Spagna mon amour…

Nel settembre 2011, dato che il mio “amore” per il continente iberico non mi lasciava da quando ero tornato dall’Erasmus, riuscii finalmente ad organizzarmi per un viaggio in Spagna: si trattava di fare un giro della Penisola Iberica sconfinando poi in Portogallo per poi tornare indietro…
Partito con un volo low cost dall’aeroporto di Pescara, sbarcai a Barcellona in mattinata: trovai una città più affollata, turistica e inquinata, forse più “brutta” di come me la ricordassi rispetto al 2000. Una città del “tutto e subito” in cui i catalani sopportavano in silenzio l’invadenza dei turisti stranieri e il traffico a tutte le ore del giorno (anche quelli italiani da cui mi separai con sollievo appena sceso dal bus navetta dell’aeroporto di Girona, una volta raggiunto il centro della città). Passammo accanto alla “Sagrada Familia” circondata da gru e cantieri ancora in opera, che la facevano sembrare una eterna “incompiuta”, e che non avrei visitato nemmeno questa volta.

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In una Barcellona frenetica e piena di vita, un pò caotica e molto rumorosa, raggiunsi l’ufficio informazioni per farmi dare indicazioni su come raggiungere il mio ostello, prenotato online in Italia; a piedi ci misi una mezz’oretta, le mie aspettative erano alte, con il mio spagnolo e la fiducia di essere in una terra “amica” l’accoglienza un pò “fredda” del ragazzo alla receptions mi riportò con i piedi per terra…
Nessun problema, ero qui per un paio di giorni, per vedere ciò che non avevo visto della città e poi ripartire. Dopo essermi sistemato nella camerata da 6 e aver salutato i miei compagni di stanza mi catapultai sulla rambla, e raggiunsi il porto, dove trovai la stessa atmosfera rilassata di 10 anni prima, i turisti a prendere il sole di fine estate, l’odore del mare, ma trovai anche un mega centro commerciale multipiano fornito di multisala cinematografica, costruito proprio di fianco alla Rambla du mar

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La “modernità” iper-consumista e commerciale era arrivata anche nella laboriosa e “seria” Barcellona…mi spostai nel Barrio Gotico, fra le viuzze dove Manuel Vasquez Montalban aveva fatto camminare il suo Pepe Carvalho e mi ritrovai seduto ad una “barra” nella zona del mercato a mangiar tapas, l’idomani arrivai fino al Parco Guel’ terminai i miei giri sempre sul mare, vivendo la città per la strada, ma il viaggio continuava…

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L’indomani mattina all’alba avevo già lasciato l’ostello, direzione Valencia: dopo una interminabile giornata passata attraversando la meseta spagnola, finalmente vidi la città di Valencia che non conoscevo minimamente, un pò di tempo per “orizzontarsi” e poi trovai l’ostello che mi aspettava nel centro storico, gestito da ragazzi allegri e gentili, vi avrei passato solo un altro paio di giorni, così mi lanciai subito alla scoperta della città, più “calda” ed “esotica” di Barcellona, fino a raggiungere il suo “simbolo”: L’oceanografico, composto dall’acquario e da una serie di musei e giardino zoologico.
L’impressione di vedere tutti quei pesci e squali negli acquari dopo un pò diventò opprimente; animali cresciuti in cattività che destavano la curiosità dei “visitatori” e si spostavano mestamente nelle vasche, alcuni più elusivi, altri ormai rassegnati alla folla di curiosi e turisti rumorosi, specialmente i bambini…tutto era spettacolo, anche i delfini costretti a fare il loro show: mi ero aspettato forse qualcosa di più “didattico” e “naturale” e mi trovavo invece in uno “zoo”, con le altre attrazioni come il cinema dell’oceanografico non andò meglio, in realtà la cosa migliore era l’insieme delle architetture che parevano emergere dall’acqua, la volta sferica della sala cinematografica in 3 D e gli edifici annessi bianchi e abbaglianti.

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Il giorno successivo lo passai a girare la città vecchia, con le sue chiese e piazzette decorate, con le sue vie e cervecerie piene di gente (eravamo nel fine settimana), una umanità allegra e variegata che come tutti sanno, in Spagna iniziava a darsi appuntamento per una birra e una tapas nel tardo pomeriggio, per poi proseguire fino a tarda sera, di locale in locale, gustando patatas a la “brava”, prosciutto, olive, tostadas (simili alle nostre bruschette) con tomato y pimientos e qualunque cosa fritta o cucinata, servita con un bicchiere di vino o una birra.
Dopo una cena veloce e una cerveza, visto che avevo trovato la cucina dell’ostello occupata, preparai lo zaino per l’indomani e andai a letto presto.

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La mattina mi accolse con grandi aspettative: attraversai le vie vuote della città diretto verso il Terminal Bus, dove avrei iniziato una traversata del sud della Spagna, passando per Saragozza senza fermarmi per poi giungere alla capitale: Madrid.
In 8 ore di autobus, cullato dalla monotonia del mezzo e dalla musica nelle cuffie, raggiunsi la città che tanti amavano e altri odiavano, in cui ero stato solo poche ore quando vi ero andato durante l’Erasmus.
Madrid aveva quel fascino da città moderna e sofisticata, un pò arrogante e altezzosa, ma con la consapevolezza di poterselo permettere perchè “centro” del Governo, metropoli ricca e “artificiale”, costruita proprio in mezzo al paese, nel nulla della prateri spagnola (la meseta), più per esigenze amministrative che per una necessità urbanistica.

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Se chiederete agli spagnoli che non siano della capitale, vi diranno che i “madrilegni” sono un pò arroganti e se la “tirano”, e soprattutto parlano un castigliano “perfetto” senza inflessioni o accento, tutto vero….ma a me la città non dispiacque.
Preso alloggio nell’ennesimo ostello dove trovai per la prima volta dei compagni di stanza espansivi, salutai i due francesi e l’israeliano con cui dividevo la camerata e poi mi lanciai per le vie del Centro, poco distante.
Il mio primo obiettivo era per l’indomani: Il famoso museo del Prado, che per uno come me appassionato di arte era impossibile da ignorare, così passai il pomeriggio a vedere il Parco della città e la zona “governativa” con il Palazzo delle Cortes chiuso per il fine settimana e una miriade di turisti che sciamavano per la città raggiunsi prima la “Plaza de espana” gremita di tavolini e locali affollata di avventori a qualunque ora (c’è n’è una in ogni città iberica) per poi proseguire verso la “Gran Via”, famosa arteria commerciale di Madrid, dove gli autobus turistici sbarcavano comitive e famiglie davanti agli alberghi del centro. Finii per “perdermi” la sera nel centro fatto di vie ortogonali tutte uguali. Tornare all’ostello fu arduo, ma alla fine, anche grazie a qualche indicazione stradale rimediata e ad un pò di memoria visiva, ritrovai la zona degli ostelli, giurando che l’indomani mi sarei mosso solo con la mappa della città.

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L’indomani mi aspettava “l’impresa” di vedere il Museo del Prado: dopo una fila non chilometrica, mi lasciai trasportare nelle sale piene di opere che spaziavano dal rinascimento, al classicismo, passando per Manierismo, età moderna, impressionisti, artisti spagnoli e francesi, italiani e molti autori fra i più famosi, senza dimenticare le avanguardie, Picasso e opere che neanche immaginavo fossero custodite in quel museo sterminato, così grande che dovetti pranzare all’interno (a prezzi non proprio popolari, ricordatevi sempre che i ristoranti e bar dei musei sono “cari”) con una bottiglietta d’acqua, una fetta di tortilla con patate (frittata spagnola) e un frutto più caffè alla modica cifra di 11 euro e passa…
Uscire però prima di aver visto quello spettacolo di colori, pennellate e opere fra le più conosciute durante l’università, non era per me umanamente possibile, così terminata la visita, guadagnai l’uscita nel sole del primo pomeriggio e mi rilassai un pò nel piccolo parco prospiciente il Museo del Prado.

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Dopo un pò di riposo in ostello, trovai un bar dove la varietà delle tapas era accettabile e consumai la cena alla “barra” (il bancone) ordinando quello che volevo e accompagnando il tutto con qualche birra, le strade rigurgitavano turisti e scolaresche in gita, e la Gran Via era un turbinio di auto e motori, clacson, autobus e persone che arrivavano, persone che partivano, per andare da qualche altra parte.
L’indomani sarei ripartito, questa volta in direzione di una località relativamente vicina: Salamanca con la sua famosissima (e antica) università, ma vi avrei alloggiato solo una notte…

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Al mattino, preso l’ennesimo autobus, raggiunsi Salamanca verso mezzogiorno: la città si presentò monumentale, adorna di chiese gotiche ed edifici storici, con un centro storico grandioso e punteggiato di Facoltà universitarie, ovunque studenti seduti nei locali, o intenti a studiare nei parchi, sulle panchine, sui muretti o sull’erba dei parchi.

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Diedi un’occhiata all’antica Biblioteca, e cercai di entrare nelle chiese, ma purtroppo erano chiuse, avrei dovuto trovare il tempo l’indomani prima della partenza, e dato che lo stomaco brontolava, scovai una cerveceria dove servivano delle tapas che definire incredibili sarebbe riduttivo: per cominciare servivano assaggi di baccalà preparato nei più diversi modi, che potevano variare dal “pastellato”e fritto, al cotto al sugo con verdure, oppure il classico baccalà con patate saltato in padella (senza pomodoro), oppure grigliato alla piastra con aglio, olio e odori, ma non mancava nemmeno il carpaccio di baccalà, l’insalata di baccalà arrosto con prezzemolo olio e aglio, o “piccante” con peperoncino, ecc….
Ormai ero strapieno, complici anche le birre, così mi ritirai in ostello per riposare un pò e uscire di nuovo la sera, per ammirare la città illuminata e fiabesca con le sue guglie gotiche, mura medievali, antichi edifici e strade lastricate di pietra su cui si udiva il rumore di passi e ogni tanto il motore di un’automobile. Decisamente Salamanca mi aveva “stregato”, così finii nello shop dell’università a cercare qualche “simbolo” da riportarmi, come una matita, una maglietta, un taccuino….

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Il viaggio però continuava e l’indomani mattina sarei ripartito molto presto, per vedere la Cattedrale aperta per la funzione e poi prendere il primo treno (autobus non ce n’erano) che mi avrebbe portato fino all’antica città di Porto, oltre il confine poco distante, in Portogallo insomma, dove iniziava la seconda parte del mio viaggio.
Ma dato che la storia è molto lunga, ve la racconterò in una seconda parte….Hasta luego.

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Un pensiero riguardo “Spagna mon amour…

  1. molto bello e dettagliato questo tuo viaggio in Spagna, io sono stato in Costa Brava nel lontano 1988, ho visitato Barcellona, e i luoghi della movida classici dei giovani in cerca di sballo, ma della Spagna non ho visto altro, a Madrid non ci sono mai stato e neppure a Salamanca. Devono essere posti interessanti da un punto di vista culturale.
    Se dovessi tornare in Spagna sono sicuro che la troverei molto cambiata, probabilmente apprezzerei cose che un tempo neppure avrei guardato. Con gli anni si apprezza molto di più la vita e la bellezza in genere.

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