Finisterre: viaggio “estremo” fino alla fine, perso nel nulla.

L’arrivo a Santiago de Compostela ci aveva galvanizzato e dopo una serata a cena nella “Meson do pulpo”: un ristorante tipico di cucina gallega, molto alla buona, ma veramente eccezionale, dove siamo andati assieme ad altri due pellegrini conosciuti sul Cammino: Michele un italiano molto devoto che si fermava in tutte le chiese che incontrava, quando lo abbiamo incrociato, e Cristina, una signora spagnola molto allegra che lavora a Madrid.
Dopo aver assaggiato il famoso “polpo alla gallega” e qualche antipasto, annaffiati con vino nero, il tutto a prezzi veramente ridicoli, siamo tornati fino al Seminario, prima che scattasse il coprifuoco e ci chiudessero fuori per la notte.
L’indomani Marzio voleva partire per la nostra ultima tappa, in teoria 2-3 giorni di marcia fino all’oceano, che per il sottoscritto si sono però risolti in un disastro.

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Partiti la mattina con calma, verso le 8.00, nonostante la smania del mio compagno di viaggio ritrovato, ho appeso i vestiti ancora umidi allo zaino e ci siamo incamminati fuori dalla città.
Il sole ci ha riscaldato e ha asciugato i vestiti stesi sugli zaini (io avevo recuperato il giorno precedente il mio all’ufficio postale dove lo avevo spedito con tutto il mio equipaggiamento e alleggerendo un pò ero riuscito a scendere a 10 kg), mentre cercavamo lentamente i segnali stradali che indicassero il finisterre.
Passando attraverso boschi carbonizzati dalla siccità di quell’estate, per poi accellerare, Marzio ha iniziato a rimanere indietro durante alcune discese, fino a che, giunto ad una chiesetta dove ho fatto una sosta per far apporre il sello, il mio compagno di viaggio mi è passato davanti senza vedermi.
Più avanti ci siamo incrociati di nuovo in un piccolo paesino bucolico, attraversato da un fiumiciattolo, da cui abbiamo proseguito facendo giri assurdi in cerca di segnali sul Cammino, invero difficili da trovare, forse perchè trattasi del “Cammino del Finisterre” che viene effettuato specie in auto, camper o bici, fino all’oceano, mentre i pellegrini a piedi sono veramente pochi perchè si fermano tutti a Santiago….

large.jpghttps://www.macsadventure.com/holiday-909/camino-finisterre

Comunque diretti verso la cittadina di Negreira, a 3 km circa ho deciso di abbandonare il sentiero mal segnato e seguire la carretera extraurbana che pensavo più diretta, dando appuntamento a Marzio nella città: errore fatale….
Giunto a Negreira, fatta la spesa in un supermercato lungo la strada, ho atteso Marzio fino all’ora di pranzo, senza vederlo arrivare, così dopo una ulteriore attesa alla Porta della città ho proseguito da solo, sperando di incontrarlo più avanti. Il cellulare ovviamente era muto e non rispondeva alle mie chiamate.
A questo punto si sono accumulati errori su errori: ho sbagliato strada non ritrovando i segnali che indicassero il Cammino per il finisterre, nonostante la richiesta di informazioni e le indicazioni di un anziano gallego, mi sono perso lungo una carretera molto trafficata, evitando di fermarmi all’albergue municipal di Negrera, perchè erano solo le 12.00 e pensavo di poter andare più avanti, concludendo la tappa verso il finisterre l’indomani….
Perso lungo sentieri appena fuori dalla città che ho seguito scoprendo che erano semplici percorsi tagliafuoco, una delle cinghie dello zaino ha anche ceduto, costringendomi ad arrangiarmi con una riparazione al volo, e mentre avanzavo verso ovest cercando di uscire dal bosco per avere qualche punto di riferimento, ho incontrato una contadina che mi ha reindirizzato verso la presunta direzione giusta per il Cammino, infatti ho trovato il segno della conchiglia, ma dopo un chilometro circa non ne ho trovati più, stanco e preoccupato perchè fra soste e giri a vuoto ormai erano le quattro di pomeriggio, ho raggiunto la strada provinciale, senza acqua, fino a trovare una provvidenziale fontana, ma il dolore al ginocchio è tornato a farsi sentire, perciò mi sono affannato a cercare un posto per la notte, purtroppo l’albergue più vicino, secondo le indicazioni era a 16 km di distanza!
In una cerveceria dove ho sostato per consumare un pasto, con una birra offertami da alcuni avventori, ho chiesto se c’era un posto dove passare la notte e la ragazza del locale, gentilissima, mi ha indicato dove potevo raggiungere un Bar che affittava camere per la notte, solo che si trovava a 4 chilometri di distanza, rivelatisi poi 6, e il mio ginocchio mi ha costretto ad andare pianissimo, così che sono arrivato verso le 22.00 al bar. Qui ho avuto la sgradita sorpresa di ricevere un rifiuto netto dalla padrona del locale, nonostante le mie preghiere, davanti agli avventori silenti, mi è stata negata una camera per una notte, anche quando ho sventolato il denaro davanti e ho dovuto passare la notte sulla strada…
Amareggiato e spossato ho girato i tacchi e mi sono avviato lungo il cammino maledicendo la proprietaria del bar, la notte ha portato anche l’umidità e un freddo atroce, così dopo essermi sdraiato dietro a dei cespugli per riposarmi inutilmente, ho dovuto camminare per scaldarmi, ma il peggio doveva ancora venire: verso le 2.00 mentre avanzavo a tentoni lungo la strada presumibilmente giusta, nel primo villaggio addormentato che ho incontrato lungo la strada ho incontrato un grosso cane che ha cercato di aggredirmi, abbaiandomi addosso furiosamente mentre mi allontanavo tenendolo a bada con il bastone.
La notte sarebbe passata così. con continue deviazioni per evitare gruppi di cani, più o meno grandi e molto “territoriali” che mi abbaiavano contro. Fra soste in attesa dell’alba, mi sono ritrovato senza acqua, a salire una colina punteggiata di pale eoliche. Dopo l’ennesimo incontro con cani abbaianti e aggressivi che mi hanno anche inseguito, ho fatto qualche sosta, dormendo persino sull’asfalto ancora tiepido, dopo essermi lasciato i villaggi addormentati alle spalle. Alle 6.00 di mattina purtroppo il sole era ancora lontano dal sorgere, ma la fortuna ha iniziato a girare a mio favore: trovata una fontanella nei pressi di una piscina chiusa,ho fatto rifornimento e mi sono addormentato su una panchina, letteralmente spossato.
I raggi del sole nascente mi hanno risvegliato, così affamato ho proseguito lungo la strada in cerca di un bar dove far colazione.
Purtroppo nel locale dove mi sono fermato per un caffe, succo d’arancia e tostadas, sudato e puzzolente ho scoperto di essere ormai fuori strada almeno di 40 km in linea d’aria, più a sud di dove sarei dovuto essere…
Proseguendo sempre evitando cani aggressivi davanti a fattorie e porte di casa, ho affrontato l’ultima discesa della mia camminata fino al paesino di Eirez, da dove verso le 11.00 di mattina, sotto un sole cocente, ho appurato che “Cee”, la cittadina dove finiva il cammino del finisterre era a 55 km di strada, troppa per farla a piedi nelle mie condizioni fisiche,così mi sono rassegnato a prendere un autobus per la prima volta dall’inizio del Cammino di Santiago, raggiungendo prima la località di Munas e poi proseguendo fino a Cee dove sono giunto nel pomeriggio.
Qui non c’era molto da fare che attendere Marzio,che sono riuscito a contattare per telefono,che sarebbe arrivato nel pomeriggio. Preso possesso di una branda nello squallido dormitorio gestito dai Vigili del Fuoco di See, dopo una doccia e una dormita fino al pomeriggio inoltrato, ho atteso Marzio all’ombra: lui è arrivato spossato e affamato dopo 16 km percorsi da Oliveira.
Assieme abbiamo fatto apporre il sello nella chiesa locale e dopo una cena orrenda a base di “pasta alla carbonara” cucinata in modo pessimo in un ristorantino lungo la costa, siamo andati a dormire nell’albergue municipal.

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L’indomani ci restavano i 15 chilometri fino al promontorio del Finisterre, attraverso gli onnipresenti boschi bruciati e sentieri fra gli alberi, fino alla cittadina di Finisterre: poche case e un faro sul mare: il nostro viaggio è finito davanti all’oceano, dove abbiamo bruciato quasi tutti i vestiti che indossavamo, secondo una antica tradizione, indossando il cambio che avevamo, poi abbiamo ammirato il mare e lentamente abbiamo “realizzato” di aver terminato il cammino che ci eravamo proposti di fare fino all’oceano.
Tornati turisti o semplici viaggiatori, ci siamo lentamente riavviati a piedi verso Finisterre, e dopo un bagno e un pò di sole preso in spiaggia, siamo saliti a bordo di un autobus per Santiago De Compostela.
Il nostro viaggio in pratica si era concluso. A Santiago, una volta giunti in serata, saremmo rimasti una notte in un hostal privato solo per la notte, per poi passare le ultime due notti in un albergue privato e ripartire il 26 agosto con un aereo alla volta dell’Italia. Questi ultimi giorni li avremmo passati ritrovando un sacco di persone incontrate sul Cammino, oltre a ritirare la Compostela per il completamento del Cammino, in sostanza ci saremmo riposati e avremmo passato il tempo in attesa della partenza, ma questa è un’altra storia….

Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

One thought on “Finisterre: viaggio “estremo” fino alla fine, perso nel nulla.”

  1. ammazza che avventura!! Anche i cani ci mancavano! Più leggo di questo viaggio a piedi e più sono convinto che non lo farei, ma non tanto per il cammino in se stesso, quanto per tutti i disagi e le eventuali disavventure che si potrebbero incontrare, come nel tuo caso.
    Ottima narrazione di questa avventura! 😉

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