Viaggio in Iran: Sesta parte.

La mattina del 24 aprile ci svegliamo quando il cielo è ancora nero, e dopo aver ripreso i passaporti, ci accompagnano sotto una pioggia insistente fino al terminal bus di Shiraz per gli autobus che fanno le tratte più lunghe.
Sono le 5.30 di mattina quando arriviamo in Stazione, purtroppo dovremo attendere fino alle 6.30 prima di partire…con un ritardo di oltre mezz’ora ci inoltriamo nel Belucistan, sotto la pioggia sempre più fitta, diretti verso Kerman, la capitale di questa regione di frontiera che confina con il Pakistan ed è nota per i traffici (anche illeciti), per l’irrequietezza dei beluci nei confronti del potere centrale e per la grande varietà di dolci ai datteri e merci più varie.

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Pioggia e vento ci accompagnano per tutte le 7 ore del nostro viaggio più lungo fino ad ora, e alla fine scendiamo stanchi e indolenziti al terminal-bus alle porte di Kerman, prendiamo il primo taxi scalcinato (il conducente è un uomo di mezz’età con occhiali spessi come fondi di bottiglia, ciabatte ai piedi e un giubbotto sdrucito sulle spalle, che si ostina a guidare, telefonare con il cellulare, ruotare la manopola della radio in cerca di musica e cambiare le marce contemporaneamente…) che nonostante la guida spericolata ci lascia sani e salvi davanti all’Hakvan Hotel per una somma ridicola di appena 50.000 rials.
Entriamo in questo Hotel degli anni ’50 (Epoca degli Sha pre-Repubblica Islamica) in cui tutto ciò che ci circonda parla di un’altra epoca: i fratelli Hakvan ci accolgono cordialmente nell’atrio dotato di due banchi reception in marmo speculari. La struttura è un punto di riferimento nonostante le camere vetuste, l’assenza di ascensore e i bagni con vasca. Nel piano seminterrato si trova il ristorante dove consumeremo colazione e cena (ho accettato per e-mail la mezza pensione, dato che era compresa nel prezzo) e due notti con mezza pensione ci verranno a costare € 65 al giorno per due persone: forse una delle cifre più alte che pagheremo in questo viaggio, ma a Kerman non ci sono stati altri hotel che hanno risposto alle mie richieste di informazioni. Su un basso tavolino non mancano i 7 elementi simboli del Nowruz, il Capodanno Persiano, che si è celebrato in tutto l’Iran il 21 marzo e che un giorno spiegherò più dettagliatamente…

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Mentre effettuiamo il check-in, arriva il più giovane dei due fratelli e ci vengono proposti vari tour a Bam e in altri posti secondari nei dintorni. Dato che abbiamo prenotato per solo due giorni e visto che le distanze sono notevoli e la stazione degli autobus è molto fuori mano, decidiamo di accettare e affidarci ai loro autisti per vedere tutto ciò che c’è da vedere, compresa la fortezza di Bam, un pò distante, anche perchè i prezzi sono buoni.
Dopo qualche chiacchiera, ci viene consegnata la chiave della nostra camera e il facchino ci fa trovare i nostri bagagli in una stanza antiquata, al secondo piano, dotata di bagno antico con doccia fissa sopra la vasca in ceramica, porta del bagno che non si chiude, mobili “antichi”, specchio “appoggiato” su un mobile addossato ad un muro, ma dotato di ampia finestra e serramenti nuovi (gli infissi hanno ancora gli adesivi dell’imballo) affacciata sul cortile posteriore e televisione a schermo piatto con soli canali iraniani, appoggiata su un vecchio mobile frigo che contiene un frigobar samsung degli anni ’80 e l’immancabile bottiglia d’acqua offerta dall’albergo.

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L’Iran ormai ci ha abituati a questi stridenti contrasti, cosi dopo esserci rinfrescati e cambiati, usciamo per fare un giro di 4 km a piedi fino al Bazar: qui compriamo miele in favi di cera, i famosi biscotti di Kerman ripieni di datteri e diamo un’occhiata agli ori e gioielli esposti a profusione nei vicoli del Bazar, noti per la ricchezza e qualità, ma troppo cari per le nostre tasche…
Dribbliamo dei ragazzini un pò troppo insistenti che ci seguono tentando di venderci chewinIMG_20180423_173202.jpggum aromatizzati alla banana, e torniamo sui nostri passi verso l’hotel, evitando le pozzanghere e il fango sparsi per le strade e lasciati dal nubifragio del giorno prima.
Purtroppo alla rotonda “Imam Khomeini” molto grande e fitta di cantieri sbagliamo strada e non riuscendo a ritrovare l’hotel, alla fine ci affidiamo ad un taxi che ci riporta in 10 minuti all’albergo.

Luca Colantonio, Italia, Wall, Arg-e Bam, Iran.jpg

La sera, dopo una cena variegata nel seminterrato dell’Hakvan Hotel, servita da camerieri di mezza età che parlano un francese fluente con la comitiva di transalpini alle nostre spalle, ci ritiriamo in camera distrutti per il viaggio e la camminata.
Al nostro risveglio, dopo una colazione iraniana abbondante, ci siamo fatti trovare nella hall dell’albergo dove il nostro autista giornaliero ci aspettava per il tour che avevamo accettato di fare il giorno prima: una giornata al prezzo di € 45 in due che pago ad uno dei due fratelli Hakvan.
L’itinerario comprende la famosa Fortezza di Bam, a più di 200 km di distanza, che raggiungiamo ad alta velocità, grazie al nostro autista, che si rivela persona di poche parole, ma gentile e cordiale. Arriviamo all’Arg-e Bam (fortezza di Bam), verso le 10.30, sotto un sole torrido che si fa sempre più implacabile nonostante, cappelli e acqua.

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Visitiamo la cittadella famosa per il film di Valerio Zurlini “Il deserto dei tartari” tratto dall’omonimo libro di Dino Buzzati, trovando la città urbana che circonda la fortezza ancora semi-distrutta dal catastrofico terremoto del 2003 e ricostruita a pezzi, mentre la fortezza si presenta ricostruita al 90% con mattoni di fango realizzati sul posto e nuove tecniche costruttive antisismiche, con l’aggiunta di pali di sostegno delle strutture in terra cruda più “fragili” e un aspetto generale “nuovo” che quasi ci sconcerta. Oltre agli operai sui ponteggi o intenti a impastare fango e paglia per i mattoni necessari ai restauri, non vediamo molti turisti.

Luca Colantonio, Italia, Fortezza Bastiani, Arg-e Bam, Iran.jpg

La fortezza si staglia nella calura estiva in attesa del tramonto, quando verrà presa d’assalto da orde di turisti in autobus alla ricerca dei colori e suggestioni del giorno morente e di foto “memorabili” per la loro vacanza, anche noi scattiamo tantissime foto, come se temessimo di veder sparire nel deserto questa “città” di fango tanto famosa perle sue architetture, saliamo fino in cima, sul mastio restaurato e lasciato aperto, per poi scendere velocemente in cerca d’acqua prima di ripartire. Alcune botteghe e una sala da tè sono disposte lungo la via principale che attraversa la cittadella ai piedi della fortezza, compro un bicchiere di acqua micro-filtrata (sapore orribile ma dissetante) e poi con Pierpaolo raggiungiamo il nostro “tassista” che ci aspetta vicino all’auto sotto l’ombra di un albero.
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Ci dirigiamo verso i “Kalut”: una zona desertica di “torri” di sabbia modellate dal vento incessante che ha prodotto degli Yardang (castelli di sabbia) naturali alti anche 10 piani, per la cui formazione sono stati necessari millenni, grazie all’erosione delle pareti rocciose dell’altipiano che hanno portato a questo risultato. La leggenda locale invece narra che le “costruzioni” naturali siano le antiche vestigia di un popolo di lillipuziani denominati appunto Kalut…
Dopo qualche foto per immortalare tali strutture, raggiungiamo sempre ad alta velocità (in Iran vedrete esempi di “guida sportiva” anche in curva che vi faranno impallidire finché non ci farete l’abitudine) la cittadina di Rayen (9000 abitanti o poco più) adagiata nella vallata desertica, dove consumiamo in un ristorantino locale riso con kabab di pollo e verdure assieme al nostro autista e poi raggiungiamo in auto la cima della collina, per “scoprire” l’imponene e conservatissimo Arg-e Rayen (Fortezza di Rayen), più piccola e raccolta di quella di Bam, ma in uno stato di conservazione eccezionale.

Luca Colantonio, Italia, Scorcio di terra, Arg-e Raien (Fortezza di Rayen), Iran.jpg

Nonostante il terremoto del 2003, infatti, Rayen non ha subito quasi nessun danno, essendo lontana dall’epicentro del sisma, situato a Bam, così che la cittadina e la relativa fortezza hanno goduto di una “rinascita” dovuta anche alla distruzione di Bam, che ha portato molti turisti e tour organizzati a preferire Rayen, almeno finchè l’altra fortezza non è stata quasi interamente restaurata. I lavori di “restauro” molto più blandi hanno più che altro portato nuova prosperità al complesso, dotato di un “palazzo del governatore suddiviso in 4 zone quadrate di egual misura e accessibile in tutte le sue stanze, senza contare il tetto su cui salire, circondato dalle mure di cinta, sempre in terra cruda e la cittadella in eccellente stato di conservazione tranne per qualche parte periferica in rovina.

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Dopo aver gironzolato per ogni angolo di questa meraviglia inaspettata, abbiamo fatto tappa nei giardini di Bagh-e Shahzde: una sorta di oasi nel deserto dotata di fontane, vasche d’acqua e ricchissima di piante e alberi, in contrasto con l’arida distesa circostante, ovviamente provvista di sala da te e ristorante in alcune ali un pò vetuste del complesso.
Infine il taxi ci ha lasciati davanti all’Aramgah-e Shah Ne’matollah Vali: un mausoleo molto importante per gli abitanti del luogo, dotato anche di un santuario Sufi e sormontato da una cupola in terra cruda, che abbiamo però preferito osservare solo dall’esterno, nel giardino ricco di botteghe di fronte all’ingresso a pagamento, un pò stanchi per tutto quel girare

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L’impressione comunque è stata che ne sia valsa la pena e verso le 17.30 siamo tornati nel nostro albergo a Kerman stanchi e accaldati. Dopo un pò di riposo abbiamo consumato una cena gustosa e ricca di piatti (dal kabab di pollo alle insalate, verdure marinate nell’aceto, omelette, la stessa zuppa di verdure della sera prima e ovviamente il nun, il classico pane persiano, senza contare lo stufato di montone e una bottiglia di birra analcolica per innaffiare il tutto, ma ormai eravamo satolli…), per poi ritirarci a dormire in attesa dell’indomani.
Avendo ottenuto di effettuare il check-in ritardato alle 14.00, in attesa di andare a prendere in stazione l’autobus che ci avrebbe riportato a Teheran, dopo un giro in centro, fino alla biblioteca di Kerman e all’Yakhchal Moayedi (una vecchia struttura conica in mattoni in passato usata come ghiacciaia) lasciati i bagagli in camera, abbiamo pranzato in hotel per poi spostarci nella hall dell’albergo con le nostre valigie, per ammazzare il tempo. La mia intenzione era prendere un VIP Bus per Teheran che ci riportasse durante la notte nella capitale, così ci siamo fatti lasciare al terminal bus verso il pomeriggio inoltrato e abbiamo fatto i biglietti per l’autobus delle 18.30.
Mentre attendevamo la partenza il tempo si è trasformato di colpo e in poco meno di mezz’ora abbiamo assistito prima ad una tempesta di sabbia che si è tramutata poi in una pioggia torrenziale e violentissima, da cui ci ha riparato la cupola del terminal bus. Alla fine sotto una pioggia battente, abbiamo mostrato i nostri biglietti, fatto caricare i bagagli e preso posto per la lunga traversata del deserto che ci riporterà a Teheran per gli ultimi giorni di permanenza in Iran, ma questa è un’altra storia e la concluderò nella prossima “puntata”….

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Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

One thought on “Viaggio in Iran: Sesta parte.”

  1. sono rimasto davvero colpito da quella fortezza dai tratti surreali, proprio bella! L’Iran non dev’essere un Paese facile da visitare per noi abituati ad un turismo occidentale, ma sicuramente offre scenari e località che rimangono nel cuore di chi le visita, come nel vostro caso.
    Ottima narrazione come sempre 😉

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