristiani, protestanti, ebrei, ortodossi, gay, lesbiche, induisti ecc ecc…TUTTI convivono in apparente armonia, al massimo ci si ignora, ma le basi egalitarie e di parità della Norvegia sono molto differenti dalle nostre ad esempio riguardo uomo e donna e questo non può che farmi piacere

Nightshot of Grønland, Drammen, Norway. Union scene to right, then the local library and the Ybsilon bridge.
https://en.wikipedia.org/wiki/Drammen#/media/File:Union_brygge.jpg

Il giorno dopo, prendiamo un treno ad alta frequenza diretto alla Stazione Centrale di Oslo e in un oretta raggiungiamo la città nordica: Notiamo subito ciò che ho accennato sopra: le donne hanno la stessa “parità” con gli uomini in tutto. Detta così può sembrare un pò rozza e non so come esplicitare una cosa che per i norvegesi è acquisita da tempo: donne è uomini hanno gli stessi diritti e doveri nella società scandinava, stessa parità salariale, stesse mansioni (notiamo moltissime famiglie in cui sono i “maschi” a portare il passeggino e occuparsi della prole, mentre le compagne fanno shopping o passeggiano davanti), ci sono donne poliziotto, capotreno, e militari (l’unica nota stonata sono le pattuglie di soldati, uomini e donne che controllano discretamente i punti nevralgici della città), ovunque vi è calma e forse un pò di monotonia, fa molto freddo e ci muoviamo velocemente verso il centro.

https://unsplash.com/photos/Z_KAeGdW4So

Notiamo anche un’altra cosa: i prezzi pazzeschi di qualunque cosa: cibo, bevande, biglietti per i mezzi di trasporto, musei, attrazioni….
Per noi “poveri” italiani è un’impresa far quadrare i conti, così dopo un breve pasto con un carissimo “panino” (finiamo di mangiare anche quelli che abbiamo portato in aereo e ci dissetiamo da una fontanella), ci dirigiamo verso il Palazzo Reale (detto Slottet) situato in un bel parco denominato Slottparken: l’ambiente è ancora coperto dalla neve e assistiamo al cambio della guardia, poi ci dirigiamo verso il Museo dedicato ad Edward Munch, che troviamo in uno stato pietoso: è domenica e come si usa, i norvegesi hanno fatto “bagordi” alcoolici durante il weekend, per tutta la città, lasciandola in uno stato pietoso, perfino il museo che visitiamo, dove nei bagni troviamo strati di urina nei bagni al piano interrato e una generale sporcizia.

Per fortuna l’arte di Munch ci porta su dei livelli di interesse ed estasi artistica che ci fanno dimenticare per un pò la sporcizia dovuta al weekend scandinavo, torniamo verso la stazione prima che il sole tramonti, per evitare il freddo ghiacciato e fare un pò di spesa: ci riproponiamo di tornare ad Oslo almeno un altro paio di giorni vista la mole di cose da vedere e pazienza se spenderemo un pò di corone per il treno.
In serata mangiamo in un fast food e poi a nanna, dopo aver fatto un pò di spesa in una specie di Discount Supermarket dove Pierpaolo trova perfino una birra “economica” in bottiglia a circa 30-40 corone cadauna (all’epoca il cambio era oltre i 10 centesimi d’euro per una corona norvegese, quindi fate voi i conti…).

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Edvard_Munch_-_Vampire_(1895)_-_Google_Art_Project.jpg

Purtroppo non ritrovo più le foto del viaggio, e sono costretto a ricorrere a “foto d’archivio”, comunque il secondo giorno, dopo l’abbondante colazione norvegese consumata nella zona ristorante dell’Hotel, prendiamo di nuovo il treno per visitare con più attenzione Oslo.
Questa parte però ve la racconterò la prossima volta…

https://www.alamy.com/stock-photo-winter-view-of-oslo-city-hall-in-oslo-norway-designed-by-architect-34079683.html

Norvegia 1991

Nordkapp-810x232
Foto tratta dal seguente link: http://www.inchiostroallaspina.com/2015/05/capo-nord/

L’anno successivo al volo in Finlandia in miei genitori decisero di compiere una “impresa”: andare fino a Capo Nord, in Norvegia, in automobile.
Partimmo a fine luglio, a bordo di una tempra Station Wagon modificata con l’aggiunta di un serbatoio GPL, visti i costi della benzina per un viaggio così lungo.
L’itinerario di viaggio prevedeva di passare prima in Francia e poi in Germania dove ci saremmo imbarcati per la Svezia, attraversandola poi velocemente per raggiungere la Norvegia e risalire il paese fino all’estremo nord.
Ci fermammo prima in Francia perchè questa volta non eravamo da soli: lungo la strada si erano uniti, come concordato alcuni amici francesi, conosciuti alla RIDEF dell’anno prima, alla fine eravamo in 10 persone: 4 italiani e 6 francesi.
Dopo un paio di soste veloci a Grenoble e Lione, ci dirigemmo verso la frontiera occidentale della Germania da poco riunificata (ma di questo parlerò in un’altra storia…), era il 1991, non esisteva il GPS e rischiammo di perderci più volte, arrivando infine a Strasburgo, dove attraversammo il confine.
Qui ci dirigemmo verso Francoforte e in un sobborgo ci fermammo da un amico tedesco (sempre conosciuto in RIDEF), che ci ospitò nel giardino (avevamo portato con noi le 2 inossidabili tende Ferrino dell’anno precedente) e in casa sua. Dopo una serata a ridere, giocare e scherzare, ripartimmo presto diretti verso la Germania settentrionale e poi verso Helsingor Trattandosi di un viaggio in “gruppo” la convivenza non era sempre facile, anche perchè noi italiani eravamo in “minoranza” quando si trattava di fare ad esempio la spesa con la cassa in comune, mentre sull’itinerario da seguire eravamo abbastanza d’accordo. Attraversammo velocemente la Germania Settentrionale in un solo giorno e con qualche breve sosta, riuscendo ad arrivare in serata alla zona portuale.
Trovammo un traghetto che partiva nel pomeriggio ed effettuammo la veloce traversata, fino al porto di Helsingborg in Svezia (all’epoca non esisteva il ponte sull’Oresund che collegava Copenaghen con Malmo, unendo Danimarca e Svezia). Il traghetto su cui ci imbarcammo era praticamente un semplice trasporto senza ponte con spazio solo per automobili e camion.
Lo sbarco dalla nave fu rapido, e ci rimettemmo subito in viaggio verso Halmstad e poi Goteborg, attraversando la frontiera svedese verso sera e fermandoci a dormire in tenda nei dintorni di Oslo. Purtroppo pioveva e si scatenò una vera tempesta che costrinse me e mio fratello dodicenni a dormire in automobile, mentre i nostri genitori si arrangiarono in una tenda semi allagata…
In Scandinavia si può campeggiare liberamente sui terreni agricoli, basta chiedere il permesso ai proprietari del terreno, perciò risparmiammo molti soldi per vari giorni sull’alloggio, mentre ci dirigevamo verso il nord. Un problema era quello di potersi lavare, non avendo docce o bagni a disposizione, ci arrangiammo nella “natura” e con un paio di bagni in lago o mare (in entrambi i casi nonostante fossimo quasi ad Agosto l’acqua era gelida). Dopo Oslo puntammo verso nord, evitando la costosa città scandinava, attraversando velocemente la Norvegia fino alla cittadina di Trondheim.
Di questo posto ricordo molto bene le case di legno e un senso generale di abbandono (la Norvegia non era ancora una meta turistica così popolare come adesso), ci aggirammo per un pomeriggio nelle stradine in mezzo alle casette in legno colorate o dalla vernice scrostata, e prendemmo un panino con salmone affumicato in un locale mentre i miei guardano i prezzi proibitivi della zona ristorante (all’epoca il salmone affumicato era qualcosa di inusuale, non ciò che è viene oggi consumato comunemente in mezzo mondo, inoltre si trattava di salmone pescato e non allevato nelle struttura di piscicoltura intensiva che oggi fioriscono in Norvegia).
Il viaggio continuò verso le Isole Lofoten, dovevamo raggiungere le isole attraversando un ponte e poi spostandoci da isola ad isola sempre grazie a vari ponti o in traghetto, l’obiettivo era Andenes, una cittadina nell’estremo nord delle isole, dove si pratica ancora oggi l’avvistamento delle balene o Wale Safari. Per arrivarci ci impiegammo quattro giorni: due li passammo accampati davanti alle isole, dopo un percorso diretto da Trondheim che ci portò nella zona di Bognes, praticamente di fronte alle Lofoten. Qui campeggiammo su una spiaggia deserta e incantevole, non fosse stato per la mancanza d’acqua con cui lavarsi e per la presenza di nugoli di zanzare, sarebbe stato un posto incredibile (e selvaggio) dove vivere. Nonostante la bella esperienza della spiaggia (dove gli adulti costruirono anche una capanna sudatoria per la tradizionale “sauna”), fatta di escursioni sulle rocce, tentativi di pesca e traversate in canotto, arrivammo al punto di “rottura” con i francesi e il gruppo si divise per i soliti problemi che sorgono nelle comitive non abituate a viaggiare insieme: problemi per la equa ripartizione della spesa effettuata con i soldi della cassa in comune ,che ci portavano spesso a non avere sufficienti alimenti per noi, mentre i francesi saccheggiavano le scorte alimentari senza preoccuparsi di lasciarci qualcosa da mangiare. Spesso poi il gruppo, facendo valere il principio a mio avviso sempre discutibile de “la maggioranza sceglie” (perchè la maggioranza può scegliere anche in modo errato…), comprava cose inutili o costose come bevande gassate, vino, dolciumi e prodotti personali, facendo lievitare assurdamente le spese giornaliere per il vitto.
Dopo l’ennesima richiesta di soldi da parte loro per rimpinguare la cassa comune  ormai vuota, le nostre strade si divisero, e partimmo alla volta delle Lofoten assieme a Pierre e Cathrine, una coppia francese di Grenoble che era più in sintonia con noi e non approvava ad esempio le spese folli del gruppo, l’andare in discoteca (in Norvegia poi…) o la scelta costosa degli altri di fermarsi alcuni giorni senza scopo nelle casette in affitto di un villaggio sperduto sulla costa norvegese. Dopo una sola notte passata nel villaggio, per riposarci su un letto e fare una doccia, salimmo sul piccolo traghetto che sbarcava a Lodingen nelle Lofoten e continuammo il viaggio. Mentre ci inoltravamo nelle acque fredde e pescose, dal traghetto scorgsi anche un Globicefalo, un cetaceo comune in questi mari, che emerse per alcuni istanti a un centinaio di metri dalla nave e poi si sparì velocemente lasciandomi l’immagine di un dorso nero e lucido sormontato da una coda affusolata e una corta pinna dorsale.

Giunti ad Andness ci dirigiemmo subito al centro visitatori Qui trovate il link http://www.whalesafari.no/?lang=it). All’epoca il Centro visitatori era una struttura in legno molto spartana, aperta da poco e dotata di un minuscolo museo, dove si prenotava l’escursione in barca (la nostra era una ex baleniera), pagando una cifra molto alta (i miei genitori non mi hanno mai detto quanto avevano pagato per 4 persone….), e si aveva in cambio uscita in barca per avvistare cetacei, vitto (panini, te, caffè e biscotti a volontà per tutta la giornata), e in caso di mancato avvistamento una seconda uscita garantita. Della traversata in nave possiedo ancora la VHS frutto delle riprese con la videocamera dell’epoca effettuate da mio padre, chissà se il video si vede ancora?
Alla fine dopo esserci registrati per l’escursione del giorno dopo, pernottammo nei dintorni con le solite tende e l’indomani mattina ci presentammo al centro per l’uscita in barca. Il tempo era buono, essendo i primi di agosto, ma tirava un forte vento che ci costringeva a indossare tutti giacche a vento e berretti con visiera per il forte sole. La nostra guida invece, un norvegese simpatico e loquace, che pareva non accorgersi del vento “gelido” per noi, portava un semplice maglione e pantaloncini di tessuto.
Preso posto sul ponte della nave, circondati dagli stranieri più disparati (francesi, russi, inglesi, tedeschi e americani, oltre a qualche immancabile giapponese, tutti equipaggiati con ingombranti macchine fotografiche analogiche o videocamere munite di microfono),
uscimmo dal porto diretti subito al largo sul mare spazzato da venti impetuosi, di conseguenza l’oceano era agitato e diciamo che si aveva l’impressione di stare perennemente per affondare in quelle acque vorticose, ogni volta infatti la piccola ex-baleniera scendeva e risaliva le onde, inclinandosi pericolosamente da una parte e dall’altra, con un effetto abbastanza da “brivido” che portava alcuni passeggeri a rifugiarsi sotto coperta. Il tanto temuto mal di mare non ci toccò per niente, ma Pierre, compagno di Catrine purtroppo soffrì di nausea per tutta il tragitto sulla nave.
Man mano che ci spingevamo al largo avvistavamo qualche “soffio” grazie al norvegese che sulla coffa ci segnalava gli avvistamenti, iniziava allora un “inseguimento” a tutta birra da parte della nave che si impennava ancora di più per tentare di raggiungere la zona dell’avvistamento, ma giunti sul posto invariabilmente il cetaceo si era già spostato o inabissato nell’oceano.
All’epoca poi il nostro percorso era scandito da bombardieri militari USA che partivano ad intervalli regolari da una vicina base e purtroppo penso che anche questo non ci abbia portato molta fortuna con le balene.
Alla fine il caso ci regalò una esperienza indimenticabile: un giovane capodoglio (di colore bruno e lucido di acqua e riflessi solari) che sonnecchiava al largo, a cui ci avvicinammo il più silenziosamente possibile, con il motore al minimo. L’esperienza durò un buon quarto d’ora: la balena non si era immersa, anzi continuò a nuotare placidamente, permettendoci di ammirarla, fotografarla, e riprenderla in video, finchè qualcuno urlò e applaudimmo il giovane capodoglio che, inarcato il dorso, si immerse sollevando la coda maestosa prima di sparire negli abissi.
Dato che per il pomeriggio le previsioni meteo davano una tempesta in arrivo, la nave  fece subito dietrofront dopo l’esperienza con il capodoglio e ci riportò al porto di Andness proprio mentre una fitta coltre di nebbia e nubi all’orizzonte iniziavano ad annunciare la tempesta notturna. Felici e stupiti per l’esperienza, quella notte pernottammo per la strada di ritorno e l’indomani, risalite le Lofoten, senza prendere il traghetto, passammo da isola ad isola tramite i ponti che le univano e superammo in giornata il Circolo Polare Artico. Questa volta l’obiettivo di Capo Nord era a portata di mano a non più di 400 km in linea d’aria, e dopo l’ennesimo rifornimento, attraversammo il ponte della cittadina di Tromso, tornando sulla terraferma, dopo un zig-zag fra le varie isole. Dopo una notte passata in una casetta, l’indomani partimmo presto per coprire gli oltre 500 km che secondo la nostra mappa stradale ci restavano prima di raggiungere Capo Nord. Il sole di mezzanotte e le temperature polari ci  mantennero svegli durante il lungo itinerario da fiordo a fiordo, in mezzo ad un paesaggio sempre più brullo e punteggiato di qualche banco di neve o ghiaccio, finchè costeggiando il gelido mare di Barent, giungemmo finalmente in vista, verso mezzogiorno, del famigerato Capo Nord: lasciata l’auto in un parcheggio, andammo a piedi fino al mappamondo in ferro che indica ancora oggi il punto più a nord d’Europa, intorno a noi turisti scaricati dai pullman turistici o arrivati con le proprie auto, camper, motociclette e quant’altro passeggiavano godendosi il sole che mitigava un pò il freddo vento impetuoso, altri si dirigevano verso il Ristornate dello Scandic Hotel Nordkapp oppure facevano un giro nei dintorni. Per farla breve allora non c’erano tutte le strutture turistiche o la cittadina vicina. In sostanza “il punto più a nord d’Europa” ci lasciò un ricordo indimenticabile di un obiettivo arduo ma oramai raggiunto, una prova superata che ormai non ci avrebbe precluso più nessuna meta avessimo avuto in mente dopo un viaggio arduo ma interessante.
Ripartiti dopo pranzo, questa volta attraversando il Finnmark all’interno, ci dirigemmo verso la Svezia e, passato il confine verso sera, pernottammo in una pensione lungo la strada, proseguendo in automobile ci fermammo in un paio di campeggi attrezzati, fino a raggiungere il golfo di Botnia e poi evitando Stoccolma, dirigendoci verso Goteborg dove ci saremmo imbarcati su un “super traghetto” che ci avrebbe sbarcati questa volta a Rostock in Germania. Francamente di questi giorni durante il viaggio di ritorno in Svezia non ho molti ricordi, perchè li ho passati o a dormire in automobile,durante le interminabili giornate in cui mio padre macinava chilometri su chilometri, oppure in campeggio. A volte ci fermavamo sulle spiagge del golfo ad ammirare gli splendidi paesaggi nordici o il tramonto eterno, fino a lambire la Skania e raggiungendo finalmente il porto di Goteborg per la traversata notturna, ma data la lunghezza di questo viaggio, questa sarà la prossima storia che racconterò….