Viaggio in Irlanda 2010.

Dopo l’Erasmus, avrei voluto ritornare in Spagna e vedere tutto ciò che mi ero “perso” specialmente nel nord e centro della Penisola Iberica.
Non era possibile, causa mancanza “denari” per un giro così lungo, così optai per andare a vedere la tanto osannata e misteriosa terra di Irlanda….

IMG_3691.JPGLo so, in effetti si trattava di un cambio di meta a 180 gradi: da una terra bagnata dal sole ad una terra “inzuppata” (letteralmente…) dalla pioggia, da un’area geografica con idioma “castigliano” (lo spagnolo per intenderci, esportato in mezzo mondo…) ad un’area legata alla lingua inglese, nonostante le sue radici celtiche. E soprattutto da una penisola si passava in una isola. Ma il viaggio in Irlanda era ormai deciso: in quattro e quattr’otto optammo per un volo nell’isola di smeraldo durante il mese di settembre, ovviamente con la compagnia irlandese low-cost più famosa del mondo, di cui non farò il nome, e che come sempre per pochi euro (circa 134€ in due andata e ritorno da Roma Ciampino all’aeroporto di Dublino) ci avrebbe sbarcati nel paese, con il solito servizio scadente, i soliti sedili stretti e con poco spazio sulle gambe, fra turbolenze e prezzi esosi anche per una tazza di te nero…

IMG_3706.JPGDopo l’atterraggio, il 20 settembre, sbarcati dal nostro Airbus A310, effettuato un veloce recupero dei nostri zaini imbarcati, ci dirigemmo verso la zona “mezzi pubblici” dove una comoda navetta a due piani ci portò velocemente e in silenzio fino a Dublino: per la nostra permanenza di 3 notti, avevamo prenotato un ostello accogliente e con buon punteggio, situato in una ottima zona e non lontano dalle attrazioni maggiori.
La camerata da 6 posti si rivelo vuota, arredata con letti a castello, uno specchio e una sedia dorata e rivestita di velluto rosso, stile “Luigi XIII” (o era Luigi XVI???). I bagni in comune erano pochi ma su tutti i due piani dell’ostello, le docce pulite e moderne non lasciavano a desiderare e nel prezzo era compresa la colazione nella sala da pranzo comune, oltre alla possibilità di cucinarsi qualcosa nella cucina…

IMG_3721.JPGTempo di lasciare gli zaini in camera e siamo andati alla scoperta della città nel pomeriggio:  le strade del centro erano ingombre di persone frettolose, ma per il resto la zona urbana si è presentata tranquilla, anche se animata e “cosmopolita” in quanto metropoli urbana e “capitale” di questo paese molto differente da altri “anglosassoni”.Siamo passati davanti al Parlamento inglese e poi siamo andati a farci una pinta di guinnes in un Pub li vicino. Dopo una cena frugale a base di Fish and chips abbiamo percorso il lungo fiume fino all’Half Penny Bridge, detto Ha’penny Bridge, il percorso pedonale lungo il fiume Liffey ci ha permesso di ammirare il tramonto sulla città, mentre accanto ci passavano ciclisti, pedoni, turisti e semplici passanti in una processione incessante. A poca distanza si poteva notare la Custom House (Dogana di Dublino) e il Liberty Hall: l’edificio più alto della zona, costituito da un grattacielo di 59 piani, facilmente riconoscibile per la sua sagoma.

IMG_3747.JPGLa prima giornata a Dublino si è conclusa così in ostello, l’indomani avevamo intenzione di visitare il Museo Archeologico di Dublino che non ci ha affatto deluso (ho anche comprato una pipa artigianale fatta a mano) e dopo la visita, ci siamo diretti nella zona del Temple-bar, ricca di pub, locali di intrattenimento e ovviamente turisti: inutile dire che abbiamo cercato inutilmente un posto a sedere in un angolino di un pub, e dopo averlo trovato, non siamo riusciti a farci servire, forse a causa della musica assordante e dell folla di avventori presenti. Eravamo indecisi se visitare la fabbrica della Guinnes e quella del whisky Jameson, ma si trattava di attrazioni molto “turistiche” che abbiamo preferito evitare, anche per i costi: per farla breve, si spendevano quasi 50 euro complessivi per entrambe le visite….

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La giornata è così scivolata via fra un acquisto di birra irlandese in uno dei tanti negozi della città e la preparazione di una “cena irlandese” con bacon, salsicce al pepe, cetrioli e zuppa liofilizzata…le verdure scordatevele. Dublino si è rivelata fino ad ora “cara” essendo una grande città, in seguito avremmo scoperto anche che era “differente” dal resto d’Irlanda, molto più caratteristica e meno turistica della sua “capitale”. Così l’ultimo giorno prima di partire ci siamo dedicati a comprare cartoline e a fare un giro nel parco di Dublino, dare uno sguardo alla Cattedrale di San Patrizio e girando per il centro storico molto pulito e curato, per finire con la visita della National Gallery of Ireland.
Abbiamo invece declinato la visita del Trinitiy College, troppo cara e ridotta, anche se reclamizzata dappertutto, anche nell’info-point dove il primo giorno avevamo chiesto informazioni (in realtà la visita a pagamento del Trinity comprendeva solo la sala superiore della biblioteca del Trinity College, con rapido passaggio lungo la balaustra per ammirare gli scaffali allineati e la struttura solenne e silenziosa, fino all’uscita sull’altro lato della balaustra…), perciò mi sono soffermato nel book-shop dell’università, dove ho acquistato una maglietta prima di uscire nel traffico cittadino e lasciare il campus. L’indomani ci aspettava un viaggetto in autobus fino alla città costiera di Waterford, così siamo andati alla stazione degli autobus per acquistare i biglietti in anticipo, senza trovare ne caos ne difficoltà particolari e poi ci siamo gustati l’ultima cena a Dublino prima di rientrare in ostello. In camera avevamo avuto qualche compagno di stanza, ma solo per una notte, poi ci siamo ritrovati di nuovo soli. La notte “dublinese” ci ha avvolti nelle tenebre mentre il traffico cittadino ovattato ci ha trascinato nel sonno.

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La mattinata fresca e frizzante ci ha svegliati e abbiamo raccolto i nostri bagagli già pronti per raggiungere la stazione degli autobus dopo una colazione veloce in ostello. L’autobus partito in orario ci ha portati nel sud dell’Irlanda con inusitata lentezza e in pratica abbiamo passato 4 ore a bordo, per poi raggiungere Waterford verso l’ora di pranzo.
Ormai esperti, abbiamo subito chiesto all’ufficio informazioni quali erano gli alloggi con migliore rapporto qualità-prezzo per una notte e loro ci hanno dato gentilmente gli indirizzi di alcuni B&B e di un pensionato, alla fine abbiamo optato per un B&B Guest-house poco lontano, e dopo aver avvisato la struttura del nostro arrivo, abbiamo salutato l’addetto e ci siamo diretti con i nostri zaini fino all’edificio a due piani in cui una signora irlandese energica e cordiale ci ha mostrato le due camerette con bagno in comune site a due piani diversi di una casa con soffitti stuccati e pavimenti in legno scricchiolante. Prima di congedarsi da noi dopo essersi fatta pagare, la signora ci ha chiesto se volevamo per l’indomani la colazione “irlandese” o la colazione “vegetariana” e più internazionale, ovviamente abbiamo scelto la “Irish Breakfast” e non ce ne saremmo pentiti come avremmo constatato l’indomani…

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Per quanto riguarda le attrazioni Waterford non ne aveva di particolari e in fondo avevamo scelto di sostare qui, solo per “spezzare” il viaggio fino a Galway, sulla costa atlantica. Così dopo esserci aggirati per le vie sempre più buie e battute da una pioggerellina fine che ha iniziato a diventare insistente dopo il tramonto, abbiamo cercato un posto dove mettere qualcosa sotto i denti, optando ovviamente per un pub dove ci hanno servito sidro e due zuppe scelte sul menù molto ridotto del locale: una zuppa di verdure e una zuppa di pesce (salmone affumicato, verdure e forse alghe), con crostini di pane, che si sono rivelate assolutamente deliziose), dopo un secondo giro di sidro, scelto da Pierpaolo al posto della birra, siamo tornati per le strade buie fino al B&B Guest-house di cui avevamo la chiave, lasciataci dalla padrona, e siamo sprofondati in un sonno ristoratore, nella notte fredda e piovosa.

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La padrona ci ha servito gentilmente in una stanzetta da pranzo piccola ma ben arredata con tavolini, sedie e tovaglie di pizzo; la Irish-Breakfast si è rivelata un “pranzo” strepitoso (d’altronde qui non si pranza, ma si fanno colazioni sostanziose e dopo uno spuntino a metà giornata si cena pesantemente la sera…). In sostanza la nostra padrona di casa ci ha portato uova fritte con pancetta, pomodoro grigliato, fungo e salsiccia irlandese, oltre a Cornflakes, toast e burro con marmellate varie, te’ e latte, caffè e succo d’arancia.Ci siamo alzati a fatica e dopo un caloroso saluto e un ringraziamento per la colazione abbiamo raggiunto la piccola stazione degli autobus, destinazione Galway, dove intendiamo pernottare almeno 4 notti. In teoria avremmo voluto raggiungere Cork, ma la città si è rivelata mal collegata e cara da raggiungere, per un percorso di appena 120 miglia, e così abbiamo deciso di andare direttamente sull’altro lato dell’isola di smeraldo.
Una cosa da tenere in considerazione se si vuole andare in Irlanda è di prendere a noleggio un automobile, ovviamente se la guida a “sinistra” non vi spaventa…

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Galway si è rivelata “strapiena” di gente a causa del festival internazionale delle ostriche, per fortuna siamo riusciti a trovare due posti in 2 camerate diverse nell’ostello vicino alla stazione dei treni. Fra luci ed ombre ci siamo divertiti moltissimo perchè,al di là dei tour che abbiamo preferito evitare e un autobus perso per andare alle famosissime Cliffs of moher (vedi video degli U2 nell’album Unforgettable fire…), abbiamo fatto amicizia in ostello con un gruppo di “internazionali” molto vario eppure eterogeneo: due spagnoli, una italiana, un argentino e una tedesca. Dopo una giornata “persa” cercando di raggiungere a piedi e in autostop  la località di Mc Cullon dove si trovava uno dei tanti castelli d’Irlanda, con il rischio di farci investire sulla strada, priva di banchine pedonali e ciclabili, siamo tornati indietro letteralmente “morti” dopo un giro nella brughiera, con l’autobus del pomeriggio e a cena abbiamo socializzato casualmente con questo gruppo che ho descritto sopra, grazie ad un “assist” dell’unica italiana del gruppo: Giorgia (ragazza au-pair che alloggiava nella cittadina di Tullamore e passava il week-end a Galway per divertirsi un pò, data la noia di vivere ogni giorno nelle piccole cittadine irlandesi, come ci ha spiegato brevemente).

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La serata si è così srotolata fra bevute di birra e in seguito wisky irlandese, camminando per le umide e ventose vie di Galway, disseminate di ubriachi e ragazze in minigonna e sandali, nonostante il freddo di fine settembre, assieme ad i nostri nuovi “amici”.
Man mano che la serata proseguiva le strade si riempivano sempre più di persone ubriache (specie giovanissimi, gli irlandesi bevono in modo esagerato…) e siamo passati da un locale all’altro, mangiando in qualche take away e bevendo una pinta, fino alle 3 del mattino, quando ci siamo ritrovati nell’ Hostel City of Galway dove alloggiavamo e sprofondare nel sonno ristoratore. La domenica è passata nella quiete, e quando ci siamo ripresi dalla notte brava, abbiamo fatto un giro in città per gli ultimi acquisti e in serata siamo andati a vedere un film in inglese al cinema.
Ormai ci restava l’ultima notte da passare quì: i nostri compagni di serata avevano già lasciato l’ostello, così l’indomani mattina eravamo pronti per prendere l’autobus per la cittadina di Sligo, nostra ultima tappa.

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La cittadina famosa soprattutto per aver dato i natali allo scrittore   William Butler Yeats, di cui esiste un busto in pieno centro, non offriva particolari attrazioni oltre al palazzo del Municipio, i pub antichi e le sue vie tranquille e poco trafficate. La cittadina si trova nel Donegal e abbiamo soggiornato in un ostello-casa economicissimo ma con “russatori” in camerata che ci hanno fatto “soffrire” per le 2 notti in cui siamo stati li, per il resto oltre a cercare la tomba della “regina” nella Carrowmore Megalithic Cemetery in mezzo alla brughiera, dove ho trascinato mio fratello prima in autobus e poi a piedi, non abbiamo visto granchè.

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La visità alla tomba a tumulo si è interrotta perchè ha iniziato a piovere fortemente e si trattava di arrampicarsi su delle rocce, seguendo un percorso accidentato fino al tumulo, così dopo una breve sosta, abbiamo preferito tornare indietro fino alla fermata dell’autobus, godendoci però un panorama fantastico costituito dal laghetto adiacente e dalla brughiera sotto la pioggia, attraversata da muretti a secco, e qualche casa in rovina ogni tanto.

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Ormai il nostro viaggio volgeva al termine e non ci restava che prendere l’autobus per Dublino (i treni in Irlanda costavano tantissimo…),così la mattina presto, lasciato il nostro ostello-casa, abbiamo di nuovo attraversato l’isola seguendo strade attraverso la brughiera, fino alla capitale, dove ci siamo fermati per una notte nello stesso ostello e abbiamo fatto scorta di wiskhy e prodotti tipici irlandesi, il nostro aereo partiva all’alba dopo 2 giorni, così abbiamo preferito pernottare in aeroporto l’ultima notte, in attesa del volo per Roma Ciampino che partiva verso le 6.00, senza dimenticare di fare acquisti di vari wiskhy irlandesi che abbiamo trovato incredibilmente a prezzi scontati nel Duti Free-Shop dell’aeroporto di Dublino.
Un altro viaggio terminava, ma visto che era durato solo circa 11 giorni, ci siamo subito detti che torneremo sicuramente in futuro per approfondire la conoscenza di questa isola così misteriosa e affascinante e la promessa è ancora valida….

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