Ridef in Finlandia: 1990.

A 11 anni andai in Finlandia per 2 settimane nella località Pohja-Kisakeskus al seguito dei miei genitori, grazie a mia madre, maestra di scuola elementare, che ci iscrisse tutti e 4 a quest’evento riservato a insegnanti e loro familiari.
Ogni 2 anni nella località di “mondo” scelta, viene organizzato un “ evento” preparato da insegnanti del paese ospitante, a cui partecipano i docenti d
ei più svariati paesi del mondo, assieme ai loro familiari. Quell’anno In questa località fu organizzato il XVIII Incontro RIDEF-FREINET: un movimento incentrato sulla “pedagogia popolare” creata dal maestro francese Célestin Freinet (1896-1966). Si discute e ci si confronta su un tema caratterizzante il campo, legato al sistema pedagogico “freinet”. Durante il campo si svolgono molteplici laboratori, aperti anche ai familiari degli insegnanti partecipanti. In definitiva ci si confronta con altre culture e sistemi didattici, modi di pensare e visioni all’interno di questo movimento, scambiando esperienze, opinioni, pensieri, facendo amicizia e creando legami umani che possono durare anche tutta una vita.
Partimmo da Roma Fiumicino per Helsinki a bordo di un aereo, per la prima volta nella mia vita, ovviamente ero emozionatissimo e rimasi per tutto il viaggio incollato al finestrino. Il volo della Compagnia di bandiera SAS che utilizzammo, era costato una cifra considerevole per l’epoca, non si trattava di un volo low cost come quelli di oggi, senza fronzoli, ma risultò essere comodo e tranquillo, ricordo ad esempio i giocattoli regalatici dalla hostess, per farci passare il tempo, oltre alle bevande senza limiti.
Atterrati all’aeroporto di Helsinki, partimmo subito in autobus alla volta di Pohja-Kisakeskus, il centro sportivo attrezzato in cui avremmo alloggiato in tenda (a causa degli alti prezzi e della poca disponibilità di casette e stanze nella struttura) per circa due settimane. Al nostro arrivo, dopo un breve e caloroso benvenuto, mi ricordo che montammo le due tende “Ferrino” nuove fiammanti sul prato di un campetto di calcio del centro. La temperatura mite durante il giorno, tendeva a scendere nella notte, ma il problema maggiore era l’umidità notturna che inzuppava le tende e i vestiti stesi ad asciugare al sole nordico.
Per noi bambini però tutto era una novità ed una avventura, e i primi giorni, scorrazzammo liberi e felici per tutta l’area del centro, assieme ad un altro paio di ragazzini italiani con cui avevamo fatto amicizia. Partecipammo
 alla nostra prima sauna (rigorosamente nudi, e in una sauna “mista” perché i finlandesi non danno importanza a queste cose, dimostrando una apertura mentale e sessuale che noi nel ’90 non immaginavamo….), pratichammo tutti i più vari tipi di sport, dal calcio, all’hockey su pavimento, pallavolo, tiro con l’arco e anche traversate del laghetto in barca (fino a “sottrarre” una barca e andare da soli per il lago assieme ai nostri amici…).
Così mentre gli “adulti” prendevano parte a noiose riunioni, convegni e votazioni per documenti programmatici su pedagogia e insegnamento, noi ci divertiamo e al massimo prendemmo parte a qualche laboratorio, come quello sulla ceramica giapponese RAKU (il campo aveva una folta delegazione di partecipanti giapponesi, ma ricordo anche austriaci, tedeschi, canadesi, danesi, francesi, belgi, svizzeri, russo-sovietici, qualche inglese, senegalesi, e partecipanti di altri paesi africani o europei, provenienti rigorosamente da paesi dove il metodo freinet veniva applicato, gli USA ad esempio erano esclusi…). Alla fine del campo, l‘ultimo giorno, dopo la riunione conclusiva e la votazione delle cariche sociali del movimento FREINET, si è tenuta una cena “internazionale” con cibarie e alimenti portati o preparati da tutti gli ospiti. Noi ce la siamo cavata con aglio, pane casereccio, parmigiano e olio extravergine di oliva (da cui chiaramente mio padre aveva ricavato nei giorni precedenti anche un ottimo piatto di spaghetti “aglio, olio e peperoncino” a cui alcuni finlandesi avevano poi aggiunto il “classico” ketchup….eresia comune all’estero). Dopo una serata di saluti e commozione, l’indomani mattina abbiamo smontato le nostre tende e ci siamo sistemati su un autobus per raggiungere il nord, per la precisione la città di Rovaniemi, posizionata proprio sul Circolo polare artico oltre cui il sole in estate non tramonta mai. 
Il viaggio è durato una decine di ore, giunti in serata nella città dei ”Sami” Rovaniemi (gli abitanti lapponi di questa regione chiamata comunemente Lapponia), abbiamo pernottato in una deliziosa casetta in legno dipinta di rosso. Il nostro obiettivo era raggiungere Capo Nord, proseguendo in autobus da Rovaniemi dopo un paio di giorni di pausa.
Preso il biglietto
per Lakselv, in Norvegia, da cui intendevamo imbarcarci per arrivare a vedere Capo Nord, abbiamo passato il tempo rimanente per vedere l’accogliente città di Rovaniemi e la famosa “Casa di Babbo Natale” situata nel villaggio omonimo: più simile ad un parco divertimenti, preso d’assalto da famiglie con torme di bambini al seguito, in cui pagando un biglietto di ingresso, ci si può aggirare ancora oggi per negozi di souvenir, ristoranti e boutique, fino alla casetta di Santa Claus, dove un uomo con la barba vestito di rosso si fa fotografare assieme ai pargoli assatanati….a pagamento ovviamente….
Passati i due giorni siamo ripartiti alla volta di Lakselv, dopo un viaggio di varie ore, abbiamo attraversato il confine in autobus entrando in Norvegia. All’arrivo nella città di Lakselv (in realtà un semplicissimo piccolo villaggio di pescatori), abbiamo scoperto che il traghetto per Capo Nord partiva solo l’indomani mattina ed era ormai tardi per prenderlo, siamo rimasti quindi al freddo, nonostante fosse agosto, in attesa dell’autobus per tornare giù fino a Rovaniemi, non avendo dove pernottare.
Seduti a un tavolo di legno in un area picnic, aggrediti da centinaia di zanzare fino alle ore più fredde e coperti dalle giacche a vento e lozione antizanzare, abbiamo visto il lento percorso del sole, nel suo viaggio giornaliero, scendere fino alla linea dell’orizzonte, per poi proseguire durante la notte il suo viaggio senza tramonto, illuminandoci in una giornata che è durata ben 48 ore. 
All’arrivo dell’autobus per il ritorno ci siamo buttati sui sedili, dove il sonno ci ha presi fino ad un imprevisto: un guasto ad un freno che si è surriscaldato e ci ha costretti ad una sosta forzata in una area di servizio. Mentre gli autisti tentavano di far riparare alla meno peggio il guasto nella stazione di servizio, i passeggeri (in maggioranza stranieri come noi, c’erano anche alcuni italiani e francesi provenienti dal campo RIDEF), si sono sparpagliati per tutta la stazione di servizio o nel ristorante/autogrill. Ricordo di aver comprato qui un coltellino con manico d’osso è un sacchetto di pelle di renna da un venditore “Sami”, che aveva la sua bancarella proprio all’uscita della stazione di sosta. Dopo varie ore abbiamo finalmente ripreso il viaggio a bassa velocità, con il freno “rattoppato” alla meno peggio e il secondo autista che non la finiva di scusarsi in inglese, attraversando il paesaggio nordico della Finlandia, pianeggiante o al massimo leggermente ondulato, punteggiato di betulle e cespugli, imbattendoci spesso in piccoli branchi di renne al pascolo, un alce e perfino qualche lupo che ci ha attraversato la strada a distanza di sicurezza.
Verso sera, sempre con il sole di mezzanotte onnipresente all’orizzonte sopra il circolo polare artico, siamo giunti a Rovaniemi.
Qui, abbastanza spossati, i miei genitori hanno optato per un viaggio notturno fino ad Helsinki in treno, prenotando uno scompartimento con 4 cuccette per la notte. 
Scendendo in treno fino alla capitale della Finlandia abbiamo potuto beneficiare dopo alcuni giorni di alcune ore in cui il sole è sparito all’orizzonte, lasciandosi dietro un chiarore persistente, che non diventava mai notte piena ma che ci ha permesso di riposare fino all’alba.
Per i finlandesi questi giorni estivi praticamene infiniti erano e sono ancora oggi molto importanti, perché permettono loro di recuperare il tempo “perduto” durante l’inverno, quando la notte è perenne e il freddo glaciale non permette di uscire dalle proprie case. Così in quei giorni d’estate ci è capitato di vedere ragazzini andare a giocare a baseball all’alba o praticare infinite partite di calcio fino a mezzanotte con l’ultimo chiarore del sole. Tutti facevano del loro meglio per utilizzare al massimo le 24 ore di luce quasi continua di cui disponevano, riservando al sonno giusto le ore più tarde o al massimo qualcosa per un sonnellino pomeridiano. Per noi mediterranei ovviamente il problema anche in agosto era la temperatura (temperata e calda per i locali, appena sufficiente a stare fuori con una felpa sopra la t-shirt nelle ore del pomeriggio inoltrato o al mattino), e se c’era vento o umidità, ci affrettavamo al coperto, mentre i finlandesi si tuffavano nel lago di Poja indifferentemente al mattino presto o al tramonto. Un’altra cosa che ci ha colpito come bambini è stata la forte tendenza al bere dei finlandesi: praticamente erano capaci di ingollare qualunque tipo di alcool, che fosse birra, vino, grappa o distillato, in quantità abnormi, anche per le donne, al confronto del quale per esempio gli adulti “stranieri” non erano proprio in grado di reggere, se non diventando degli alcolisti anonimi….
Giunti ad Helsinki abbiamo le ultime tre notti in un Hotel, spendendo
gli ultimi marchi finlandesi per vitto, alloggio, trasporti e qualche museo di cui non ricordo però niente.
Ricordo gli spostamenti in tram di superficie per le strade assolate di Helsinki, ricca di
Jugendstil tedesco, che all’epoca non conoscevo minimamente, i laghi e i parchi affollati e un caldo quasi “torrido” del pomeriggio.
Alla fine arrivato il giorno della partenza, in autobus, raggiungemmo l’aeroporto di Helsinki-Vantaa, per imbarcarci sul volo pomeridiano che ci avrebbe riportati in Italia, di quel breve volo ricordo soprattutto l’ansia per l’invasione del Ku
wait, era avvenuta pochi giorni prima il 3 agosto e di cui non si conoscevamo ancora le conseguenze. Tutti sull’aereo leggevano i giornali disponibili in italiano o in altre lingue e noi bambini restammo liberi di giocare e far impazzire le hostess fino all’atterraggio un po’ “rumoroso” a Fiumicino.
In sostanza questo viaggio ci accompagnò a lungo con i suoi ricordi e sensazioni, lasciandoci soprattutto un grande interesse per la Scandinavia, in cui saremmo tornati ancora, attratti dalla sua diversità rispetto all’Italia, dalla qualità della vita e dal benessere molto alto, nonostante le difficoltà di adattarsi ad un clima rigido e certamente non “mediterraneo” anche in estate, oltre che la diversità di una cucina molto più grassa e basata sul pesce o carne e condimenti animali, senza contare la difficoltà della lingua finnica a cui ovviammo con un po’ di francese da parte di mia madre e qualche parola di inglese imparata su un dizionario tascabile da parte nostra. Per noi fu un viaggio grandioso, perché i finlandesi hanno sempre dato molta importanza e attenzione ai bambini, senza essere ossessivi o controllarne pedissequamente lo sviluppo intellettivo. In realtà trovammo più “libertà” di fare esperienze o giocare e muoverci liberamente che nel nostro paese, e anche l’estrema libertà e apertura del metodo didattico nelle scuole si rifletteva nel campo RIDEF.
In sostanza la Finlandia e il suo popolo, che fossero finlandesi o lapponi, ci apparvero molto ospitali, fu certamente una esperienza costosa per le tasche dei miei genitori, ma diversa ed eccitante come una saga nordica, oltre che ricca di biodiversità e natura (non dimenticherò le escursioni fra i laghetti di Po
hja-Kisakeskus costellati di abeti, muschi e licheni, le renne al pascolo, gli avvistamenti di alci o lupi e ovviamente i nugoli di zanzare mattutini e le interminabili giornate in cui se si dormiva 6 ore su 24 era già tanto. Nella breve estate finlandese c’era sempre qualcosa di nuovo o eccitante da fare per tutti, e sprecare il tempo dormendo pareva quasi un “crimine”.
Agli occhi dei finlandesi noi dovevamo apparire esotici ed un po’ divertenti, specialmente per la nostra abitudine di coprirci con strati di felpe e maglioni, mentre loro giravano tranquillamente in maglietta e pantaloncini, o il parlare ad alta voce in pubblico. Tutto questo ci ha lasciato un segno profondo nell’animo, che ci ha portato a partecipare nel tempo, almeno per alcuni di noi, ad un altro campo RIDEF e a tornare in Scandinavia altre volte nel tempo, privilegiando itinerari differenti e ancora più “avventurosi”, ma questa è un’altra storia e ve la racconterò un’altra volta….

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La foto è tratta dal sito http://www.eticamente.net/31783/auto-addio-helsinki.html

Significato del viaggio (seconda parte).

 

 

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VIAGGIO “Azione del muoversi per andare da un luogo ad un altro. Giro più o meno lungo, attraverso luoghi o paesi diversi dal proprio, con soste e permanenza di varia durata, per vedere, conoscere, imparare, sviluppare particolari rapporti e attività o, semplicemente per divertirsi”. Ecco appunto: divertirsi, senza dubbio per molti il viaggio è qualcosa di divertente e imprescindibile dalla propria esistenza.
Citando Bruce Chatwin a memoria per quello che ho sentito su di lui alla radio in una trasmissione interessante mi trovo d’accordo con l’affermazione che “l’uomo è innegabilmente un essere nomade non legato a nessun luogo per cui la felicità può solo consistere nel viaggiare”.

Per altre persone invece il viaggio non è che una “tortura costellata di imprevisti e fatiche varie, che non ha nulla di divertente o eccitante, ma costituisce solo un peso per lo sventurato viaggiatore costretto a spostarsi.
Comprendo che per molti è più semplice rimanere nello stesso posto per lungo tempo o tutta la vita, senza imprevisti, pericoli e cambiamenti, senza doversi mettere in discussione e “rischiare”, ma non riuscirò mai ad accettarlo….
Essere viaggiatore implica gli elementi che sono in antitesi con chi non viaggia: cambiare, uscire dal proprio confortevole rifugio, rischiare e mettersi anche in “pericolo”, in sostanza cambiare la propria visione del mondo e di ciò che non conosciamo, fino ad arrivare al vero e proprio shock culturale. Eppure ciò che ci può dare uno “spostamento” anche di poche centinaia di km è incommensurabile e ha a che fare anche con l’aspettativa e la curiosità dell’essere umano: vedere luoghi sconosciuti, fare esperienza indimenticabili e tornare in sostanza “cambiati”, perchè ogni viaggio piccolo o grande ci modifica nel profondo con esperienze, storie ed emozioni.
Queste in sostanza sono le cose che a mio avviso differenziano coloro che si spostano alla scoperta del mondo da coloro che stanno bene solo dove stanno…

Ricordo un mio cugino (un ragazzo più giovane di me con una mente matematica brillante e portato per l’informatica che credo alla fine sia diventato ricercatore in un paese straniero…), ebbene da una conversazione con lui scoprii che “odiava” viaggiare, perchè si chiedeva che senso aveva andare in un posto, o addirittura tornarci dopo averlo visto una volta,senza contare, obiettava, la fatica del viaggio, la fila in aeroporto, la noia sull’aereo o sul treno/autobus, per raggiungere un posto sconosciuto e perfino pericoloso….
Credo di aver sintetizzato sopra le qualità che ha un viaggiatore e i pregi del viaggiare, per chi non ha questa voglia e ne vede solo gli aspetti negativi posso solo rispondere che “in tutte le cose che si fanno bisogna avere passione e curiosità” altrimenti non le fare, è questo che spinge alcuni di noi a muoversi verso le destinazioni più disparate, che siano Cheese a Bra’ in Piemonte, o la Baja California in Messico.
Senza i viaggiatori ed esploratori poi non avremmo mappe e riferimenti geografici in questa Terra su cui viviamo, non avremmo la conoscenza di altri popoli, culture, modi di vivere diverso dal nostro e potremmo vivere nell’ignoranza e paura dell’ignoto, pensando che la Terra sia piatta, mentre oggi, nella nostra epoca c’è chi sta perfino pensando di organizzare viaggi sulla luna e altri pianeti del sistema solare….
Grazie alla scoperta e alla conoscenza del viaggio si è arrivati alla comprensione reciproca, agli “scambi culturali” fra popoli (penso al Programma Erasmus ad esempio), e a in definitiva alla conoscenza di ciò che è ignoto in sostanza per ” arrivare laggiù dove nessuno è mai giunto prima” e andare lontano sempre più lontano, superando i confini geografici e politici messi dalla natura o dall’uomo sul nostro cammino.
Con questa ultima citazione spero di aver dato una visione di ciò che significa per me la parola viaggio. Alla prossima.

p.s. Nella foto mio padre che attraversa a piedi il Golden Gate Bridge…verso l’ignoto della Bay Area per “scoprire” cosa c’era dall’altra parte…

Il viaggio ragione di vita (prima parte).

Breve definizione della parola viaggio presa da un dizionario: Il viaggio è lo spostamento che si compie da un luogo di partenza a un altro distante dal primo. Il viaggio può essere locale, regionale, nazionale o internazionale.
Questa è la definizione “generica” del viaggio, ma se approfondiamo il termine ci rendiamo conto che, per chi non riesce mai a stare fermo troppo tempo nello stesso posto, o luogo che il viaggio ha valenze e significati molteplici e diversi.

Il Viaggio inteso come “cambiamento”, come scoperta e avventura fa parte di alcuni dei temi più comuni e ricorrenti per i viaggiatori del passato o quelli attuali.
Viaggiare a mio avviso è diverso dalla “vacanza” ma potrei sbagliarmi, perciò darò solo una definizione “personale” di ciò. Fino a qualche anno fa, cercavo di evitare il termine “on holiday” e preferivo sempre specificare di essere un traveler, quando sbarcavo dall’aereo o mi chiedevano perché mi trovavo in quel paese. Poi negli ultimi anni, ad esempio in Messico o alle Canarie mi sono rassegnato ad essere etichettato come “turista in vacanza” anche se per me il viaggio era ed è rimasto qualcosa di più, certamente non un modo per riposarmi. Qui di seguito cercherò di spiegare alcune delle differenze che ho sempre ravvisato:

  1. Il turista di norma vuole rilassarsi e non avere troppi pensieri su dove andare e cosa vedere, meglio se in una vacanza organizzata, restandosene spaparanzato al bordo piscina di un resort, il viaggiatore invece tende a spostarsi e vedere molteplici luoghi,  facendo una tabella di viaggio molto precisa o andando a zonzo senza meta, pernottando poche notti nello stesso posto e visitando più o meno superficialmente più luoghi possibili nel tempo che ha. Per fare un esempio personale, quando siamo stati in Giappone, io e mio fratello, abbiamo visto Tokyo per 5 lunghi giorni….ma Tokyo non si può definire la “quintessenza” del Giappone, perciò ci siamo spostati anche per centinaia di km verso altre destinazioni, immergendoci qualche giorno nella provincia giapponese nei pressi del Fuji e poi cambiando proprio zona. Credo che tali spostamenti ci abbiano dato una reale idea di come “vivono” i giapponesi che non risiedono o lavorano a Tokyo….
  2. Il “traveler” senza nessuna offesa per i “turisti” di norma ha più fame e spirito d’avventura nella scelta degli itinerari fuori dai normali circuiti e pacchetti “turistici” appunto. Capisco che una crociera tutto compreso nei fiordi della Scandinavia possa creare molte aspettative per le attrattive del paesaggio selvaggio e la comodità degli spostamenti (confesso di averci pensato anche io molto spesso, per curiosità e interesse, ma credo che attenderò qualche decennio prima di “provare” una vacanza in crociera all inclusive), perciò la vacanza tutto compreso non è certamente un crimine, è solo un altro modo di spostarsi/vedere cose al di fuori del proprio contesto di appartenenza, ove viviamo tutti i giorni.
    Il problema/pregio dei “pacchetti” turistici è che vendono una esperienza ben organizzata e distribuita in un lasso di tempo delimitato (una settimana, 10 giorni o più), che permette di attraccare anche ogni giorno in un porto diverso e avere una giornata per visitare il luogo, costringendoci però a imbarcarci puntualmente per andare “avanti” senza permettere di “approfondire” l’esperienza.
    Il viaggiatore invece “approfondisce” o tenta di farlo, e se utilizzerà un circuito turistico classico sarà solo dovuto a degli innegabili vantaggi che questo gli offre.
    Esempio personale: in Irlanda volevo assolutamente vedere le Cliffs of Moehr (famose scogliere sulla costa occidentale della Repubblica d’Irlanda in cui gli U2 suonarono uno dei pezzi più famosi di Unforgettable fire, album del 1984 e bla bla bla…queste cose credo le sappiate già…), purtroppo l’unico modo per raggiungerle, era all’epoca spendere molti soldi per l’affitto di un auto e destreggiarsi nella guida a sinistra in terra d’Irlanda, oppure comprare per poche decine di euro un posto su uno degli autobus giornalieri organizzati da tour operator specializzati in tali spedizioni  fino alle scogliere (panino incluso). Alla fine non abbiamo fatto in tempo (motivo per tornare a vedere le Cliff s of Moehr e l’Irlanda in generale….), ma questo è un esempio di quando un tour organizzato è più conveniente del fai da te….
    Spero di non essermi perso troppo nel discorso e di non avervi tediato…. ci sarebbe ancora da dire molto sulla differenza fra viaggiatore e turista ma concluderò questo articolo nella seconda parte.Intanto buon weekend a tutti.

    cliffs-of-moher-strip-one.jpgfoto tratta dal sito http://www.ireland.com/it-it/posti-spettacolari/cliffs-of-moher/

JUGOSLAVIA 1988

 

 

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Nel 1988, quando avevo 8 anni partii in traghetto per il primo viaggio al di fuori dell’Italia (ero già stato a Milano dagli zii e a Rimini, ma chi se lo ricorda…avevo 3-4 anni). Eravamo la famiglia al completo: i miei genitori, io e mio fratello.

Il viaggio iniziò dal porto di Pescara una notte di agosto, con il traghetto denominato “Tiziano” che faceva servizio estivo Pescara-Spalato, traversammo l’Adriatico e la mattina presto, quando il sole stava sorgendo, uscii dalla cabina e al fianco di mio padre contemplai sul ponte la lenta traversata dell’arcipelago d’isole che fronteggiavano la cittadina di “Split”.

Sbarcati verso le 9.00 di mattina sulla banchina del porto, a bordo della Ritmo 5 porte di mio padre, ci dirigemmo verso nord lungo la costa dalmata.

La città di Spalato ci apparve tranquilla e ospitale, sotto il caldo sole estivo d’agosto, fu così l’inizio di un emozionante viaggio attraverso i Balcani. Di questa esperienza mi restano solo diapositive finite chissà dove in garage (le classiche diapositive che si facevano vedere al ritorno agli amici durante una serata di fine estate in cui si parlava delle vacanze appena finite), poi ho i ricordi imprecisi di un bambino di 8 anni, come l’arrivo al Parco di Plivitc nel nord della Jugoslavia (oggi Croazia), rimasto tristemente famoso in seguito per le prime sparatorie all’inizio della guerra civile. Mi restano impresse le sensazioni e immagini della lunga visita alle grotte di Postumia (nella odierna Slovenia), poi il ritorno verso il sud dei Balcani è avvolto nella nebbia, senza ricordi di rilievo, fino al campeggio sulla costa dalmata, la breve fermata a Mostar, e il successivo arrivo a Dubrovnik.

Di quel viaggio di 30 anni fa dicevo che ricordo perlopiù sensazioni e immagini indelebili, come l’incantevole spettacolo di acque e canneti, sentieri e piccoli approdi sulle rive dei laghetti di Plivitch, ricordo poi molto bene il trenino a scartamento ridotto con cui ci addentrammo nelle umide gallerie che collegavano le grotte di Postumia piene di stalagmiti e stalattiti. Di Mostar ricordo solo una fugace visione del ponte che univa le due sponde della Neretva (anch’esso diventato poi un doloroso simbolo della guerra civile negli anni ’90).
Ricordo molto bene i tavolini affollati dei caffè sulla piazza principale di Dubrovnik, sorvolata da stormi di piccioni, ricordo le colonne e i resti romani sparsi per l’affollata città dalmata, e soprattutto ricordo mio padre che contrattava con un signore macedone di mezza età, l’acquisto di alcuni oggetti di legno intagliati che egli esponeva su una coperta stesa sul selciato, nei pressi delle mura della città. Da quel mercanteggiare durato pochi minuti, mio padre riportò a casa una tavola in legno intagliata con un semplice paesaggio rurale (un contadino che arava un campo con due cavalli), oltre ad una scacchiera in legno intarsiato che usiamo ancora oggi per sporadiche partite in famiglia.
Per gli ultimi giorni passati in un campeggio di Spalato, in attesa del traghetto di ritorno, mi restano brevi frammenti di pinete arse dal sole in una paesaggio mediterraneo molto simile a quello italiano, giornate pigre passate sulla spiaggia o all’ombra degli alberi. Ricordo anche la convenienza dei prezzi e del cambio dinaro-lira, negozi modesti e persone semplici e gentili, tranquillità e quiete fino al giorno del reimbarco sulla Tiziano, per la breve traversata dell’Adriatico che ci avrebbe riportati a Pescara. Così termino il mio primo viaggio di cui avrei parlato, da bambino, per mesi e anni fino allo sbiadire di quei ricordi resi grandiosi dall’infanzia e che mi restano ancora. frammentari ma indelebili.

La foto è tratta dal seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Socialista_Federale_di_Jugoslavia

Travel Blogger: Diari di viaggio.

Eccoci, ci siamo…dopo tanto tempo ho deciso di scrivere e raccontare i miei viaggi, più o meno lunghi, molto o poco complicati che mi portano a spostarmi almeno una volta all’anno o più in giro per il globo.

In attesa di dirvi di più vi auguro una buona notte, viaggiatori e non….

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Chi sono? Perchè questo blog?

Questo è l’estratto dell’articolo.

Questo blog nasce per condividere le mie esperienze di viaggio: ho 38 anni e girando per il web, sono finito su una marea di blog o siti (alcuni avvincenti, altri meno…) che danno le informazioni più disparate e descrivono molteplici esperienze e viaggi fatti da chi, come me, non riesce a stare fermo un attimo e ha bisogno di girare e vedere nuove porzioni di mondo, culture diverse dalla propria, persone e fare esperienze che vadano oltre la semplice “casa-lavoro”. Viaggio da quando avevo 8 anni (e il primo viaggio non si scorda mai), i miei genitori portarono me e mio fratello nella Yugoslavia di allora (era il 1988….), ma ne parlerò nel mio prossimo articolo….
Da sempre ricordo di aver avuto la curiosità di “esplorare”, una cosa che fanno un pò tutti i bambini, ma che nel tempo e con l’età è andata crescendo.

In questo blog troverete le mie esperienze di viaggio e nel tempo, consigli sui posti che ho visitato, trasporti,  itinerari, curiosità e tanto altro ancora. Spero di poter strutturare il blog in breve tempo e che si riempia di articoli, foto e tanto altro ancora, che possa essere utile a tutti i “nomadi digitali”, che passeranno di qui per scambiarci informazioni, condividere esperienze o leggere una bella storia. Al prossimo post.

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