Iran, terza parte: Esfahan e il centro del paese.

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Isfahan ci si presenta un tutta la sua magnificenza: città cosmopolita e ricca (il suo bazar complesso ed esteso per 5 km ne è un esempio), commerciale e artistica, mi conquista subito. Mi conquista la sua lunga piazza rettangolare denominata Naqsh-e Jahan Imam Square, famosa per le sue fontane a piscina e per la vista impareggiabile sulle cupole della Maje-e Imam (la moschea del Imam, attualmente in restauro) che non perdiamo l’occasione di visitare la mattina dopo il nostro arrivo in città.
Alloggiamo per 3 notti in un apart-hotel sobrio ma ampio e funzionale, non molto distante dal centro della città. La sera facciamo il nostro primo giro della piazza e ammiriamo il tramonto e i giochi d’acqua delle fontane. Nel Gran Bazar si trova di tutto, anche ristoranti e pranziamo in uno di questi, che diventerà il nostro preferito: il Parsh Restaurant. Il proprietario parla un pò di inglese e tenta di spiegarci il menù che è scritto solo in persiano.
Gentilezza e curiosità ci circondano, anche quando andiamo in cerca di un ufficio di cambio e scopriamo che nessuno di quelli “ufficiali” effettua il cambio di euro, così dopo un pò decidiamo di evitare i cambiavalute clandestini che cercano di abbordarci per strada e andiamo alla Bank Melly of Iran, dove dopo varie peripezie per farci comprendere, riusciamo a trovare lo sportello giusto per gli stranieri e a cambiare 500 euro in rials: al cambio attuale mio fratello riceve circa 26.000.000 di rials più spiccioli, poi torniamo a fare un giro per la piazza, ammirando la vista impareggiabile sulle cupole della Majed-e Imam e sulla Porta di Qeysarjeh, oltre che sulla cupola dorata della Masjed e-Sheikh Lotfollah, che aimè non visiteremo.

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Proseguiamo il nostro giro per il Bazar in cerca di qualcosa da comprare: alla fine optiamo per 2 pietre dure turchesi che vediamo nella vetrina di una piccola bottega seminascosta fra le strade del Bazar e i vari negozi che si alternano, in corrispondenza della parte centrale della Imam Square.
I bazari, i commercianti del Bazar, sono persone di poche parole, e non “assalgono” i clienti per vendere loro qualcosa, anche nella parte più turistica del Bazar si limitano ad osservare i potenziali clienti che passano e al massimo a far declamare le loro merci da qualche giovane aiutante. Senza trattare alla fine ci accordiamo per il prezzo dell’anziano artigiano, che non parla una parola di inglese e ci ringrazia in farsi, dopo averci mostrato la cifra in toman che io prontamente converto in Rials aggiungendo uno zero ai 480.000 sulla calcolatrice…Fate un pò i conti e capirete quanto abbiamo speso….

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Torniamo in hotel perchè rischia di piovere e usciamo solo per imbucare le cartoline in una cassetta per la posta di fronte all’ufficio postale centrale, che troviamo casualmente, quindi raggiungiamo il Palazzo Chehel Sotun (il palazzo del Sultano Abbas I che spostò la capitale a Isfahan nel XVI secolo.
Non ci facciamo mancare neanche la visita nello sfarzoso Palazzo Alì Qapu, con la sua terrazza sorretta da sottili colonne, affacciata sulla piazza e le sale riccamente decorate che lo adornano.
Con i nostri giri intorno alla zona centrale di Isfahan, finiamo per arrivare all’ora di cena affamati e assetati, così optiamo per un Fast-food “iraniano” che serve amburgher di pecora, manzo o kebab e wurstel di pollo e pecora, verdure e “pizza iraniana” (che preferiamo evitare…).
Quando siamo giunti all’Hotel, il primo giorno, i gestori gentilissimi, mi hanno chiesto in un ottimo inglese le ragioni del nostro viaggio in Iran e cosa ne pensavano i miei amici di questa scelta: ho risposto loro che i miei amici non sapevano del viaggio e che non l’avrebbero compreso, troppo imbevuti di luoghi comuni e superficialità. In definitiva a loro non interessava vedere un paese come l’Iran, una cultura e in sostanza una cultura così diversa eppure piena di similitudini con il nostro mondo “occidentale”. Ovviamente mentre ci facevano queste domande e discorrevamo, ci hanno offerto un buon tè caldo e fatto accomodare. In Iran vi offriranno sempre un tè quando si intrattengono con voi per un pò, prima di darvi le chiavi della camera oppure prima di farvi pagare il conto o discutere di affari, fa parte dei doveri dell’ospitalità persiana.
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Il giorno successivo facciamo l’ennesimo giro per la piazza e mi capita un divertente episodio: mentre ci riposiamo su una panchina, un bambino mi si avvicina e, dimentico di madre e fratellini, mi offre il suo “bastani”: gelato (ovviamente al pistacchio), ai miei ripetuti rifiuti, sale sulla panchina per farmelo assaggiare, avvicinandolo al mio viso e quasi impiastricciandomi la faccia, per fortuna la madre si è accorta di aver “perso” uno dei figlioletti e torna rapida indietro a recuperarlo, prendendolo in braccio e scusandosi per il disturbo.
Purtroppo il giorno successivo piove a dirotto così ci dirigiamo sotto la pioggia verso i ponti di Isfahan, attraversando il fiume in secca per poi dirigerci a La Jolfa: il quartiere armeno piccolo e ben tenuto. Durante il tragitto ci fermiamo a visitare un museo privato di strumenti musicali (il museo più caro e più piccolo che visiteremo), per poi raggiungere a tentoni La Jolfa e la Cattedrale della Comunità cristiana (che preferiamo evitare essendo a pagamento…), ma restiamo comunque nel piccolo quartiere armeno, dove pranziamo in un ottimo ristorante, per poi fare ritorno mestamente a piedi fino all’apart-hotel.

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Purtroppo l’indomani partiremo per Yazd, oasi poco distante adagiata nel deserto, ma se non fosse per la pioggia dell’ultimo giorno Isfahan ci è rimasta nel cuore, con la sua moltitudine di persone affaccendate nel bazar, piena di turisti ma non così turistica, ricca di moschee (la più famosa la Jame-e Mosque, moschea della congregazione che in sostanza corrisponde alle nostre cattedrali, dato che ve n’è una in ogni centro abitato, non riuscirò a vederla, nonostante la mia uscita pomeridiana per cercare di raggiungerla nonostante chiuda l’ingresso al pubblico alle 18.00), piena di vita e di traffico ma soleggiata e ventosa, con i suoi viali alberati e il fiume Zayande senza contare il Gran Bazar…e i palazzi storici dello Shah Abbas il Grande e le altre dinastie che si sono avvicendate in questa bellissima città d’arte e commerci. Dopo una cena “italiana” a base di spaghetti comprati in un alimentari assieme ad aglio e olio, yogurt, uova e verdure varie, andiamo a nanna. Domani ci aspetta una nuova tappa nel nostro viaggio primaverile.

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Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

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