Viaggio in Iran, quarta parte.

Dopo una lunga pausa dettata da motivi di lavoro e altro torno a scrivere di Iran: nella parte precedente avevo parlato della partenza da Isfahan, con il solito autobus siamo arrivati il 19 aprile a Yazd e abbiamo alloggiato in una camera del Silk Road Hotels (una istituzione qui a Yazd); il sole batte impietoso sul nostro capo mentre trasportiamo le nostre valigie fino ad una dependance del Silk Road, aperto un pesante portone in legno e metallo con un chiavistello brunito, ci viene assegnata una camera con bagno per le prossime due notti, affacciata sul solito cortile persiano (privo di fontana) silenzioso e assolato.
Il nostro Host (lo chiameremo Alì Reza…nome molto comune in Iran) ci invita a passare nel cortile coperto del Silk Road Hotel, dove è ubicato il ristorante, per darci un pò di informazioni e mi chiede subito se voglio partecipare ad un tour (In Iran tutti vi chiederanno se volete partecipare ad un tour, dipende sempre dal prezzo e dalla qualità, di norma quelli organizzati dalle  agenzie accreditate sono i migliori anche se un po costosi). Dopo una iniziale titubanza decidiamo di dargli una risposta per l’indomani e andiamo a fare un giro per la città.

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Yazd si rivela molto turistica, troppo….il centro storico è strapieno di caffetterie, agenzie, hotel e case tradizionali, le scritte in inglese qui la fanno da padrone e soprattutto è tutto lindo e pulito, nuovo, troppo nuovo, il Bazar è una successione di vetrine con merci e artigianato esposto a prezzi due o tre volte più alti che negli altri bazar che ho visto fino ad ora, e i prezzi sono perfino in euro, sembra di stare in un posto “finto” non in Iran, per fortuna che lasciando il centro e allontanandosi un pò si torna a sentire il traffico, lo smog e le cartacce per terra, al limite della zona “turistica” trovo perfino appoggiati contro un muro alcuni contenitori colorati per la raccolta differenziata, e che dire della Moschea e-Jame (la moschea della congregazione corrispondente grosso modo alle nostre cattedrali, ve n’è una in ogni città iraniana grande o piccola)? L’esterno è riccamente decorato e di notte viene illuminata da una serie di luci blu molto suggestive, ma l’ingresso è a pagamento, perciò evitiamo…

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Lasciamo l’asetticità della zona turistica di Yazd e verso sera ci immergiamo nella polvere della strada, nei richiami dei commercianti lungo l’arteria principale della città, negli odori di spezie e dolci, kabab, pane persiano, fumi di scarico e frutta troppo matura utilizzata per i più disparati centrifugati che servono dappertutto per combattere la calura, come i numerosi chioschi di gelato o granite appollaiati lungo il marciapiede ingombro di famiglie che passeggiano, coppie o ragazze sole, turisti e militari in licenza, bambini urlanti con fratellini o sorelline: questo è l’Iran e quasi mi rinfranca, lasciandomi alle spalle il brutto “sogno” della zona commerciale per turisti poco distante dal nostro albergo.
Ci fermiamo in un negozietto scalcinato e compriamo alcune spezie, tè verde e ennè (quest’ultimo per mia cugina che lo ha chiesto insistentemente), poi torniamo al Silk Road Hotel dove consumiamo una cena frugale e poi andiamo a nanna.

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L’indomani mattina abbiamo appuntamento con la nostra “guida” per un tour nei dintorni della città che ci costerà appena 20 euro a testa: a bordo della classica vecchia sepa bianca, il nostro autista ci  conduce in circa 5 ore fino al villaggio di mattoni in fango di Kharanagh che ci “rapisce” con le sue architetture turrite e la campagna circostante, visitiamo anche il vicino caravanserraglio, dove turisti francesi appassionati di pittura a cavalletto, alloggiano in camere spartane senza bagno affacciate sul cortile interno ristrutturato in mattoni. Proseguiamo fino ad un tempio zorastriano in cima ad un monte roccioso che si rivela una mezza delusione: ispirato ad una leggenda della principessa Nikbanuh che avrebbe fatto scaturire l’acqua da una roccia, quando era ormai allo stremo dopo essere fuggita dai propri nemici, di tale mito resta solo una saletta pavimentata al cui centro si erge un braciere con incenso e candele che ardono e da una parete di roccia l’acqua della storia sgocciola sul pavimento allagando l’ambiente…

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Dopo quest’erta salita e il pagamento del biglietto, la discesa ci accoglie premurosa fino all’auto in attesa; il nostro autista Moammed ci porta fino al Castello di Meybod (detto Castello di Narin), una antichissima costruzione in fango, che pare sia la più antica costruzione in mattoni di fango oggi esistente. La struttura è imponente e domina la periferia di Yazd, poco distante visitiamo una ghiacciaia e un caravanserraglio perfettamente restaurati, trovo addirittura dei bagni alla “occidentale” perfettamente funzionati e puliti che il custode mi apre premurosamente. Torniamo al Silk Road Hotel stanchi e affamati ma appagati: il nostro tour operator ci offre il pranzo (chelo bollito, comunemente detto da noi basmati al vapore, badmejan o melanzane fritte in padella e cotte in sugo con aggiunta di formaggio, manzo in salsa e olive per aperitivo, completano tutto alcune fette di cocomero fresco e l’immancabile tè di cui ci serviamo a profusione dalle varie teiere poste sopra alcuni samovar cilindrici disposti su un tavolo all’ingresso del cortile coperto.

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Alì ci convince a fare un tour domani fino a Persepoli, che ci permetterà di raggiungere Shiraz, dove prenota per noi telefonicamente un altro hotel, ci fidiamo e ringraziamo e nel pomeriggio, dopo un pò di riposo facciamo un ultimo giretto per il centro “turistico” di Yazd. Nel pomeriggio inoltrato prendiamo un tè con la nostra guida nell’ Alì Baba Hotel (l’originario Silk Road Hotel, che poi si è ingrandito, inglobando varie strutture ricettive poco lontane, compresa quella dove alloggiamo), definendo gli ultimi dettagli e concordando il pagamento dell’hotel e del tour fino a Persepolis, che ci porterà attraverso Pasagarde e altre località fino all’antica città, (si dice, distrutta da Alessandro Magno che sarebbe stato invidioso della sua grandezza) al modico costo di € 50 a testa, mentre l’hotel per tre notti viene fissato a 135 € totali.

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La camera in cui alloggiamo ha avuto un “problema” al wc che si è intasato, nonostante non avessimo buttato carta igienica nel water, e siamo riusciti a risolvere l’occlusione solo nel pomeriggio, utilizzando nel frattempo i bagni comuni che si trovano adiacenti al nostro cortile. In Iran ho notato che i servizi igienici si possono intasare facilmente, forse a causa dei tubi di scarico più stretti dei nostri o perché vi è poca pressione, perciò vi do un consiglio semiserio: non buttate mai carta igienica o altro nei wc e procuratevi del disgorgante se lo trovate (noi abbiamo provato tutto quello che c’era a portata di mano, dal detersivo al sapone liquido, all’acqua bollente), per il resto la serata procede serena e tranquilla nell’afa della città sonnolenta adagiata in mezzo al deserto.
Siccome il menù del Silk Road non comprende una grande varietà di piatti e abbiamo praticamente assaggiato tutto, la sera per cena, ordiniamo gli “spaghetti con ragù” che non sono di semola di grano duro ma vengono fatti con uova e farina rendendoli molto simili alla nostra pasta all’uovo, diciamo che il risultato e passabile e dopo cena possiamo ritirarci per la notte
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Purtroppo al nostro arrivo a Shiraz avremo una “amara sorpresa” che non sono ancora riuscito a chiarire del tutto, ma questa è un’altra storia e non ci resta che andare a dormire in attesa di partire l’indomani in auto direzione Shiraz.
Per ora ci resta da sognare e fantasticare sulle meraviglie del deserto che abbiamo visto e sulle antiche rovine, caravanserragli lungo le strade polverose e montagne rocciose e così aride che punteggiano il paesaggio dell’Iran Centrale: zone caratteristiche di questo paese, vestigia e leggende di un antico passato che si snoda fra l’Impero Achemenide, quello Sasanide e il più conosciuto Impero Persiano, conquistato da Alessandro Magno, fino al suo declino, passando per il dominio dei Parti, fieri avversari dell’Impero Romano al tramonto, per poi perdersi fra la conquista araba e in seguito fra le varie dinastie moderne, da quella Quajara al breve “dominio” dei Pavlavi in questo paese da “mille e una notte”, pieno di contrasti e sfumature, in cui anche una disavventura si trasformerà in un’avventura inaspettata.

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Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

3 pensieri riguardo “Viaggio in Iran, quarta parte.”

  1. sono rimasto abbagliato dalla bellezza di quelle decorazioni della mosche, pazzesche!!! Sul fattore igienico, riguardo i wc in effetti è un problema, immagino che i vacanzieri che capitano da quelle parti avranno seri problemi.
    Il piatto dell’ultima foto sembra invitante, poi bisognerebbe capire il gusto , ma dalla tua descrizione sembra buono.
    Sul fattore del caldo avete avuto fastidio? Da quelle parti è atroce, forse siete andati in un periodo che non era ancora fra i più caldi, so che spesso si raggiungono i 50°C!!! Una temperatura mortale per noi!
    Ottima narrazione. 😉

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    1. Il caldo in aprile in Iran non è soffocante come a luglio o agosto e a Teheran e Isfhan abbiamo anche “beccato” pioggia e acquazzoni e perfino nel deserto del Belucistan e a Kerman di cui devo ancora scrivere. La pasta al sugo era una “rivisitazione” dei nostri spaghetti al ragù e diciamo che si faceva mangiare (sugo di pomodori con carne di manzo e cipolla e prezzemolo (niente carote o sedano) anche senza formaggio grattuggiato 😉 Sui wc ti posso dire che ho visto pochissimi “cessi” alla turca e specie negli hotel e case vacanze per turisti sono stati installati wc occidentali, purtroppo c’è il problema dei tubi troppo “stretti” a mio avviso che andrà risolto in futuro ma ho visto problemi del genere anche negli USA o in India quindi dev’ essere un problema più complesso…Alla prossima Max 😉

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      1. Mi ero scordato: nella pasta i persiani ci mettono del formaggio di capra fuso, quello che si vede nella foto è una specie di “Feta” greca: l’unico formaggio che aimè ho avuto il piacere di mangiare, anche a colazione, non esistono o almeno io non ne ho trovati formaggi “stagionati”…solo formaggi a pasta molle tipo “feta”

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