Messico 2008: Seconda Parte

Il nostro viaggio in Messico continua, destinazione Metepek: Il 26 luglio siamo partiti da Città del Messico dopo aver visitato la Scuola Paidos, (facente parte della rete FREINET, che propone un metodo pedagogico alternativo ad alunni di elementari e medie/superiori, attualmente purtroppo chiusa); i nostri accompagnatori messicani ci hanno fatti salire sul pullman che ci avrebbe trasportati fino al Centro Cultural de Metepek, dove era stato organizzato il 27° Campo Internazionale della RIDEF.
Dopo ore e ore a bordo di un autobus malandato ma funzionante, l’autista ci ha scaricato nello spiazzo del Centro e abbiamo preso possesso delle nostre camere: tutte doppie con bagno in comune con un altra camera doppia adiacente. La cena internazionale si è tenuta nel ristorante del Centro: attorniati da giapponesi, messicani, brasiliani, spagnoli, finlandesi, svedesi, argentini, francesi, tedeschi, svizzeri, austriaci e italiani abbiamo consumato le pietanze portate da tutto il mondo (noi avevamo portato un Parrozzo e delle pizzelle abruzzesi….), e appena finito il pasto sono iniziate le danze, addirittura con dei mariachi e un cantante improvvisato (pare fosse il proprietario del Ristorante….).
Il villaggio di Metepek è veramente minuscolo, abbiamo visto la scuola dove si terranno molti dei laboratori della RIDEF; oltre ad uno sportello automatico per ritirare denaro, una chiesa, 4 botteghe, un affittacamere e un mercato settimanale non c’è veramente molto altro da descrivere. In compenso il paesaggio intorno è stupendo sormontato dal Vulcano Popocatépetl, che con i suoi oltre 5000 metri di altezza non passa inosservato…

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I laboratori si sono susseguiti per vari giorni: io mi ero segnato a quello “Video-Ridef” che era pensato per farci “documentare” le varie attività del campo, con riprese video e montaggio, e grazie al nostro responsabile messicano Ricardo, siamo riusciti perfino ad ideare un mediometraggio di sintesi, nonostante le difficoltà tecniche di “montaggio” fra i diversi formati delle riprese video fatte con videocamere varie. Con il pomeriggio libero, io e un altro ospite del campo, Sirio, un signore di Roma anche lui al seguito della sorella insegnante, abbiamo preso un autobus fino ad Atlixco, villaggio più grande di Metepek, e poi abbiamo proseguito fino alla stupenda città di Puebla: ricca di storia e antiche dimore come la Casa di Alfenique, la Cappella del Rosario o la “Via delle pasticcerie” (Puebla è famosa per i suoi dolci artigianali).

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In una tienda per la strada, dopo una breve contrattazione, ho comprato un poncho di lana spessa e pesante per mio fratello, che mi aveva chiesto espressamente di trovargli questo capo di abbigliamento oltre a stivali e cappello….
Siamo tornati tranquillamente in serata per non perderci la seconda “noche intercultural”  dove non si è fatto che ballare (i messicani adorano il ballo, specialmente le donne), e anche io sono stato costretto a cimentarmi, cercando di non rendermi troppo ridicolo.
Gli ultimi giorni di campo si sono srotolati fra le interminabili riunioni dei delegati FIMEM, per il rinnovo delle cariche sociali, laboratori di tessitura e la presentazione dei risultati relativi ai vari workshop, illustrati da vari insegnanti di tutti i paesi partecipanti.
Il 1° Agosto, dopo una escursione mattutina verso il vulcano, che ci ha permesso di raggiungere le pendici per fare foto e video, ho accompagnato mia madre ed un’altra signora italiana fino ad Atlixco, per fare un giro nel mercato locale, ricchissimo di colori e odori, fissato come sono con i semi e piante locali, abbiamo anche acquistato alcune varietà di mais locale, peperoncini piccanti e frutta.

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Il giorno successivo ormai non restava che la festa di addio, con cena internazionale e balli a cui questa volta mi sono sottratto, troppo stanco per le scarpinate degli ultimi giorni. Il 3 agosto non ci restava che ripartire alla volta del DEFE (Districto Federal), per raggiungere Città del Messico e passare gli ultimi giorni prima del volo per l’Italia.
I messicani sono stati veramente superbi: arrivati verso sera alla Scuola Paidos, dove ci attendevano i genitori di vari alunni, una gentile signore, madre di una scolara di nome Sopie, ci ha ospitato per due giorni nella sua casa.

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La loro ospitalità e generosità ci hanno profondamente colpito, quasi fossimo ormai membri di famiglia, accolti e accuditi, dopo cena abbiamo pernottato rispettivamente io nella camera della figlia più grande Ximena, che studiava all’università (e che avrei conosciuto il giorno della partenza) e mia madre nella cameretta di Sopie. Abbiamo passato quei due giorni in giro per la città, con la sorella di “Pati” (la nostra padrona di casa che di nome fa Patrizia e che ringrazio ancora sentitamente a distanza di tanti anni) che ci faceva da cicerona per mercati e parchi, vie poco conosciute e “attrazioni”.

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Sempre attenta alla nostra sicurezza Diana, la nostra “custode” ci ha parlato dell’insicurezza che regna in città, della necessità di tenere sempre le sicure delle portiere abbassate in macchina e della povertà imperante nel paese. La mattina del giorno della partenza, sempre guidati dalla sorella di Patrizia, abbiamo fatto un memorabile giro per il mercato artigianale di Coyoacan, con Diana e Sopie di scorta, comprando tutto quello che intendevamo riportare a casa e anche qualcosa in più per amici e parenti, concludendo la giornata, mangiando in un conveniente ristorante locale, dove, come segno di riconoscenza abbiamo offerto il pranzo ai nostri angeli custodi, godendoci l’atmosfera del posto e prendendocela comoda, come fanno solitamente i messicani durante i pasti.
Nel pomeriggio abbiamo visitato vari luoghi sconosciuti come un antico convento,che abbiamo potuto ammirare esternamente, essendo un lunedì, senza dimenticare la Cattedrale di Coyoacan e altri edifici in tipico stile messicano, fino a che verso le 17.30, tornati a casa, dopo un veloce controllo delle valigie, seguiti dalla famiglia al completo, siamo saliti sul taxi, chiamato per noi da Sopie, diretti verso l’Aeroporto Benito Juarez, dove saremmo giunti dopo una quarantina di minuti di traffico convulso per imbarcarci sul volo notturno per Roma Fiumicino. Abbiamo lasciato il nostro indirizzo a Patrizia e un invito sincero a venirci a trovare in Italia, quando avessero potuto, perchè ci avrebbe fatto molto piacere; ma da allora tranne qualche breve mail negli anni subito precedenti, abbiamo perso i contatti da anni.

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Dopo una piccola disavventura con il visto di ingresso smarrito, ci siamo imbarcati per il volo che avrebbe fatto scalo a Madrid, come all’andata e ci avrebbe riportati a casa. Un altro viaggio si andava così concludendo, lasciandoci una moltitudine di sensazioni sul Messico e le genti che lo abitano: indios, meticci e discendenti di quei conquistadores spagnoli che conquistarono il paese, distruggendo una civiltà ma non cancellandone le vestigia, che sono ovunque, nei dialetti locali, negli occhi degli abitanti, nella storia triste e tragica dei messicani, fatta di tantissime battaglie, tante sconfitte, umiliazioni e problemi che si trascinano ancora in questo paese che non posso fare a meno di amare e sognare ancora, e in cui sarei tornato un giorno….

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Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

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