Visita a Gran Canaria.

Come già accennato nella prima parte, atterrati all’aeroporto di Gran Canaria abbiamo ritirato velocemente il bagaglio e ci siamo diretti alla fermata dell’autobus di cui avevamo studiato l’orario online. Sapevamo che alcune corse orarie percorrevano tutta la costa sud di Gran Canaria fino alla zona residenziale di San Augustin dove avevo prenotato un appartamentino con vista mare e a poco prezzo che sebbene datato e un pò piccolo ci ha soddisfatto completamente: scesi con calma dall’autobus e preso possesso del luogo, siamo subito andati a fare un salto per vedere il mare distante solo 300 metri. Le spiagge di Gran Canaria che abbiamo visto diversamente da quelle di Lanzarote erano soleggiate, chiare e non così ventose tanto da arrischiarci a bagnarci i piedi nell’acqua che però si è rivelata gelida.

Sapevamo che dopo San Augustin, poco distante vi era una Riserva naturale denominata “Reserva Especial de las dunas” in località Maspalomas, non lontana dal faro omonimo, così il giorno dopo in autobus abbiamo raggiunto questa località. Al di la delle varie zone residenziali sparse un pò d’appertutto nella parte sud di Gran Canaria, come in quasi tutte le isole, la natura è la vera protagonista di questi posti e Gran Canaria non faceva eccezioni. Dopo una breve passeggiata si è spalancato davanti a noi questa sorta di “mini-deserto” costituito da dune di sabbia chiarissima che circondava una pozza lacustre ricca di uccelli e vita. Trattandosi di una area protetta si poteva solo ammirare da determinati punti di osservazione o girarci intorno seguendo i sentieri nella sabbia delimitati da corde legati a paletti in legno, purtroppo qualche “turista” abbandonava il sentiero per inoltrarsi fra le dune, per scattare foto, trascinato dall’impatto visivo del luogo che è davvero suggestivo e merita di essere preservato a tutti i costi da turismo selvaggio,inquinamento e speculazione edilizia.

Per rilassarci un pò abbiamo poi raggiunto sempre a piedi la playa del ingles che si è rivelata una delle spiagge “più turistiche” dell’intera isola, e dopo una bevanda per rinfrescarci abbiamo fatto ritorno al nostro appartamento per preparare la cena.
Va detto che quasi tutte le strutture ricettive sulla costa dispongono di piscina, nel nostro condominio c’era infatti una mini-piscina con alcune sedie a sdraio, ma noi abbiamo sempre preferito andare lungo le spiagge di San Augustin che fra l’altro non si presentavano per niente affollate. Avendo 4 notti da passare a Gran Canaria, l’indomani avevamo l’intenzione di raggiungere la “Capitale” dell’isola denominata “Las Palmas de Gran Canaria”, situata nella parte nord-est e collegata ad una penisola in parte abitata e in parte ricoperta da una zona verde. Va ricordata che assieme a Santa Cruz de Tenerife situata nell’isola omonimo, Las Palmas “condivide” il titolo di capoluogo dell’arcipelago, elemento che si riallaccia al forte orgoglio regionalista degli abitanti delle isole che vogliono sempre far “prevalere” la loro isola sulle altre. Comunque Las Palmas, come è comunemente chiamata, si è presentata come una città moderna, di oltre 300.000 abitanti, con una Università e servizi, oltre che traffico e caos di tutto rispetto. Per orizzontarci nel ampio centro abitato, alla fine ci siamo rifugiati in un “mercado” coperto dove abbiamo acquistato un pò di formaggio (molto gustoso e intenso quello di capra che qui viene prodotto) e ovviamente i salumi iberici (salsicce e prosciutto) per fare una cena pantagruelica quella sera. Francamente la città dopo un giro di mezza giornata e la visita della Cattedrale di Sant’Anna sita nel centro storico, ci ha lasciati un pò indifferenti e siamo scappati dal suo caos e dall’inquinamento dovuto al forte traffico per tornare dopo pranzo alle nostre spiagge tranquille di San Augustin e rilassarci un pò in riva al mare.

Se andrete alle Canarie va detto che si tratta di isole “turistiche” tranne forse El Hierro e La Gormera, le due più piccole e selvagge dell’arcipelago, perciò tranne periodi di “bassa stagione” molto relativi e che corrispondono però al periodo delle tempeste autunnali, troverete sempre frotte di turisti, specialmente sparsi lungo le spiagge o nei siti più famosi.

Proprio per evitare un pò la folla il terzo giorno abbiamo deciso di fare una puntata verso l’interno montuoso dell’isola. In autobus ci siamo diretti verso Tejeda; per raggiungere il piccolo pueblo dove avremmo pranzato, abbiamo dovuto seguire una strada che si inerpicava fra le montagne, superando piccole fattorie e coltivazioni di palma da dattero, senza scordare alcuni strapiombi che visti dal sedile dell’autobus ci hanno “impressionato” particolarmente spingendo alla fine mio padre a cambiare posto per spostarsi sull’altro lato dell’autobus.

Al di la del paesaggio, spesso punteggiato da pini neri e arucarie, oltre alle Dracena drago (piante antichissime a crescita lenta che crescono sull’isola e sono famose per le proprietà terapeutiche) il nostro obiettivo era vedere il Roque Nublo (in italiano Rocca Nuvolosa: si tratta in praticadi uno dei monumenti naturali più significativi dell’isola di Gran Canaria, situato praticamente al centro geografico dell’isola, in una zona molto brulla all’interno del comune di Tejeda. La roccia, di origine vulcanica, che si innalza per 80 m sulla sua base e per 1813 m sul livello del mare e anticamente venne utilizzato come luogo di culto dagli aborigeni canari, gli abitanti autoctoni delle isole. E’ possibile escursioni fino alla roccia, se si ha tempo, noi ci siamo accontentati di osservarlo mentre l’autobus continuava la sua salita fino a Tejeda dove finalmente siamo ci siamo fermati.

Roque Nublo.

Dopo aver dato un’occhiata nel piccolo pueblo e aver visitato il piccolo museo botanico, abbiamo acquistato un pò di piante aromatiche essiccate e ci siamo fatti un giro per la strada principale in cerca di un ristorante dove mangiare. Dimenticatevi i posti “turistici”, qui nel profondo dell’isola oltre a noi e qualche coppia di stranieri nordici accaldati e spaesati, vi erano solo comitive di spagnoli e turisti iberici venuti per trascorrere il weekend sull’isola o nei pueblos (essendo sabato) mangiando tapas e bevendo birra o vino bianco in attesa di gustare i rustici piatti locali, così sono entrato in una sorta di osteria e ho chiesto con il mio spagnolo imparato in Andalusia se si poteva mangiare qualcosa, cercando di non passare per turista straniero: l’oste, classico uomo avezzo a tali richieste di turisti e persone di passaggio mi ha detto quali erano i piatti del giorno, scusandosi per quello che mancava e così, bevendo una birra e mangiando del salame, abbiamo atteso il “caldo de pollo” (una sorta di zuppa di pollo molto comune nelle zone rurali della Spagna) e poi ci siamo rifocillati con delle “tostadas” (pane abbrustolito su cui di norma si strofinano pomodoro, olio, aglio oppure si spalma del burro e si aggiunge prosciutto tagliato a coltello.

Tejeda

Dopo pranzo c’era da aspettare ancora un paio d’ore per il primo autobus del pomeriggio, così mentre mio padre si riposava su una panchina sotto il quieto sole dell’inverno canario, ho fatto un giro continuando ad osservare le comitive di spagnoli che passavano il tempo bevendo, stuzzicando tapas di olive o salumi vari ma soprattutto chiacchierando tutto il tempo. Alla fine l’autobus è arrivato e in un paio d’ore abbiamo fatto ritorno sulla costa in tempo per ammirare il tramonto ad ovest oltre la Punta di Maspalomas.

Faro di Maspalomas

Anche la permanenza a Gran Canaria volgeva al termine e l’indomani avremmo raggiunto l’aeroporto per spostarci sempre tramite bimotore questa volta nell’altra isola più grande e visitata dell’arcipelago: Tenerife.
Ma questa è un’altra storia e sarà raccontata nella prossima puntata…

Dracena Drago.

Un pensiero riguardo “Visita a Gran Canaria.

  1. davvero bella quest’isola, se un giorno deciderò di visitare le Canarie dovrò ricordare questo post. Bellissime immagini!

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