Spagna mon Amour: Da Salamanca al Portogallo.

Continuiamo la narrazione di questo viaggio “classico” nella Penisola Iberica: Parto letteralmente all’alba, lasciando il mio alloggio, ed esco come un “ladro” per le strade deserte, sperando di non fare troppo rumore.
Per fortuna posso approfittare dell’apertura anticipata, per vedere la Cattedrale e scattare qualche foto, poi devo correre fino alla stazione degli autobus per non perdere l’autobus diretto a Porto.

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Del viaggio fino alla frontiera non ho quasi ricordi, sprofondato in un sonno profondo, mi risveglio praticamente in terra lusitana e dopo un oretta sono a Porto: sbarco con il mio bagaglio leggero dall’autobus, e un pò spaesato provo ad orientarmi in una giornata bellissima, fatta di sole e cielo terso.
Dopo aver fatto un chilometro a piedi trovo qualcuno a cui chiedere informazioni, sperando che comprendano lo spagnolo, riesco a farmi indicare la via: sono sulla buona strada.
Continuo ad avanzare giungendo presto alla parte “storica” di Porto, fatta di vicoletti e salite ripide, quiete e silenzio e intorno case aggrappate l’una all’altra in un modo incredibile che tradisce la stratificazione storica di questa città.
Finalmente trovo l’ostello, la ragazza che mi accoglie è molto gentile e simpatica, mi lascia anche una mini guida di portoghese, poi mi mostra la camerata dove alloggerò per 3 giorni.

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Decisamente Porto mi affascina, mi perdo subito per i suoi vicoli e osservo dalla teleferica la zona delle “Bodegas” dove si produce il famoso vino dolce, peccato che quando chiedo informazioni per effettuare una visita (a pagamento ovviamente), mi dicono che è prevista solo per gruppi….un pò contrariato per questa limitazione mi dirigo di nuovo all’ostello.
La prima sera assisterò ad una rappresentazione di Fado, effettuata da una coppia di ragazzi veramente bravi: lui accompagna con la chitarra questa giovane che ha una voce profonda e piena, ma anche dolce e struggente. Mi rendo conto che i portoghesi sono molto romantici, introspettivi e riservati, diversi dagli spagnoli, ma ugualmente interessanti e che la saudade portoghese non è una “leggenda” ma pura realtà, a volte li vedi tristi e persi con la testa nelle profondità dell’animo umano, ma sono capaci di grandi slanci di buonumore e allegria.

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Faccio anche amicizia in ostello: non ricordo come accade, ma tutto parte da un signore di origini italiane che vive in Belgio e con cui scambio qualche parola in inglese, per poi passare allo spagnolo e infine “ma sei italiano anche tu?” discorrere un pò nella nostra lingua, nell’ostello ci sono anche due giovani francesi e due australiane, e dopo cena, noi “giovani” decidiamo di andare in discoteca…
La seconda serata scorre via in questa specie di Discoteca, attorniati da giovani portoghesi (alcuni veramente giovanissimi, come mi fanno notare spesso le mie accompagnatrici), che si lanciano in balli e acrobazie di ogni genere. Devo dire che è qualcosa di “inusuale” per me dato che non sono di norma un “discotecaro”, ma ascolto tutti i tipi di musica che mi “prendono”.  Alla fine anche per non stare addossato ad un angolo a guardare gli altri ballare, mi lancio in pista e mi lascio andare alla musica, che sia tecno, disco o qualche hit locale.
Balliamo per un oretta, senza pensare, senza bere nulla (abbiamo già bevuto qualche bicchiere di vino prima di uscire…). Non succede niente: si balla e ci si “sfoga” al ritmo delle più diverse canzoni e hit del momento. Poi tutti in spiaggia a vedere il mare, siamo stanchi e accaldati, qualcuno del gruppo vuole andare a bere, altri a fare il bagno addirittura…Per me è tempo di tornare in ostello; non abbiamo coprifuoco, ma ho paura di perdermi nelle strade che non conosco ancora bene di notte, comunque alla fine il gruppo si divide, è passata la mezzanotte da un pezzo e impieghiamo più di un ora io e le due australiane a ritrovare la strada per l’ostello.

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Inutile dire che mi sveglio tardi l’indomani, della colazione per gli ospiti rimane poco, così passo il resto della giornata a visitare la città e a comprare qualche cibaria, mi resta ancora una notte quì, ma l’indomani si parte: destinazione Lisbona. Saluto calorosamente i miei compagni di ostello e le nostre strade si dividono: chi torna a casa, chi va verso la Spagna, chi resta altri giorni, il mio viaggio invece continua.
In treno raggiungo finalmente Lisbona: la Capitale mi appare subito magnifica e rutilante, viva e piena di vita. Ho 5 giorni da vivere qui e poi dovrò tornare indietro: saranno 5 giorni molto intensi, persi fra l’Alfama, il quartiere antico della città con i suoi vicoli e i tram che si inerpicano per le viuzze lastricate, poi salgo fino al Castello di Sao George (Ingresso a pagamento) che domina la città, per poi arrivare sulla zona centrale, utilizzare l’elevador de Santa Justa.

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Alloggio in un ostello appena inaugurato, ex sede della Ambasciata Svizzera e trasformato in una struttura con ampi saloni/dormitori, un bar e un ristorante, oltre ad una cucina non ancora attrezzata all’ultimo piano. I lavori fervono ancora e si sente odore di smalti e legno, ma la struttura mi piace molto e i giovani che la gestiscono sono gentili e professionali, il prezzo poi è ottimo. Sono a due passi la la Placa Rossio con le sue fontane, da li a piedi si può arrivare alla spettacolare Praça do Comércio che si affaccia direttamente sul Fiume Tago.

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Le giornate scorrono fra lunghe camminate a cercare scorci, mangiate di baccalà in ristorantini caratteristici e non mancano i miei itinerari con i famosissimi tram gialli: ho fatto un abbonamento a tempo il primo giorno, e ne approfitto per muovermi da un punto all’altro della città, il terzo giorno, scaduto il pass, ho praticamente visto tutto quello che volevo, mi resta il Monastero Dos Jeronimos con l’annesso museo e poi il centro storico con lo spettacolare Convento Do Carmo, per capire di cosa sto parlando basta guardare le foto: quando si trova aperta la struttura, pagando il biglietto si accede ad una struttura basilicale di chiara impronta gotica-medioevale di cui in seguito al terremoto del 1755 del tetto non vi è più traccia.

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Gironzolo per il “cortile” interno osservando il contrasto fra cielo e pietra della chiesa, intorno lapidi e resti, scendo nei sepolcri e nella cripta, in luoghi molto suggestivi che non avrei immaginato di incontrare, dove sono conservati ancora corpi e ossami di epoche passate per poi riemergere alla luce del sole che mi rinfranca.

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L’ultimo giorno pranzo nel ristorante dell’ostello e bevo qualche bicchierino di Porto “rosso”, ce ne sono tante varietà e ho comprato una bottiglia, sperando di finirla prima di tornare a Barcellona e prendere l’aereo. Il viaggio infatti volge al termine: saluto con rimpianto Lisbona, i suoi tram, il Tago che la veglia e la sua storia, le persone cortesi e malinconiche e la sera successiva, salgo sul treno notturno che mi riporterà in Spagna.
L’intenzione è fare in notturna la strada fino a Madrid e poi muovermi verso Barcellona, dove fermarmi in ostello per una notte prima di riprendere l’aereo il giorno dopo.

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Alla frontiera sono profondamente assopito, ma incredibilmente ci sono controlli e mi svegliano chiedendomi un documento, mostro la mia carta d’identità e si scusano per l’interruzione, pochi minuti più tardi la polizia spagnola farà scendere dal treno un gruppetto di persone, presumibilmente clandestini proveniente dal sud-est asiatico che cercano di entrare in Spagna dal Portogallo, portando con loro alcune buste di plastica e qualche borsa. L’ultima immagine che mi resta impressa di questi sfortunati è quella delle loro sagome acquattate sulla banchina della stazione e circondate da uomini in divisa e in borghese che parlano alle ricetrasmittenti e verificano i documenti di alcuni di loro, mentre il treno si allontana sotto le luci crude della Stazione.

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La notte si stinge gradualmente in alba e posso ammirare i paesaggi dell Estremadura e poi della Spagna Centrale, fino a Madrid, dove cerco una coincidenza per Barcellona: l’unico treno disponibile è un “AVE” (alta velocità) via Saragozza, con cambio in quella città, che mi permetterebbe di arrivare in serata. Così pago il prezzo più alto e mi godo le 2 ore fino a Saragozza, mangiando poi un bocadillo nella stazione in attesa della coincidenza. Un altro paio d’ore mi permettono di giungere a Barcellona.

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La città è esattamente come l’ho lasciata: caotica e piena di turisti, così giro per la Rambla du Mar e osservo il porto, mangio qualcosa in una tapaseria, godendomi l’ultima serata prima della partenza. Provo a finirmi la bottiglia di porto liquoroso comprata a Lisbona, ma bere da soli non è lo stesso che bere in compagnia…così l’indomani dovrò vedere la bottiglia finire nel contenitore della “basura”, mentre spiego ai controllori di sicurezza le ragioni un pò romantiche per cui avevo con me quella bottiglia di così grande qualità.
L’imbarco è abbastanza lento, ma in due ore scarse atterro a Pescara, dove un autobus mi riporta a casa. Un altro viaggio è terminato ma vi sono ancora tante storie da raccontare….

Un saluto sincero a tutte le persone conosciute in questo viaggio.

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Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

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