Giappone: Il viaggio della vita. Kyoto e dintorni.

L’antica Capitale del Giappone ci si presenta di colpo davanti, appena scesi dallo Shinkansen abbiamo trovato agevolmente la linea metropolitana che ci avrebbe portati nei pressi del nostro ostello. Niente a che vedere con il caos e l’intricata rete di Tokyo.
Come al solito abbiamo impiegato un pò a trovare l’ostello, in Giappone poi le vie non hanno i numeri civici, e non possedevamo le “meraviglie” più avanzate della tecnologia gps o altro nel 2012…solo una cartina del centro e l’indirizzo scritto della prenotazione…Comunque la strada su cui si affacciava l’ostello era abbastanza conosciuta come “electric street” e dopo il check-in e una doccia veloce, abbiamo curiosato nei dintorni, accorgendoci subito di un fatto: a Kyoto i giapponesi sono meno formali e frettolosi, se ti vedono in difficoltà e che sei uno straniero, prendono l’iniziativa per chiederti “dove devi andare” e da che paese provieni. Un signore ha insistito per aiutarci a tutti i costi a orientarci sulla mappa che avevamo con noi e non ci ha lasciati andare finchè non abbiamo fatto il “punto” esatto. Abbiamo pranzato nel solito ristorantino con macchinetta per ordinare e al tramonto siamo rientrati in ostello: si tratta di una struttura con 2 spazi comuni (uno al piano terra in zona reception e uno in zona pranzo-cucina. Le camere sono leggermente più grandi e vivibili ma sempre di cubicoli con un letto a castello si tratta, vista la non grande differenza di prezzo noi abbiamo sempre prenotato questa formula, perchè un posto letto in una camerata affollata ad un prezzo di poco inferiore non ci sembrava questo grande vantaggio in termini di risparmio e preferivamo avere una stanza in cui potersi rifugiare o riposare ogni volta che ne avevamo bisogno.

Kyoto ha una grande importanza perchè è stata l’antica capitale del Paese per più di un millennio (precisamente dal 794 al 1868) ed è nota come “la città dei mille templi”. Essendo stata quasi interamente risparmiata dalla seconda guerra mondiale, è considerata un fonte fondamentale di siti storici e della cultura giapponese e per questo inserita nei siti protetti dall’UNESCO.
Ci accorgiamo subito che in ostello è difficile socializzare, anche fra occidentali, perchè le persone hanno la “malsana” abitudine di socializzare e vivere perennemente su portatili e cellulari sempre collegati alla rete internet…così decido di concentrarmi sui posti da visitare l’indomani.

Iniziamo con la visita del nostro primo tempio buddista (gli altri templi fin’ora da noi visitati erano tutti shintoisti): si tratta di uno dei 5 templi Monzek di Tenday, situati a Kyoto in una cornice incantevole fatta di giardini e alberi magnifici.
La struttura si compone di varie camere suddivise da paraventi riccamente dipinti. Il pavimento è ricoperto di tatami e si può entrare nell’edificio ovviamente scalzi, mentre il giardino esterno è visitabile una volta recuperate le proprie calzature. Ci rilassiamo per un pò in questo luogo di pace e tranquillità fino all’ora di pranzo.

Alle 14.00 abbiamo la visita al Palazzo Imperiale per la cui visita c’è una lunga lista di attesa e che ho dovuto prenotare dall’Italia con mesi di anticipo per poter trovare due biglietti di ingresso.
La visita inizia in perfetto orario e assieme ad altre 70 persone la guida in inglese ci fa fare un giro completo di circa un’ora intorno al palazzo (non visitabile internamente se non in minima parte) e dei variegati giardini imperiali.


Il palazzo imperiale, risparmiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale come tutta Kyoto risale al 1855, perchè la struttura originale fu distrutta da vari incendi che dalla sua costruzione nel 794 d.C e perciò è molto cambiata nei secoli, per via dell’evoluzione dello stile architettonico che nell’800 era quello del periodo Heian.
All’uscita compro dei dolci di mochi (pasta di riso dolce glutinoso modellata in forma di dolcetto), da riportare in Italia e di ritorno all’ostello incrociamo la strada del mercato dove Pierpaolo tornerà per acquistare un “obi” (cintura) del suo kimono preso in un negozio di Tokyo.
Per cena troviamo un ristorante “koreano” dove i menù sono ovviamente in giapponese ma riusciamo ad ordinare carne everdure da cucinare direttamente sulla griglia disposta sul tavolo, il costo della cena è ovviamente alto (5398 yen che all’epoca corrispondevano a una cinquantina di euro) ma siamo soddisfatti, se non fosse per l’abitudine dei giapponesi di fumare nei ristoranti (non vi sono divieti o stanze separate per fumatori) sarebbe tutto perfetto.
Per altre attrazioni come il famosissimo Castello Nijo
eretto a partire dal 1626 da uno dei membri della famosa dinastia Tokugawa e molto conosciuto e amato dai giapponesi, ad esempio invece non ho trovato in pratica neanche un posto disponibile fino alla fine dell’anno, e il castello è anche in ristrutturazione, ma i giapponesi vanno matti per la loro storia e prenotano anche con un anno di anticipo questi luoghi, perciò ricordate: se organizzate un viaggio in Giappone e intendete visitare palazzi e luoghi storici dove è necessario acquistare un biglietto, di verificare la disponibilità con largo anticipo….

Dopo una cena a base di prodotti pronti e un bento, abbiamo fatto un giro notturno lungo la “Electric street”, scoprendo che le strade erano letteralmente invase da giovani ragazzi e ragazze in tiro come se fosse sabato sera da noi. Trattandosi anche di una serata “estiva” nonostante fossimo quasi a metà ottobre abbiamo subito notato in giro una atmosfera rilassata, perfino con qualche eccezione alle ferree regole, come il bere birra per strada, seduti sui gradini dei marciapiedi, cosa impensabile a Tokyo.
Raggiunta la strada che attraversava il fiume, abbiamo osservato lo scorrere lento del Kamo, data la siccità vi era poca acqua nel letto del fiume e dopo una lunga camminata siamo tornati lentamente verso il nostro alloggio, stanchi e un pò indifferenti.
La cucina aperta sulla sala comune è piccola e sempre affollata, il wii-fii non funziona un granchè e accaparrarsi una delle postazioni internet è una impresa, nei giorni successivi vedremo di utilizzarla quando possibile.

Il mese di ottobre è definito in giapponese “Kamma dsuki e significa “il mese senza dei”; il giorno successivo abbiamo in programma di visitare il tempio del “Dio Volpe” ad Inari, una piccola località adiacente a Kyoto che raggiungiamo comodamente dopo due fermate con la linea JR locale.
Il tempio si rivela molto grande e giunti alla piattaforma dove era in atto una funzione, abbiamo proseguito sulla destra, dove in un padiglione appartato due “sacerdotesse” officiavano un rito su richiesta di un fedele. Essendo il Dio Volpe una divinità legata al commercio e al denaro, spesso invocato per richiedere fortuna e prosperità in ambito commerciale e negli affare, notiamo che il denaro intorno al tempio scorre a fiumi, anche nella stessa Inari: fra offerte, acquisti di biglietti o tavolette in legno, talismani e chincaglierie varie, il flusso costante di yen permette certamente di mantenere in buono stato le migliaia di torji dipinti di arancione che attraversiamo nella nostra ascensione al tempio.

Fra caldo e umidità la salita si rivela un pò faticosa ma spettacolare e dopo un oretta, giunti in cima, scendiamo con calma, superando le varie “zone ristoro” dove qualunque cosa costa in maniera esagerata, superando santuari e altari carichi di stecche di incenso che spandono il loro aroma. Alla fine compro uno yukata ad una bancarella che si trova all’ingresso del percorso per il tempio, dove il prezzo sembra più ragionevole. Lo yukata è un indumento da casa giapponese tipicamente estivo e molto comodo e informale, assolutamente non adatto cerimonie ed eventi formali di solito indossato dopo il bagno e infatti il termine significa letteralmente “abito da bagno”. Si tratta di una corta “tunica” che si chiude con lacci e un paio di braghe corte, il tutto di solito è in cotone e ha degli “spacchi” sotto le ascelle per favorire la traspirazione.

Per i giorni che ci restano a Kyoto abbiamo intenzione di andare alla vicina cittadina di Nara, mentre la enorme e viva città di Osaka dovrà aspettare un altro viaggio per via delle distanze e del poco tempo a disposizione. In serata acquistiamo con qualche giorno di anticipo il biglietto per tornare a Tokyo fra qualche giorno con un “night bus”, si tratta di una valida ed economica alternativa ai treni veloci del Giappone, anche se non si rivelerà ugualmente comodo, ma questa è un’altra storia e per non tediarvi ve la racconterò nella prossima puntata…

2 pensieri riguardo “Giappone: Il viaggio della vita. Kyoto e dintorni.

  1. questa parte di viaggio è davvero meravigliosa!! Immagini davvero belle, trovarsi in quei luoghi dev’essere stato davvero magico, sono posti che ripagano di tutte le fatiche fatte per arrivarci. 😉

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    1. Si Max, in effetti vorrei tornare in Giappone per vedere meglio il sud del paese. A breve posterò il seguito su Kyoto e dintorni.

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