Erasmus mon amour: Sevilla.

Scusate la lunga assenza, ma il estate si “lavora” e più o meno in base agli arrivi e devo “accogliere” ospiti e viaggiatori…Comunque, parlerò di qualcosa che tutti conosceranno e che ha a che fare con il viaggio e il cambiamento in generale oltre alla “scoperta” di nuovi orizzonti e prospettive di vite: quel “Progetto Erasmus” che ha fatto viaggiare e studiare, conoscendo un altro paese europeo milioni di studenti italiani e stranieri.

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Come “studente Erasmus” sono partito un pò “stagionato”, nel senso che a 29 anni, senza un lavoro, una prospettiva lavorativa futura, oltre a solo qualche collaborazione occasionale, mi ero iscritto di nuovo all’università per prendermi una seconda Laurea, dato il tanto tempo libero che mi trovavo a “gestire”. L’intenzione era specializzarsi in “Archeologia e cultura del Mondo Antico e Medioevale” dato che provenivo da una vecchia Laurea in Conservazione dei Beni Culturali: ovviamente si tratta di Lauree “umanistiche” che danno “miriadi di opportunità di lavoro in Italia”…direte voi, in effetti ci sono più archeologi disoccupati che ingegneri nel Bel Paese pieno di opere d’arte, beni culturali, parchi archeologici e rovine antiche, ma questa è un’altra storia…

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Comunque dopo un anno decisi di “tentare” L’Erasmus, destinazione ovviamente Spagna, e per la precisione Siviglia, in Andalusia; avendo una media voti “alta” e un buon numero di esami superati, feci domanda e nonostante i posti disponibili fossero solo 4, immaginando che ci sarebbe stata “folla” e sarei stato superato in graduatoria da qualcuno più meritevole, mi ritrovai pochi giorni dopo con la comunicazione di accettazione della mia domanda in mano. Andai così a seguire il corso di orientamento e lingua spagnola in mezzo a ragazzini di 20-22 anni in previsione della mia permanenza in Spagna. Per farla breve la preparazione mi prese tutta l’estate del 2009 poi partii a settembre, senza sapere lo spagnolo, un pò inquieto ma con grande interesse per quello che avrei trovato in quella città che è Siviglia.

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Le prime impressioni furono molto positive: chi conosce Siviglia, saprà bene che è una città del sud della Spagna, molto calda e turistica, ma anche caratteristica e ricca di vita e cultura. Dopo un paio di giorni in hotel, riuscii a trovare un appartamento “compartito” con altre 3 ragazze lavoratrici: una peruviana, una guatemalteca e una rumena.
In un certo senso, per la mia conoscenza dello spagnolo, ciò fu la mia salvezza: a differenza di TUTTI gli altri studenti italiani che frequentai e incontrai nella mia permanenza di 6 mesi, i quali tendevano a prendere casa assieme, finendo per parlare italiano in casa, e fare i “turisti” per la città, io praticai subito la lingua in modo diretto e continuativo con le mie companeras de piso, anche per molte ore al giorno, specialmente uscivo con una di loro, la ragazza guatemalteca, che mi aiutava ad approfondire l’idioma e mi fu di grande aiuto. Heidi sarebbe rimasta una mia grandissima amica e in seguito l’ho rivista quando ho fatto di nuovo un “giro” in Andalusia. A lei sono legato da una profonda amicizia, e anche quando lei cambio casa per il costo della pigione, continuai a frequentarla di tanto in tanto.

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La città in autunno era stupenda:  girai Siviglia in lungo e in largo, perdendomi fra i “barrios” del centro storico o passeggiando per il lungo-fiume, inoltre andavo a “Clases de espanol” e ai corsi universitari nella Sede Centrale della Universidad de Sevilla spostandomi in autobus e attraversando tutto il centro urbano, dato che vi erano varie facoltà sparse per la città, mentre la sede centrale de la “Universidad de Sevilla” si trovava all’interno di un maestoso edificio: si trattava di una antica fabbrica monumentale di tabacco, posta proprio nel Centro Storico, a due passi dall’Avenida de La Costitution e dalla Cattedrale dove sono state poste le spoglie di quel Cristoforo Colombo che fece “grande” Siviglia con i commerci aperti dalle sue spedizioni nel Nuovo Mondo. Feci amicizia anche con qualche ragazzo spagnolo dei corsi che seguivo, nel frattempo il mio idioma migliorava sempre di più e continuavo a girare instancabilmente la città in bicicletta (finchè non me la rubarono davanti al Centro Commerciale di Nervion Plaza…) e poi a piedi e in autobus…

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Nell’appartamento ci furono “cambiamenti”, una delle coinquiline, la rumena, era “scappata” via nei primi giorni della mia permanenza, una notte, senza pagare l’affitto arretrato al padrone di casa, pochi giorni dopo il mio arrivo, prima di novembre, andò via anche la mia amica guatemalteca Heidi e rimasi con con Maribel, la signora peruviana e un nuovo coinquilino trovato dal “duegno” dell’appartamento: si trattava di un giovane “sevillano” doc un pò sbruffone e infantile su cui sorvolerò perchè non c’è molto da dire sul suo conto…
Arrivo dicembre e strano a credersi arrivo anche una ventata di freddo gelido, inusuale per una città come Siviglia, anche perchè dovete sapere che nelle case non ci sono termosifoni e i sivigliani  e gli andalusi in generale usano stufette portatili ad aria calda e termosifoni elettrici a ruote. Io avevo solo una ventolina elettrica e nessun vestito pesante, dopo qualche giorno di “sofferenza” comprai in un grande magazzino un giaccone sintetico per proteggermi dal freddo, mi procurai anche qualche pantalone jeans pesantee in seguito scarponi invernali. In dicembre sulla città cadde perfino della neve, passai la vigilia di Natale con la mia amica guatemalteca e le sue coinquiline nel loro appartamentino in un barrio in periferia, fra musica latino-americana e balli, oltre a cibo tipico dei loro paesi d’origine.

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Il giorno di Natale sotto una pioggia battente lo passai a casa della figlia di un amico di famiglia, che era finita a Siviglia da un annetto in cerca di lavoro e faceva la “carpintera”, il Capodanno invece lo passai con i miei genitori, che erano venuti a trovarmi, in piazza, dietro l’Aiutamento della città (L’edificio del Municipio), per poi tornare a casa a piedi come al solito, dato che gli autobus erano tutti fermi per la festività.

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Durante i miei vagabondaggi per la città, in autunno, avevo già visto quasi tutti i musei, il Real Alcazar (antica residenza reale dei Reali di Spagna usata ancora in estate da Re e famiglia reale…) e la “Galeria des Bellas Artes”, avevo partecipato a qualche “boteillon” (il riunirsi fra giovani per strada, in un luogo designato e bere quello che ci si porta da casa, chiacchierando), poi con l’arrivo delle piogge, in una regione di solito arida e secca, mi trovai a dover passare il tempo in posti chiusi, fra cinema e bar, dove si servono tapas “povere” e “cerveza” andalusa chiamata “Cruz Campo” che gli andalusi non mancano mai di lodare, anche se in realtà è una birra leggera e con poco corpo, molto dissetante che tende però a gonfiare lo stomaco e a fare troppa schiuma…

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L’anno che arrivo, il 2010, mi porto 3 mesi in cui il tempo tornò ad essere mite e mi permise di girare la regione, senza trascurare i corsi universitari e la “Clases de espanol”, io e Goffredo, un’altro giovane italiano originario della Liguria eravamo probabilmente i migliori allievi della nostra “Profesora” di spagnolo, così in Gennaio, dopo l’esame di 1° livello superato brillantemente, ci iscrivemmo entrambi al secondo livello di lingua, anche se sapevo che avrei potuto frequentare il corso al massimo fino alla fine di marzo, quando scaduto il mio periodo Erasmus di 6 mesi non sarei rimasto ulteriormente, curiosamente in Italia si prospettava la possibilità di entrare in una società dove lavorare in ambito “turistico-ricettivo” nella gestione di un ostello assieme a mio padre perchè una socia intendeva andarsene e altrimenti si sarebbe dovuta chiudere l’attività…

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Continuai nei miei vagabondaggi, da solo o assieme ad alcuni studenti italiani Erasmus come me, a volte un ragazzo tedesco in Erasmus, Benjamin, mi accompagnava in queste “gite” come ad esempio durante il Carnevale di Cadice: porto di mare famoso proprio per questa festività in cui il caos della ricorrenza si mischiò anche in quella occasione con fiumi di birra, costumi colorati e variegati (io mi ero vestito da “platano canario…immaginate un pò voi…). A Cadice però ero già stato in settembre per fare il bagno, buscandomi una bronchite per via dell’acqua fredda e dell’aria condizionata in treno.
Poi andai da solo a Jerez de la Frontera, cittadina famosa per il suo sherry apprezzato come aperitivo soprattutto dagli inglesi ed esportato dagli spagnoli in tutto il mondo, oltre al il vino bianco “secco” che si vende in gran quantità e si consuma nelle notti afose e calde. Non mancai di visitare assieme ad un gruppo di giovani studenti italiani anche Cordoba e la sua famosa “Mesquita” araba trasformata poi in chiesa cristiana con la “Reconquista”.

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Il mio periodo di permanenza volgeva al termine: superai brillantemente i due esami universitari con voti altissimi che non mi sarei aspettato, e ormai parlavo uno spagnolo fluente e conoscevo qualche parola gergale di andaluso, ma restavano solo pochi giorni, poi avrei dovuto lasciare l’appartamento, mentre la primavera e la “feria de april” si approssimavano in città.
Feci un ultimo “viaggio” fino a Madrid, via Autobus, con l’intenzione di vedere il Museo del Prado e tornare la sera, ma la distanza era tanta alla fine visitai solo genericamente la Capitale trovando i madrilegni molto diversi dagli andalusi: più sofisticati e aristocratici, anche se con una ottima “dizione” nella loro lingua spagnola. Mi feci strada far le strade di Madrid e il suo Parco, salendo le sue vie dritte che si inerpicavano su per la collina fino al Parlamento Spagnolo e in nottata tornai a Siviglia distrutto per il lungo viaggio.
Pochi giorni dopo salivo sull’aereo che mi avrebbe riportato in Italia dopo 6 mesi e poco più: in questa città andalusa caotica e un pò “ladrona” popolata da gitani, stranieri, andalusi, spagnoli, turisti e una miriade di studenti, una città caotica ma popolare e conveniente: in questo posto lasciavo un pugno di amici che avrei rivisto ancora in seguito, nei miei ricordi rimanevano un sacco di posti visitati come l’Alameda des Ercules o la Colonia Romana di Italica con il suo anfiteatro e soprattutto, colori, sensazioni, gusti e sapori di tapas e vino andaluso, cerveza e profumi di fiori dei giardini curatissimi nei patii della città, un giorno, alcuni anni dopo, sarei tornato per rivedere i luoghi che avevo lasciato, ma questa è un’altra storia….

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Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

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