Scandinavia: Da Oslo a Malmo e Copenaghen (terza parte).

A Malmo resteremo 3 notti: si tratta della terza città della Svezia e ci prendiamo del tempo per vederla con calma, anche perchè è collegata a Copenaghen via ponte e vorremmo passare almeno un giorno a visitare la capitale danese…
L’ostello in cui pernottiamo, come già accennato è molto affollato, ma se non avete un “business-budget” in Scandinavia i pernotti si pagano cari e a Malmo non vi resta che l’ostello al modico prezzo di 22 € a notte in una camerata mista da 18 posti con letti a castello.
La prima notte scivola via tranquilla, siamo troppo stanchi e felici di avere un tetto sopra la testa mentre fuori nevischia. La mattina ci accoglie con una serie di rumori dovuti ai nostri “vicini” che stanno lasciando i loro letti per il check-in.
Ci alziamo anche noi e facciamo una breve colazione nella sala comune (ce ne sono due, purtroppo una è occupata da un gruppo di chiassosi operai stranieri dell’est Europa che lavorano in qualche cantiere nei pressi e alloggiano nelle camere quadruple dell’ostello. Poi c’è l’umanità varia di un ostello a cui siamo più o meno abituati: backpapers, famiglie, studenti, homeless, qualche personaggio del luogo che vive li, perfino gente che va a lavorare in ufficio….
Una volta usciti la prima cosa che vediamo immancabilmente è la Stortorget (Grande Piazza), che si trova non lontano dall’ostello. Per l’occasione ci sono molte bancarelle per un evento legato ai piatti tipici di vari paesi (fra cui l’Italia ovviamente) che occupano una parte della piazza. Non lontano veniamo attirati da uno scorcio che ci rivela la Lilla Torg (Piccola Piazza).

https://thesenseofwonder.it/2018/10/04/cosa-vedere-a-malmo-la-citta-svedese-a-due-passi-da-copenaghen/

Per il resto il Parco cittadino che si trova vicino alla Piazza Gustav Adolf è spoglio e con chiazze di neve qua e la lo lasciamo per il secondo giorno, anche perchè al centro vi è il Malmous: il castello/museo della città che intendiamo vedere con calma.
La prima giornata scorre così, fra una passeggiata nel centro e un pasto nei tanti “all you can eat” sparsi in giro (non li consiglio a meno che non abbiate un budget veramente basso, il giorno dopo mi sveglierò con un forte mal di stomaco e diarrea dovuti presumibilmente alla “zuppa al pomodoro” di uno di questi ristoranti super economici) in cui come sapete bene, mangi tutto quello che c’è con l’equivalente in corone svedesi di 12 euro a pranzo e 20 euro a cena. La sera dopo cena nello stesso “sciagurato” ristorante andiamo a letto presto e ci godiamo uno spassoso siparietto nella nostra camerata: un signore di mezza età, ovviamente italiano, con forte accento del Nord, inizia una telefonata ad alta voce con il suo cellulare, e fa rapporto sul suo viaggio a qualche familiare, ovviamente dato il suo timbro di voce possiamo sentire tutto, dalle solite frasi di rito sul “viaggio tutto a posto” a discorsi convenzionali su quello che gli hanno dato da mangiare gli svedesi, formaggini e pane, niente di che o al più scontato “qui fa freddo” (0vvio aggiungerei io visto che siamo ai primi di aprile e ci troviamo un migliaio di chilometri a nord dell’Italia….) e qualche battutina sulla promisquità dell’ostello e sulla qualità bassa, fino a lamentarsi per come sono gli svedesi,che avrebbero potuto ospitarlo in casa loro o in una sistemazione migliore e che domani dovrà andare all’università e bla bla bla, tutto ovviamente sempre ad ALTISSIMA voce, come se si trovasse in piazza in Italia e le altre 16-17 persone non esistessero. Lo spasso avviene quando un’altra voce anziana si lamenta in inglese e chiede di fare silenzio perchè è tardi e vuole “dormire” (in realtà sono passate da poco le 21.00 ma questo è un dettaglio che scrivo solo per completezza) e mentre ci sbellichiamo dalle risate, l’italiano risponde all’altro che non è tardi e se non gli va bene può anche uscire, breve battibecco in inglese e poi si torna al silenzio, dopo un breve “scusa ti richiamo perchè qui c’è qualcuno che rompe le scatole, dice che deve dormire, e si…siamo in una camerata, tutti pigiati come sardine, in effetti non è granchè, ma che ci vuoi fare sti svedesi sono tirchi….ciao ciao”.
Alla fine scivoliamo nel sonno dimenticandoci le voci dei due “ospiti” e l’indomani abbiamo già scordato il siparietto, ovviamente non li abbiamo neanche visti in faccia, solo ascoltati ridacchiando.
La mattina ci dirigiamo al Malmohus e iniziamo a visitare l’intero castello, salvandoci anche da un violento acquazzone. La vista dal castello non è niente male, ci sono scorci che dalle ampie finestre ci mostrano l’ambiente circostante del parco e il fossato pieno d’acqua su cui scroscia la pioggia, e le collezioni all’interno sono molto ampie, compresa una di storia naturale, ma a noi colpisce in particolare l’ala dedicata alla storia del castello con mobili antichi e oggetti fra i più disparati, come abiti d’epoca, armi e dipinti, fotografie…

https://www.tripadvisor.co.za/LocationPhotoDirectLink-g189839-i159243388-Malmo_Skane_County.html

Quando usciamo è ora di pranzo e il temporale è passato, dopo un pasto veloce preso al volo ci dirigiamo in autobus alla volta della “Torso Tower”: una struttura avveniristica, oltre che l’edificio più alto della Svezia, situato in un “nuovo quartiere” totalmente eco-sostenibile, costituito da case a basso impatto ambientale, e disseminato di auto elettriche (fra Norvegia e Svezia vedremo il più alto numero di auto elettriche in rapporto alla popolazione). Al piano terra della torre ci trova anche un Supermercato Bio ovviamente fornito di qualunque alimento e a prezzi svedesi, perciò ci accontentiamo di acquistare per poche corone, del pane, della frutta e un litro di succo di mela non filtrata.

https://www.abc.net.au/radionational/programs/blueprintforliving/iconic-buildings-twisting-torso,-malmo/7831080

Il terzo giorno abbiamo in programma la “gita” fino a Copenaghen, così prendiamo il treno che attraversa sul ponte di Øresund il tratto di mare che separa la Svezia dalla Danimarca e giungiamo alla Stazione Centrale dopo meno di un’ora. Il ponte è lungo quasi 16 chilometri ed è il più lungo ponte d’Europa, su cui viaggiano auto e treni. Il viaggio ci costa circa 90 corone danesi e in totale fra andata e ritorno spenderemo più di 20 euro. Arrivati a Copenaghen ci rendiamo conto che se in Norvegia e Svezia la vita era cara, in Danimarca può essere ancora più cara…

http://www.informazionelibera.net/torre-rotonda-copenaghen-la-rundetaarn/


Ad accoglierci c’è un bel vento gelido, così ci muoviamo velocemente per visitare le principali attrazioni di Copenaghen: iniziamo salendo sulla torre Circolare di Copenaghen, o Round Tower, il più antico osservatorio astronomico funzionante in Europa, da cui, dopo una ardua salita, possiamo spaziare sulla città intera. Rifugiatici all’interno in una sala dove vi è una esposizione temporanea su integrazione e rifugiati in Danimarca, scendiamo velocemente per continuare la visita della città, visto che abbiamo poco tempo.

https://www.lonelyplanet.com/denmark/copenhagen

Raggiungiamo il Palazzo Reale di Amalienborg, anche residenza invernale della regina per una breve occhiata senza soffermarci a vedere l’interno, data la fila e il poco tempo a disposizione.
Fa freddo e continuamo il nostro giro, utilizzando l’autobus solo per spostamenti di una certa distanza.
Alla fine è il Castello di Rosenborg, che raggiungiamo in autobus, a stupirci veramente: Costruito nel 1606 e ricco di collezioni quali i gioielli reali e della Corona Danese, da uno spaccato della vita di corte e circondato da giardini non ancora fioriti ma ben tenuti è veramente un colpo d’occhio notevole.

https://www.copenaghen.net/cosa-vedere-copenaghen/castello-rosenborg/

Dopo aver visto con i nostri occhi la famosa e significativa Nhyavn, piccolo porto pieno di fantastiche navi risalenti ai tempi antichi, circondate da intere file di coloratissimi edifici e costruito da Re Cristiano, ci dirigiamo a piedi fino alla famosa Sirenetta e poi facciamo un salto nella Città Libera di Christiania, situata nel centrale distretto di  Christianshavn. Non so cosa mi aspettavo, ma al di la dei bellissimi murales e della folta folla variopinta di persone che vanno e vengono, troviamo un pò di edifici mal tenuti, alcuni perfino diroccati, tanti mini-locali e birrerie alla buona che invitano a sedersi e consumare e una vasta fauna “alternativa” che siede tranquillamente all’aperto bevendo birra o fumando canne. Dappertutto cartelli anche in inglese ricordano esplicitamente di non fare foto all’interno della comunità e di chiedere sempre il permesso. Su tutto aleggia l’odore dolciastro di hashish che non viene però venduta alla luce del sole. Una donna ubriaca ha un attacco di rabbia di cui non riusciamo a capire una parola e dopo un quarto d’ora usciamo dall’ingresso riccamente decorato da dove eravamo entrati e torniamo verso la stazione.

https://www.routesnorth.com/copenhagen/life-after-weed-visiting-christiania-in-copenhagen/

Il nostro viaggio verso Malmo è veloce e tranne un piccolo fraintendimento con la controllora (sbadatamente ci sediamo nei sedili della prima carrozza che sono riservati alla prima classe e ce lo fanno notare) il treno ci riporta abbastanza velocemente a Malmo, in piedi lungo il corridoio (il convoglio è abbastanza pieno forse perchè è l’ora di rientro dei pendolari) osserviamo il mare e le isole che ne punteggiano la superficie. L’indomani mattina partiremo alla volta di Stoccolma, per la nostra ultima parte di viaggio, ma questa è una parte di storia che racconterò la prossima volta….

Scandinavia. Da Oslo a Stoccolma e ritorno: Primavera 2013. Parte 2

Il nostro giro per Oslo prosegue per un altro giorno e dopo aver raggiunto via treno la Stazione Centrale, ci dirigiamo al Parco Vigeland dell’omonimo scultore e artista norvegese che grazie alla sua incredibile immaginazione ha disseminato quest’area di sculture fantasiose e di grande impatto visivo, in cui predomina il sogno e la situazione onirica che ha per protagonisti uomini e donne nudi e situazioni allegoriche e ricche di significati.
Rimaniamo estasiati, non conoscendo assolutamente l’autore, e ci perdiamo per le vie del parco, salendo scalinate o girando per i viali ancora coperti di una neve ormai cristallizzata in mucchi gelidi e scuriti dal tempo e dagli elementi.

https://it.dreamstime.com/fotografia-stock-statue-nel-parco-di-vigeland-oslo-norvegia-image50102405

Dopo esserci ripresi dalla visita prendiamo un autobus per raggiungere il Museo delle navi vichinghe, famoso per ciò che contiene: appunto 3 alcune navi vichinghe, che nonostante il prezzo salato del biglietto ci ripagano abbondantemente della visita, anche per via della ricca esposizione di oggetti lavorati, utensili, armi e perfino due carri in legno, antiche vestigia del passato vichingo della terra di Norvegia.
Il museo non è granché internamente come struttura, ma possiede una ricchezza espositiva che non ci aspettavamo. Mentre il sole si avvia al tramonto nella fredda giornata primaverile, torniamo infreddoliti fino alla fermata dell’autobus che ci riporta vicino al centro cittadino.
Non ci resta molto tempo da passare qui, abbiamo un giorno libero che passiamo l’indomani a Drammen, fermandoci a prendere il sole sulla riva del fiume, girando per la cittadina e preparando i bagagli per l’indomani.

https://travel.sygic.com/it/poi/museo-delle-navi-vichinghe-di-oslo-poi:2525

Il giorno dopo abbiamo in programma il primo grosso spostamento: l’intenzione è prendere un treno per Oslo, da li abbiamo intenzione di spostarci sempre in treno fino a Malmo. Purtroppo raggiungere la capitale della Skania dove intendiamo stare per qualche giorno (la contea più meridionale di tutta la Svezia), si rivelerà più arduo e complesso del previsto….
Per cominciare, una volta saliti sul treno ad alta frequentazione in teoria super-efficiente che ci dovrebbe portare in orario a Oslo, rimaniamo bloccati per 45 minuti a causa di un black-out improvviso sulla linea ferroviaria…
Arrivati ormai tardi in stazione per prendere la coincidenza già pagata per Malmo, vado ovviamente a richiedere il rimborso del biglietto perso e una corda alternativa (che non c’è, perchè continuano ad insistere grossi cali di tensione sulla linea ferroviaria che sconsigliano l’utilizzo del treno…), con meraviglia mi rispondono in inglese che non è contemplato il rimborso del biglietto, e dopo essersi scusati visibilmente imbarazzati mi consigliano di prendere l’autobus per Malmo nella locale stazione.
Il mito dell’efficienza e precisione scandinava crollano così di colpo e mentre impreco molteplici volte in italiano ci rassegniamo a raggiungere la stazione degli autobus e prendiamo un biglietto per Malmo, passando via Göteborg.

http://www.girandoilmondo.it/itinerari-di-viaggio/europa/svezia/scania/scania-skane-country-la-regione-piu-a-sud-della-svezia

Ovviamente l’autobus accumula ritardo e a Göteborg perdiamo un altra oretta in attesa della corsa successiva persa per un soffio mentre facevamo disperatamente i biglietti. La mia preoccupazione è di non arrivare in tempo a Malmo per prendere possesso dei due posti letto in Ostello, dato che il check-in è garantito fino alle 22.30 e ormai sono le sei di pomeriggio passate e il sole si avvia verso il tramonto.
Smaniando per tutto il percorso arriviamo finalmente a Malmo alle dieci di sera passate, stanchi e affamati. Sull’autobus che prendiamo per raggiungere la zona dell’Ostello, non accettano denaro contante, solo pagamenti con carte di debito o carte di credito…
Supplico l’autista di accettare le corone svedesi che abbiamo preso in stazione ad Oslo ma l’autista è irremovibile e ci concede di restare a bordo per qualche fermata prima che salga il controllore.
Alla fine scendiamo nella fredda notte di Malmo ad una fermata senza sapere dove ci ha lasciati il buon samaritano, inizia anche a nevischiare e non si vede nessuno in giro a cui chiedere informazioni per raggiungere l’ostello.

https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g190479-d206464-i277642128-Viking_Ship_Museum-Oslo_Eastern_Norway.html

Andiamo avanti un pò a tentativi seguendo le mappe di google maps che ho stampato, ma non sono il massimo della precisione e ormai sono le 22.30. Alla fine vedo una donna che sosta davanti ad un locale aperto e le chiedo la direzione, e lei ci indica la strada: una altra mezz’oretta di cammino e saremo a destinazione.
Ormai è tardi e disperati perchè troveremo l’ostello chiuso ci dirigiamo alla nostra meta, preparandoci a dormire fuori al vento e al gelo del nevischio che è aumentato, invece arriviamo proprio nel momento in cui il receptionist, un signore di mezza età molto professionale e preciso, sta lasciando la struttura.
E’ fatta: dopo averlo ringraziato ripetutamente in inglese scusandomi per il ritardo e spiegandogli brevemente i motivi, prendiamo posto nella camerata da 18 posti calda e silenziosa. Non ci interessa che ci sia puzza di piedi e il russare di qualcuno, il nostro “salvatore” ha preferito aspettarci, anche se avevo mandato una mail alla struttura per assicurare che saremmo arrivati entro le 22.30, invece sono le 23.00 passate e dopo esserci lavati i denti e aver messo sotto i denti qualche snack piombiamo in un sonno profondo.

Domani è un altro giorno….

https://norway.fandom.com/wiki/Vigelandsparken

Scandinavia. Da Oslo a Stoccolma e ritorno nella Primavera 2013.

Nel dicembre del 2012 decido, così di punto in bianco di prenotare un volo aereo per l’aeroporto di Oslo Torp da Pescara…
I costi sono contenuti e riesco ad ottenere due biglietti con un volo Ryanair andata verso la fine di marzo e ritorno ai primi di aprile comprensivi di bagaglio in stiva al modico prezzo totale di 230€…
Quando il giorno della partenza finalmente giunge, io non sto più nella pelle: torneremo finalmente in Scandinavia!

https://www.paesionline.it/norvegia/foto-immagini-oslo/17391_torp

Dopo un volo di poco più di un paio d’ore, il nostro aereo atterra sulla pista del piccolo aeroporto di Torp e da lì, dopo aver ritirato un pò di corone norvegesi ad un bancomat (Non ci sono uffici di cambio aperti all’ora del nostro arrivo) con un autobus raggiungiamo in un paio d’ore la cittadina di Drammen dove alloggeremo 5 notti, visto che Oslo è troppo cara per le nostre tasche. Mentre percorriamo la strada ci accorgiamo del fatto che quì l’inverno è ancora ben presente (ma in parte ce lo aspettavamo…): mucchi di neve sono sparsi ai lati della carreggiata ghiacciata e inizia perfino a nevicare, mentre il sole tramonta velocemente all’orizzonte. Fa freddo e nonostante i nostri giacconi e i berretti invernali ci preoccupa soprattutto la difficoltà di trascinare il nostro bagaglio sui marciapiedi coperti di neve fresca, quindi non vediamo l’ora che l’autobus ci scarichi a destinazione.
Purtroppo l’autista non supera mai gli 80 km orari, andando spesso ad appena 60 chilometri, dopo quasi due ore, inizio a dare segni di nervosismo e chiedo in inglese se siamo quasi arrivati alla località di Drammen. L’autista mi indica il display luminoso dell’autobus che indica le fermate e non mi resta che rimettermi a sedere e aspettare.
Appena viene annunciata la nostra destinazione, chiamiamo la fermata e ci fiondiamo in avanti per scendere dal pulman. Scaricate le valigie ci troviamo un pò spaesati e senza mappe in una strada alberata con i marciapiedi bordati di neve ma relativamente sgombri. Non sapendo dove andare chiedo ad un ragazzo che passa la direzione per il “Drammen Hotel” e lui ci indica di andare sempre diritto, chiederemo ad un altro paio di giovani che si consulteranno in norvegese prima di confermarci la direzione e alla fine l’Hotel si rivelerà a noi in tutto il suo “splendore” affacciato su una bella piazza illuminata ma deserta. Per raggiungere l’ingresso ci mettiamo altri 5 minuti e una volta fatto il check-in e ascoltate le istruzioni dell’addetto al desk, siamo visibilmente tranquillizzati e non ci resta che andare in camera.
Da Oslo distiamo solo 40 km, quindi l’intenzione è prendere un paio di volte il treno e andare a vedere Oslo, oltre a visitare i dintorni.
Ho trovato un paio di letti in questo Hotel di Drammen, che per la modica cifra di € 35 a notte offre pernotto con prima colazione: scopriamo che il prezzo è così “competitivo” perchè in un’ala dell’Hotel sono state ricavate delle stanzette con bagno e doccia in cui ci sono dai 4 ai 6 posti letto (in letti a castello). Così lasciati i nostri bagagli e ancora infreddoliti usciamo nella notte nordica per le strade coperte di neve della cittadina.

http://pickaplacegetlost.com/it/tag/norvegia-it/

Drammen è situata nel Drammenfjord presso l’estuario del fiume e ai nostri occhi non presenta nulla di molto interessante; si tratta di un centro industriale per la lavorazione di legname e metalli, vi sono alcuni cantieri navali ed è sviluppata la pesca del salmone. Lungo le sponde del fiume notiamo la presenza di capannoni e industrie varie, poi ci rifugiamo di nuovo in camera e conosciamo il nostro coinquilino: un imam di mezza età che ci saluta cortesemente e si ritira a pregare su un tappetino in un angolo della stanza, mentre noi ci laviamo e prepariamo per la notte.
In città abbiamo notato anche una forte presenza di migranti e anche di una ampia comunità musulmana e una moschea lungo una delle strade innevate. Il multiculturalismo in Norvegia è un dato di fatto, nonostante la strage di Utoya, perpetrata poco più di un anno e mezzo prima da Anders Behring Breivik, un trentaduenne norvegese simpatizzante di estrema destra.
In Norvegia noteremo, ovunque andremo, una forte tolleranza religiosa e culturale: neri e bianchi, musulmani e cristiani, protestanti, ebrei, ortodossi, gay, lesbiche, induisti ecc ecc…TUTTI convivono in apparente armonia, al massimo ci si ignora, ma le basi egalitarie e di parità della Norvegia sono molto differenti dalle nostre ad esempio riguardo uomo e donna e questo non può che farmi piacere

Nightshot of Grønland, Drammen, Norway. Union scene to right, then the local library and the Ybsilon bridge.
https://en.wikipedia.org/wiki/Drammen#/media/File:Union_brygge.jpg

Il giorno dopo, prendiamo un treno ad alta frequenza diretto alla Stazione Centrale di Oslo e in un oretta raggiungiamo la città nordica: Notiamo subito ciò che ho accennato sopra: le donne hanno la stessa “parità” con gli uomini in tutto. Detta così può sembrare un pò rozza e non so come esplicitare una cosa che per i norvegesi è acquisita da tempo: donne è uomini hanno gli stessi diritti e doveri nella società scandinava, stessa parità salariale, stesse mansioni (notiamo moltissime famiglie in cui sono i “maschi” a portare il passeggino e occuparsi della prole, mentre le compagne fanno shopping o passeggiano davanti), ci sono donne poliziotto, capotreno, e militari (l’unica nota stonata sono le pattuglie di soldati, uomini e donne che controllano discretamente i punti nevralgici della città), ovunque vi è calma e forse un pò di monotonia, fa molto freddo e ci muoviamo velocemente verso il centro.

https://unsplash.com/photos/Z_KAeGdW4So

Notiamo anche un’altra cosa: i prezzi pazzeschi di qualunque cosa: cibo, bevande, biglietti per i mezzi di trasporto, musei, attrazioni….
Per noi “poveri” italiani è un’impresa far quadrare i conti, così dopo un breve pasto con un carissimo “panino” (finiamo di mangiare anche quelli che abbiamo portato in aereo e ci dissetiamo da una fontanella), ci dirigiamo verso il Palazzo Reale (detto Slottet) situato in un bel parco denominato Slottparken: l’ambiente è ancora coperto dalla neve e assistiamo al cambio della guardia, poi ci dirigiamo verso il Museo dedicato ad Edward Munch, che troviamo in uno stato pietoso: è domenica e come si usa, i norvegesi hanno fatto “bagordi” alcoolici durante il weekend, per tutta la città, lasciandola in uno stato pietoso, perfino il museo che visitiamo, dove nei bagni troviamo strati di urina nei bagni al piano interrato e una generale sporcizia.

Per fortuna l’arte di Munch ci porta su dei livelli di interesse ed estasi artistica che ci fanno dimenticare per un pò la sporcizia dovuta al weekend scandinavo, torniamo verso la stazione prima che il sole tramonti, per evitare il freddo ghiacciato e fare un pò di spesa: ci riproponiamo di tornare ad Oslo almeno un altro paio di giorni vista la mole di cose da vedere e pazienza se spenderemo un pò di corone per il treno.
In serata mangiamo in un fast food e poi a nanna, dopo aver fatto un pò di spesa in una specie di Discount Supermarket dove Pierpaolo trova perfino una birra “economica” in bottiglia a circa 30-40 corone cadauna (all’epoca il cambio era oltre i 10 centesimi d’euro per una corona norvegese, quindi fate voi i conti…).

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Edvard_Munch_-_Vampire_(1895)_-_Google_Art_Project.jpg

Purtroppo non ritrovo più le foto del viaggio, e sono costretto a ricorrere a “foto d’archivio”, comunque il secondo giorno, dopo l’abbondante colazione norvegese consumata nella zona ristorante dell’Hotel, prendiamo di nuovo il treno per visitare con più attenzione Oslo.
Questa parte però ve la racconterò la prossima volta…

https://www.alamy.com/stock-photo-winter-view-of-oslo-city-hall-in-oslo-norway-designed-by-architect-34079683.html

Travel “Around the World”. What does it mean?

All the people who can afford it sooner or later have thought about taking a trip “around the world”; the “fever” of escaping for a sabbatical year last year began to rise to me. The goal was to touch as many countries as possible in a year, but obviously the first problem was the “financial” one and so I started a search on the internet to get an idea and I also contacted a good blogger Giulia Raciti, who gave me a lot of information useful, making me also understand what I wanted to do in a year and what I could not have done … in any case, I was in a period in which I really wanted to “escape” from everything (the work) and from everyone (my family, Italy, the society in which I lived and still live today), to travel the world, vent my curiosity and maybe find a place to “stay” one day …
Obviously I returned to the earth in a few months, after the fever of escape at all costs passed, after the existential “crisis” (and who doesn’t?), I realized a couple of things:
1) That they needed a lot of money for a year of travel (I had savings that could have helped me but that I would have been at 0 € …), and it would have been an investment in a certain passion that was irrepressible for me, but returned to home after a year, I would have really remained anchored for who knows how many years in my “reality” waiting to save something at most for a weekend in Europe….
2) It was necessary to have a lot of free time … we say for 365 days or 6 months at least, besides having to leave work for a while (I work on my own in the management of a couple of small accommodations in a Center of Italy: Abruzzo ), the time I could find it, certainly having someone to trust blindly, that would replace me in my work, especially in the summer, but I had to spend that time well to see what I wanted to see, because I wouldn’t have had a second chance … .
3) If after a year I decided not to “return” I would have to get by myself and find a way to survive, in addition to the problem of leaving everything I had in Italy: I speak of “affections” and not “things”, those can always be bought somewhere else, but human relationships … are difficult to replace.

Having said that going to various sites, one of the most famous that you will surely know is http://www.aroundtheworldtours.com/it/ or https://it.oneworld.com/flights/round-the-world-fares I got an idea of cost base: about € 5,000 for flights with various routes and 15 calls at most (it is one of the around-the-world ticket rules: no more than 15 stops including the return, normally in the city of departure), which would allow them to do around the world to the east or west, adding a budget of up to € 12,000 for a year (in short, € 1000 a month with a possible daily cost of about € 33 for food, lodging, transport and extra attractions to visit), you could “stay” in an acceptable perspective, but obviously very “spartan”, only for real backpapers (in which I believe I would have had no problems because when I traveled to countries like India I adapted to sleep anywhere, B&B , dusty buses, cars, guest house, hotel or table of a train …).
These costs obviously must be referred only to countries where you can live with the equivalent of a few dollars: then Asia with some exceptions such as Japan and Korea, Africa, Eastern Europe or some South American countries .
Even if one wanted to go and see Australia and / or New Zealand, USA and / or Canada, in addition to Northern Europe, our costs would rise … let’s say to give an example of 3000 euros per month (the canons 100 euros per day from “tourists”) “on vacation without worries of money, which we often calculate as a threshold, having saved all year to reach this goal …), except that in a year about 36000 euros would go, flight excluded, so wishes to those who have this money and the time to spend it …

Mexico….


At this point in the “research” I had also found interesting and “alternative” solutions as well as subscribing to various newsletters that continue to send me “offers” for “around the world” trips or “all inclusive” packages …
The cruise around the world for the exact duration of a year that started January 1st 2017 from London intrigued me a lot, but now it has passed … and ended at New Year …), and was offered at the “modest” price of € 36000 ( more extras, ground expenses and any fees for visas or permits to be quantified separately …). Not really within the reach of “everyone” ….

Algeria

In the maritime sector, I also discovered the possibility of booking cabins equipped for passengers on cargo containers, called “Freigther Travel”, these travel solutions guarantee a trip around the world at reasonable prices (around 7500-8000 euros if you settle and plan well, but staying for weeks in the middle of the ocean, with brief stops in the ports where the navigation plan brings these ships to a halt, and during stops you can also go ashore, but you must absolutely be found on board at the start or you are left in the port … we say that you would have little time to see something, but if you like the sea and spend long periods in the quiet of a cabin, always talking with the same people, watching DVDs, playing cards, chess and reading or writing your memoirs, then it is the trip for you, I saw several sites like https://www.freightertravel.co.nz, however, fantasizing especially on this: https: //www.fre ightercruises.com.
The food is included in the price of the accommodation and is eaten in a common canteen equipped with all the comforts (forget the movies from the movies or dirty and smelly places on ships managed by traffickers or shady “villains”), on the other hand the cargo ships they have a certain number of cabins for travelers who book during each trip, and being an excellent form of “extra” income for the company, you pay for an excellent service, at least according to testimonies.

Sardinia Sea


To get around the world, solutions like the more classic “work during the trip” type in the hostels in exchange for food and lodging remain. In some countries it is possible, but watch out for labor inspectors, because I doubt you will have thought about applying for a work visa in a foreign country, and then there is the “voluntary work” with which you can severely limit expenses, and of which I will speak a day, having participated in an “international volunteer camp” last year. The volunteer camps available in the world are varied and allow you to make an experience with the people and culture of the place that you will hardly forget, normally paying a modest sum for food and lodging, and working a few hours as a volunteer, without breaking your back and stopping when you want (on the other hand you are a volunteer!), basically stopping for a couple of months in different places, with 3 fields it would be possible to turn a part of the world, doing intermediate steps to “detach” from the various fields and using the ‘plane for long distances, with the advantage of being able to find heavily discounted last minute tickets or change your trip at will. Finally, let’s not forget the possibility of being able to integrate the various “solutions” listed above, which could be a good choice if you manage to plan the trip well by having the various choices fit together.
In summary I think these are the various options available for a trip around the world today, or you can always start by hitchhiking (and taking into account long “stops” in the most unimaginable places waiting for the next step), then you can also take car, motorbike, bicycle, caravan, horse, mule, sled, velocipede … and start your journey on the road, to the Atlantic Ocean or the Pacific and find a way to cross it at a modest price (for the record the Strait of Bering is NOT to be crossed by ship but only by plane, and from the testimonies I read it costs a lot of money, being a route that is not widely used). Whether you want to make the rounds by plane or cargo ship, by bus, or by mule, one thing is certain: you will never know what will happen to you when traveling around the world and you will definitely return changed.
I hope I have given a sufficient overview of what I found on the subject, which still fascinates me a lot and to which I do not believe I will ever give up as an idea to be implemented one day. Once again, next time!

Iran…

Travel: Austria and Hungary on 1993.

In the summer of 1993, a new destination to explore was chosen by my family: Austria and Hungary, to be visited, always by car.
The primary objective was Vienna, which we would have reached after Salzburg, so we would have headed to Budapest, and then returned to Austria via Lake Balaton.
the two-week trip took us through the Brenner in July, to Innsbruck, as we had already done when we returned from Germany, we stayed overnight at the campsite and the next day we headed for Salzburg, the native city of W.A. Mozart, where the birthplace of the Austrian composer / musician is still preserved.
The old town also known as the Old Town (Altstadt) and the Castle pleased us so much for the history that exuded walls and squares, streets and ancient buildings, without forgetting the new part (Neustadt) of the city dating back to the nineteenth century and the house-museum of the musician.
We stayed in Salzburg for two nights, staying overnight with the magnificent view of the Austrian Alps and the mountains surrounding the city.
On the 4th day of travel we headed for Vienna: the ancient Austro-Hungarian capital appeared splendid to us, lying on the banks of the Danube, and after having settled in a nearby campsite we began to tour the city, being struck by the immense garden of the imperial palace Schönbrunn, wandering the immense parks of the city and admiring the Danube and the area of ​​the MuseumsQuartier where the major museums of the city are located such as the Kunsthistorisches Museum or the Weltmuseum: museums dedicated to works of art and collections of weapons and really huge furnishings to see, not to mention the Museum of Modern Art which we avoided … at the time I did not yet have a passion for the modern arts, so being kids we “lost” ourselves among the collections of weapons and armor. One day in the area of ​​the Parliament not far from the MuseumsQuartier we also casually witnessed a brief exhibition of “Lipizzaner” horses which are a breed bred in Austria that as an adult presents a completely white livery, used for riding and towing carriages.

https://www.newsfood.com/appunti-viaggio-ungheria-attraversando-la-slovenia/

Me and my family stayed 3 nights in Vienna, measuring ourselves with the Austrian cuisine (I will not forget a “purple” cream taken from my mother and turnip base), taking long walks and taking public transportation to move around cheaply around or around the city.
On the morning of the 8th day we headed for the Hungarian border, crossed after thorough checks of the car and passengers, we avoided diverting to Bratislava and following the highway we reached Budapest around noon: also the Hungarian city presented itself crossed by the majestic Danube, which divided it into two.
Of the city I will not forget the thermal baths scattered on the island that currently welcomes the Ziget-Festival on the Margaret Island.
We liked the Hungarian National Museum, which illustrated the history of the country, its customs and traditions of the Magyar population, as did the area of ​​the Citadel, consisting of a Habsburg fortress from the period of the Austro-Hungarian Empire.
In general, however, Budapest appeared to us very relaxed and calm, after the end of the east-west division, anxious to welcome tourists, economic and monumental with its centuries of history.

https://www.panoramatours.com/en/vienna/tour/historical-city-tour-vienna-57/

For the occasion we stayed in a house of a Muslim family that rented rooms, finding us very well. We slept in a quadruple room furnished with an old double bed and two single beds, lying between the dozens of carpets that covered the floor, a wardrobe and a few bedside tables, the shared bathroom was outside the room, on the corridor, in the morning we had breakfast with Turkish coffee (for my parents) and milk or tea accompanied by sweets and biscuits, bread and jam. To overcome the problem of the often busy shared bathroom, we took advantage of the thermal showers, however the weather always remained warm and it was pleasant to soak in the thermal pools.
One evening, since we could not find a restaurant that would convince us to come in and get tired of the Hungarian “goulash”, we even ate in one of the first Mc Donalds that they were opening in the city, a symbol of that western capitalism that so many Hungarians yearned for, after the decades of “Socialist economy”.
After 3-4 days we always moved by car along the “puttingza” (the Hungarian steppe that covers most of the country) towards Lake Balaton, a vacation spot especially frequented by the local inhabitants. Arriving in the town, we spent a couple of days at a campsite on its shores, not missing the opportunity to bathe in its warm and crowded waters of swimmers, sailboats, boats, screaming children and anything floating.
On the shores of the lake there were little restaurants that served the fish of the lake (indeed a little salty, at least the fried one we ate), then there was also a bar where you can sip tokaji wine or soft drinks. After stocking up on the famous Hungarian wine and relaxing on the lake shores, we headed towards Austria, crossing the Hungarian border near a place called Kindergarten Heiligenkreuz and passing quickly to Graz, without stopping because there was little time left.
Going back along the way of going, we passed again to Vienna and then to Salzburg, stopping late at night in a hotel in Innsbruck, a place that given its position on such an important and frequented transit route was ideal for the stops of passage to and from Italy crossing the Alps.
The next morning, as usual, we left early in the morning and reached the Italian border at Valico del Brennero, which we now knew so well, crossing it in the afternoon and ending our trip again in the cool evening, after the summer heat in July that we had accompanied along this journey.
See you for another story…

https://ungherianews.com/2019/02/27/il-turismo-in-ungheria-raggiunge-nuovi-record/

Tourist visa: when enter is very hard.

A very “common” problem for some destinations is obtaining the VISA.
In this case we talk about Tourist Visa: for now I will mention my personal experiences that led me to not have big problems (up to now … alas, but I’ll talk about this spring ….) To obtain a tourist visa.
Surely one who knows this is here: http://www.henriktravel.com/how-i-visited-every-country-in-the-world/. This guy HENRIK JEPPESEN has seen half Africa listing tips to enter many countries, the blog is in English, so if you are familiar with the language or you want to use the translator please settle down.
As far as I am concerned, I can say with certainty that the most complex visa to obtain was the one for India in 2016 ….
A definitely useful site is to “Travel safe” that allows you to have information “updated” on the countries to visit, situation and security for those traveling (http://www.viaggiaresicuri.it/home.html).

For the rest I did not have particular problems in obtaining the entry visa in other countries, be it Japan or Algeria (but in this second case we were with a “humanitarian” organization so everything was easier as it is occupied the association that organized the trip), certainly organized trips are simpler to obtain the Visa, since the agency or the organizing body thinks, such as Russia or China … .There are some countries in to whom the “invitation letter” or “sponsor” is required in certain cases (I think of Australia for a work visa, for example), while tourist visas are subject to the payment of a more or less high “tax”.
Obviously it is not recommended to travel to countries where conflicts or political “tensions” are raging, but also the Visa for the USA is not a trivial matter … without counting the exhausting “controls” of the anti-terrorism that our American “allies” propose to all. tourists / travelers who disembark at the airports with stars and stripes …
Regarding this I can only tell a personal experience happened to my father, upon arrival at the airport in New York (La Guardia Airport to be precise), where the passport control was found that “did not exist” his fingerprints in the database … so I took him to the airport security office, where the Yankee cops made us wait for the canonical half an hour before asking us a few questions and letting us go.
In my opinion this situation was due to the “red” sticker applied by the staff of the airline with which we had flown, as in the first stop in Madrid, where we took an American Airlines flight, my father could not answer the questions of the hostess in Spanish or English (not knowing languages) and was sent to an “additional” check of baggage and clothing by the staff of the company, with the addition of the “infamous” red dot (a square actually … ), applied to the back of the passport. In fact, my brother and I, having received no stamp, passed unharmed to the New York controls ….
Unfortunately, from personal experience I have to reiterate that the “security” controls USA are really excessive in my opinion and I give a practical example: passing through the land customs in Tijuana, back from Mexico, I was stopped and “scolded” by the clerk control (which among other things was Hispanic …) because I had forgotten to throw two oranges bought in Mexico ….

The USA is very taxing on the introduction of fruits and vegetables from other countries because they could contain “chemical agents”, vice versa coming out of the United States is not difficult … all Mexican workers who cross borders after a day spent working hard the “gringos”.
I could say more but I stop here, for sure there are countries like Japan where it is easy to enter by simply declaring the reason for your visit (tourism) and you do not have to pay tourist visa ….
Others are also asking for high figures to have the “privilege” to visit their territory (I think of China, but also India and Russia do not joke …).
What do you think? If someone wants to give his personal contribution is welcome, I have “postponed” for now a trip to China, after seeing the “expensive” costs of the visa and I’m organizing for another destination.
One important thing to know, however, is this: the Italian passport “opens” the doors of many countries and is among the top 10 in the world for the possibilities it gives. Other nationalities are much less fortunate ….

Have a good trip then and look at the VISA!

Norway 1991

The year after my flight to Finland my parents decided to do a “firm” very interesting for the period: go to the North Cape, Norway, by car.
We left at the end of July, in a “Fiat Tempra” Station Wagon tempering with the addition of a LPG tank, considering the costs of petrol for such a long journey.
The travel itinerary included going first to France and then to Germany, where we would embark for Sweden, then quickly crossing it to reach Norway and go up the country to the extreme north.
We stopped first in France because this time we were not alone: ​​along the way they had joined, as agreed some French friends, known at the RIDEF of the year before, in the end we were 10 people: 4 Italians and 6 French.
After a couple of quick stops in Grenoble and Lyon, we headed to the newly-reunified western frontier of Germany (but I’ll talk about it in another story …), it was 1991, there was no GPS and we risked getting lost several times, finally arriving in Strasbourg, where we crossed the border.
Here we headed towards Frankfurt and in a suburb we stopped by a German friend (always known in RIDEF), who hosted us in the garden (we had brought with us the 2 stainless Ferrino tents of the previous year) and in his house. After an evening laughing, playing and joking, we left again to head to Northern Germany and then to Helsingor Being a “group” trip, cohabitation was not always easy, also because we Italians were in “minority” when it came to doing for example, spending with the cash in common, while on the route to follow we were quite agreeing. We quickly crossed Northern Germany in a single day and with a few brief stops, managing to arrive in the port area in the evening.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ferry_Strandebarm_in_Norway.jpgÏàðîì ‘Strandebarm’


We found a ferry that departed in the afternoon and made the fast crossing to the port of Helsingborg in Sweden (at that time there was no bridge on the Oresund connecting Copenhagen with Malmo, joining Denmark and Sweden). The ferry on which we embarked was practically a simple transport without a bridge with space only for cars and trucks.
The disembarkation from the ship was rapid, and we immediately resumed our journey towards Halmstad and then Gothenburg, crossing the Swedish border towards evening and stopping to sleep in a tent near Oslo. Unfortunately it was raining and a real storm broke out that forced me and my twelve year old brother to sleep in the car, while our parents arranged in a semi-flooded tent …
On Scandinavia you can camp freely on farmland, just ask the owners of the land, so we saved a lot of money for several days on housing, while we headed north. A problem was to be able to wash, not having showers or bathrooms available, we arranged in the “nature” and with a couple of baths in the lake or sea (in both cases even though we were almost in August the water was freezing). After Oslo we headed north, avoiding the expensive Scandinavian city, quickly crossing Norway to the town of Trondheim.

https://store.dji.com/guides/capturing-norway-with-zenmuse-x7/

Of this place I remember very well the wooden houses and a general sense of abandonment (Norway was not yet a tourist destination as popular as now), we wandered for an afternoon in the streets in the middle of the colored wooden houses or peeling paint, and we took a sandwich with smoked salmon in a room while my parents look at the prohibitive prices of the restaurant area (at the time smoked salmon was something unusual, not what is commonly consumed today in half the world, moreover it was salmon caught and not bred in the intensive fish farms that flourish in Norway today).
The journey continued towards the Lofoten Islands, we had to reach the islands by crossing a bridge and then moving from island to island always thanks to several bridges or by ferry, the goal was Andenes, a town in the far north of the islands, where he still practices today whale watching or Wale Safari. It took us four days to get there: we spent two camps in front of the islands, after a direct route from Trondheim that took us to the Bognes area, practically opposite the Lofoten. Here we camped on a deserted and enchanting beach, had it not been for the lack of water to wash with and the presence of swarms of mosquitoes, it would have been an incredible (and wild) place to live. Despite the beautiful experience of the beach (where adults also built a sweat lodge for the traditional “sauna”), made of hiking on the rocks, fishing attempts and crossings in the boat, we reached the point of “breaking” with the French and the group divided by the usual problems that arise in groups not accustomed to travel together: problems for the fair sharing of expenditure made with money from the cash in common, which often led us to not have enough food for us, while the French sacked stocks food without worrying about leaving us something to eat. Often then the group, claiming the principle in my opinion always questionable of “the majority chooses” (because the majority can also choose incorrectly …), bought unnecessary or expensive things like carbonated drinks, wine, confectionery and personal products, making absurdly increase the daily expenses for food.
After yet another request for money on their part to replenish the now empty common box, our streets were divided, and we left for Lofoten together with Pierre and Cathrine, a French couple from Grenoble who was more in tune with us and not he approved, for example, the group’s insane expenses, going to the disco (in Norway then …) or the expensive choice of others to stop for a few days without purpose in the rented houses of a lost village on the Norwegian coast. After only one night in the village, to rest on a bed and take a shower, we climbed the small ferry that landed in Lodingen in the Lofoten and continued the journey. While we were entering the cold waters and fish, from the ferry saw a Globicefalo, a cetacean common in these seas, which emerged for a few moments to a hundred meters from the ship and then quickly disappeared leaving me the image of a black and shiny back surmounted by a tapered tail and a short dorsal fin.

https://www.goodtrekking.it/percorsi-trekking/isole-lofoten/

When we reached Andness we immediately went to the visitor center. Here you will find the link http://www.whalesafari.no/?lang=it). At the time the Visitors Center was a very spartan wooden structure, recently opened and equipped with a tiny museum, where we booked the boat trip (ours was a former whaler), paying a very high price (my parents they never told me how much they had paid for 4 people ….), and they had in exchange for boat trips to see cetaceans, food (sandwiches, tea, coffee and biscuits at will throughout the day), and in case of no sighting a second guaranteed exit. Of the crossing in the ship I still own the VHS result of the shooting with the video camera of the time made by my father, who knows if the video can still be seen?
In the end, after registering for the next day’s excursion, we spent the night with the usual tents and the next morning we showed up at the center for the boat ride. The weather was good, being early August, but it was pulling a strong wind that forced us to wear all windbreakers and beanies with visor for the strong sun. Our guide instead, a nice and talkative Norwegian, who seemed not to notice the wind “cold” for us, wore a simple sweater and shorts of fabric.

https://www.visitnorway.com/plan-your-trip/travel-tips-a-z/right-of-access/


We taken place on the deck of the ship, surrounded by the most disparate foreigners (French, Russians, British, Germans and Americans, in addition to some inevitable Japanese, all equipped with bulky analog cameras or camcorders equipped with a microphone), direction the North Atlantic Sea.
We left the port immediately offshore on the sea swept by impetuous winds, consequently the ocean was rough and we say that we had the impression of being perennially sinking in those swirling waters, each time the little ex-whaling boat went down and went up the waves, tilting dangerously from one side and the other, with a fairly “shivering” effect that led some passengers to take shelter under deck. The much feared seasickness did not affect us at all, but Pierre, Catrine’s companion, unfortunately suffered from nausea all the way on the ship.

https://it.wikipedia.org/wiki/Physeter_macrocephalus


As we pushed off the coast we sighted some “breath” thanks to the Norwegian that on the coffa signaled us sightings, then began a “chase” to the whole beer by the ship that rears even more to try to reach the area of ​​’ sighting, but once in place invariably the cetacean had already moved or sunk into the ocean.
At that time our route was punctuated by US military bombers that started at regular intervals from a nearby base and unfortunately I think that this also did not bring us much luck with the whales.
In the end the case gave us an unforgettable experience: a young sperm whale (brown and shiny with water and solar reflections) that was dozing offshore, to which we approached as quietly as possible, with the engine idling. The experience lasted a good quarter of an hour: the whale was not immersed, indeed continued to swim placidly, allowing us to admire it, photograph it, and resume it on video, until someone shouted and applauded the young sperm whale that, arched back, plunged by raising the majestic tail before disappearing into the abyss.
As the weather forecasted for an afternoon storm, the ship immediately turned around after the experience with the sperm whale and took us back to the port of Andness just as a thick blanket of fog and clouds on the horizon began to announce the storm night. Happy and amazed by the experience, that night we stayed on the way back and the next day, up the Lofoten, without taking the ferry, we went from island to island through the bridges that joined them and we overcame the Arctic Circle during the day. This time the North Cape objective was within reach of no more than 400 km as the crow flies, and after yet another supply, we crossed the bridge of the town of Tromso, returning to the mainland, after a zig-zag between the various islands. After a night spent in a small house, the next day we left early to cover the over 500 km that according to our road map there remained before reaching Cape North. The midnight sun and the polar temperatures kept us awake during the long fjord-to-fjord route, in the midst of an increasingly bleak landscape dotted with snow or ice, until the icy sea of ​​Barent finally reached sight , around noon, the infamous North Cape: left the car in a parking lot, we walked to the iron world map that still indicates the northernmost point of Europe, around us tourists discharged from the tourist coaches or arrived with the own cars, campers, motorcycles and anything else strolled enjoying the sun that mitigated the cold wind a little bit, others were heading to the Ristornate of Scandic Hotel Nordkapp or went around in the area. To make it short, there were not all the tourist facilities or the nearby town. In essence, “the northernmost point of Europe” left us an unforgettable memory of a difficult but now reached goal, a test passed that now would not have precluded us no more goal we had had in mind after a difficult but interesting journey.

https://www.tripsavvy.com/best-cheap-hotels-in-oslo-norway-1626637

After lunch, this time crossing the Finnmark inside, we headed to Sweden and, after crossing the border towards evening, we stayed in a boardinghouse along the road, continuing in the car we stopped in a couple of equipped campsites, until we reached the Gulf of Botnia and then avoiding Stockholm, heading towards Gothenburg where we would embark on a “super ferry” that would have landed this time in Rostock in Germany. Frankly these days during the return trip to Sweden I do not have many memories, because I passed them or to sleep in the car, during the interminable days when my father milled kilometers on kilometers, or camping. Sometimes we stopped on the gulf beaches to admire the beautiful Nordic landscapes or the eternal sunset, up to the Skania and finally reaching the port of Goteborg for the night crossing, but given the length of this trip, this will be the next story that I tell you….