Cammino di Santiago: gli ultimi 150 km.

Da O’ Cebreiro, prima di ripartire calcoliamo le tappe che ci restano per giungere a Santiago de Compostela: ci aspettano ancora circa 152 km e forse il Finisterre se vorremo proseguire fino all’Oceano Atlantico, dopo qualche giorno di riposo.
Nonostante ci sentiamo stanchi fisicamente, il morale è alto, mentre ci prepariamo per la notte, incrociamo nel rifugio ACAG un gruppo di italiani che si stanno registrando, facendo apporre il primo timbro sulla Credencial, partendo da quì per il loro Cammino.
Essendo un pò perplessi, alle nostre domande il gruppo si giustifica, affermando di avere a disposizione pochi giorni di ferie, per affrontare il Cammino di Santiago, d’altronde veniamo a sapere che chiunque percorra almeno gli ultimi 100-150 km presentando la propria Credencial, ha diritto alla Compostela una volta giunto alla fine di quel breve percorso…
La cosa che ci disturba un pò è l’immagine da turisti che presenta questa comitiva chiassosa, pulita e riposata, che pare stia partendo per una scampagnata (di 150 km però), che con tutta probabilità prenderanno un autobus per saltare un pò di chilometri, senza dirlo a nessuno, mentre noi siamo stanchi, sporchi e silenziosi, dopo 700 chilometri, oltre che “consapevoli”, abbiamo barbe lunghe di quasi un mese come le esperienze maturate sulla strada che non potranno mai “condensarsi” in una settimana scarsa…
Da alcuni numeri che abbiamo trovato riguardo al Cammino, ormai siamo consapevoli che esso sia diventato un grande “business” oltre che fenomeno di massa anche molto superficiale a seconda dell’approccio dei “pellegrini” che partono senza zaino, portato comodamente direttamente all’albergue di destinazione in automobile da un comodo servizio di “trasporto mocilla”, altri fanno qualche tappa a piedi, per poi spostarsi con auto a noleggio o autobus, si può pernottare in hotel a 5 stelle, e addirittura per i più facoltosi farsi le tappe in taxi, poi ci sono i pellegrini “ciclisti” che macinano anche un centinaio di km a tappa e possono essere “pericolosi” per i pellegrini a piedi, data l’alta velocità e le strade non sempre larghe o ben livellate: nel 1987 i pellegrini censiti sul Cammino erano stati circa 3000, nel 2003, 3 anni fa, sono stati censiti sul Cammino di Santiago ben 300.000 pellegrini e i numeri continuano a crescere, vi lascio immaginare cosa possa essere diventato soprattutto il tragitto degli ultimi 100 km, di cui avremo riprova nella nostra marcia.
L’indomani 16 agosto partiamo sotto la pioggia che ci flagella per tutto il percorso: percorriamo ben 47 km fra pioggia e vento, sfiga e nebbia che ci fa sbagliare qualche pezzo di strada. Ci fermiamo al riparo delle chiese lungo il percorso per avere un pò di tregua dalla pioggia battente, e il giro “panoramico” che facciamo ci porta ad arrivare nel pomeriggio all’albergue privato che avevamo prenotato per telefono.
Mentre Marzio rallenta per alcuni acciacchi che lo tormentano, io vado avanti e riesco ad arrivare nella cittadina di Sarria, dove ci attende l’albergue, Marzio arriva un pò più tardi mentre sono intento a far asciugare i panni letteralmente zuppi, dopo una doccia, finiamo in una camera mista, assieme a due giovani ragazze spagnole e una tedesca, ma siamo troppo provati fisicamente per “socializzare” al di la di qualche saluto e frasi di circostanza, sdraiati nei letti per riprenderci, consumiamo una cena veloce verso sera, mentre fuori continua a diluviare e poi sprofondiamo nel sonno.

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Il mattino seguente, ripartiamo dopo una abbondante colazione, alle spalle della ragazza tedesca, che ha lasciato un libro nell’albergue, passeremo tutto il giorno a cercare di raggiungerla sul Cammino per restituirgli il volume in tedesco. Nell’albergue di Sarria ho avuto una piccola disavventura mentre asciugavo una felpa e le calze su una corda sintetica, stesa sulle piastre elettriche della cucina. Purtroppo mentre ero sdraiato nel letto a riposarmi un pò, la fune di nylon si è staccata per il peso e la felpa si è bucata a causa di una bruciatura rimediata sulle piastre elettriche regolate al massimo per far asciugare i panni. L’urlo della tedesca mi ha risvegliato e insieme a Marzio abbiamo evitato il peggio, spegnendo subito le piastre elettriche, ma d’altronde non avevamo che un cambio di vestiti per  questo giorno e qualcosa bisognava pur farlo asciugare in qualche modo, per quando saremmo arrivati a Portomarin, distante solo 24 km. Abbiamo così portato a termine questa tappa breve, mentre attraversavamo sotto la pioggia un paesaggio galiziano verdissimo e ricco di corsi d’acqua e ruscelli. All’arrivo in città siamo stati felici di rivedere un pallido sole e ci siamo sistemati nell’albergue municipal di Portomarin, strapieno di persone, sporco e privo di tutto, anche di coperte o lenzuola pulite, nella cucina comune mancava perfino il frigo ed era arduo cucinare con la dotazione di pentole e stoviglie disponibili. Verso le 19.00 purtroppo a ripreso a piovere e abbiamo dovuto recuperare precipitosamente i panni stesi ad asciugare…
Il giorno seguente nel buio più totale abbiamo lasciato la cittadina di Portomarin in coda ad un gruppo nutrito di pellegrini, fra i quali si distinguevano 4 frati polacchi avvolti nel proprio saio e con i cappucci calati sulla testa che li facevano assomigliare a personaggi del Signore degli anelli…
L’atmosfera ovattata e l’attraversamento del bosco, illuminato solo dalle stelle e poi dal chiarore dell’alba ci ha portati in un mondo quasi fiabesco e surreale, alimentato dalle nostre fantasticherie, abbiamo proseguito guidati solo dall’uomo che apriva la fila con la sua torcia elettrica, che si è fermato però più volte per controllare la direzione giusta, finché non abbiamo lasciato indietro il gruppo e ci siamo lanciati in avanti.
Poco dopo la pioggia ha ricominciato a cadere, e abbiamo accellerato la marcia: obiettivo la località di Leboreiro.
Dopo un paio di soste in altrettante chiese, dove abbiamo fatto timbrare la Credencial per poi proseguire fino alla località di “Mato Casanova” dove abbiamo preferito fermarci perchè, la pioggia era sempre più fitta e la strada si era allagata…
Praticamente in mezzo alla campagna, abbiamo trovato posto in un albergue municipal da 20 posti, proprio lungo la strada, fra alberi e campi coltivati.
Marzio avrebbe voluto proseguire, perchè avevamo fatto una tappa un pò troppo corta, mai il rifugio aveva acqua caldissima per le docce, letti comodi e offerta a donativo per passare la notte, perciò si è fermato anche lui.
L’unico problema era la cucina totalmente sfornita di alimenti e la mancanza di qualsiasi negozio di alimenti, taverna o ristorante, perciò dopo una chiacchierata con due italiane di Verona, mentre facevamo lavare i panni in lavatrice assieme ad un’altra giovane, un ragazzo del suo gruppo mi ha offerto con gentilezza una salsiccia e del pane uscite dal nulla e gli ho subito chiesto dove si era procurato quelle cibarie, dopo aver divorato tutto.
In pratica poco più avanti, in una casa di campagna, c’era un contadino che vendeva a chi poteva, pane, salsicce di sua produzione, uova, formaggio e perfino frutti di bosco, così prima che facesse notte, io e Marzio siamo andati a fare compere, sperando di non essere respinti. Abbiamo preso pane, formaggio e salsiccia (le uova erano finite) oltre ad un pò di lamponi gialli e rossi, e sono tornato di corsa nell’albergue di Casanova, dove abbiamo spazzolato quasi tutto, lasciandoci solo del pane da consumare domani a colazione con un tè, poi siamo andati a dormire mentre la pioggia continuava a cadere senza sosta dal cielo….

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Per recuperare la tappa fatta a metà, abbiamo dovuto percorrere ben 42 km, seguiti dalla pioggia a sprazzi, guadando pozze d’acqua fangosa lungo il sentiero sterrato, diretti verso il “Monte do Gozo” da cui si può vedere all’orizzonte per la prima volta la cittàdi Santiago de Compostela. Secondo la tradizione del Cammino ogni pellegrino dovrebbe fermarsi sul monte a pernottare, ma noi abbiamo deciso di fermarci 15 km prima ed evitare il caos e l’affollamento negli albergue sul monte, data la vicinanza alla meta.
Così giunti nella località di Melide, poco dopo Leboreiro, abbiamo raggiunto l’albergue municipal per farci timbrare la Credencial, trovando una sgradevole sorpresa: la notte precedente qualche “pellegrino” ospite dell’albergue, aveva inondato i corridoi dell’edificio con gli estintori anti-incendio, e la responsabile della struttura ci ha congedato bruscamente, lamentandosi degli ospiti dell’albergue, e urlando che quella sera la struttura sarebbe rimasta chiusa dopo la “bravata”, mentre si dava da fare per ripulire tutto, così abbiamo proseguito oltre sotto la pioggia fino alla località di Santa Irene, dove siamo giunti sotto un sole leggero che ci ha rinfrancato un pò.
Fatto il nostro ingresso nel piccolo albergue municipal, abbiamo scoperto che era al completo e per la prima volta ci siamo dovuti arrangiare a dormire per terra, come era accaduto ad un signore italiano due giorni prima. L’affollamento sempre più crescente di tutte le strutture, e le strade piene di pellegrini ci indicavano che ormai eravamo vicini alla meta, così, dopo esserci sistemati alternativamente sul pavimento e su due divanetti in pelle accostati, ottimi per distruggerci la schiena, abbiamo scherzato un pò e ci siamo addormentati in attesa dell’indomani.

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Finalmente siamo partiti al mattino per l’ultima tappa di 45 km, fino a Santiago, superato velocemente il Monte du Gozo in mezzo alla bruma del nuovo giorno, abbiamo costeggiato la pista dell’aeroporto di Santiago, totalmente recintata, in una atmosfera di attesa un pò surreale, fermandoci solo in una “casa rural” per consumare un pasto adeguato dopo la cena frugale in un ristorantino della sera precedente e la colazione minima per metterci in cammino quella mattina.
Con il tempo il sole ha bucato la nebbia, spazzandola via e riscaldandoci velocemente, mentre scendevamo quasi di corsa verso la città, ormai Santiago De Compostela era a portata di mano e abbiamo fatto ingresso seguendole indicazioni di una mappa ottenuta lungo la strada, per raggiungere la “Porta do Camino” verso la Cattedrale, dove volevamo assistere alla messa celebrata solo di domenica verso le 12.00. Esaltati dall’impresa appena compiuta, siamo entrati nella chiesa affollatissima, trovando un posto lungo la navata centrale e alla fine della messa abbiamo potuto assistere al “rituale” del lancio del “botafumeiro”: un incensiere acceso lanciato per tutta la lunghezza del transetto, mediante corde manovrate da membri della confraternita di Santiago in un tripudio di musiche d’organo, foto e mormorii di approvazione dalla enorme massa di persone raccolte nella navata.
Dopo un “abbraccio” rituale alla colonna dove era posta una statua di Santiago, eludendo la “sorveglianza” delle custodi della Cattedrale che impedivano l’avvicinamento anche ai pellegrini, ci siamo avviati stanchi ed affamati ma appagati verso il “Seminario Menor de Santiago de Compostela” dove avremmo potuto passare la notte e riprenderci, ma la struttura apriva alle 16.00, così ci siamo messi ad aspettare, mentre progettavamo un paio di giorni massimo di riposo e poi intendevamo effettuare il “Cammino del Finisterre” fino all’Oceano Atlantico, la dove le terre conosciute dall’uomo nell’antichità terminavano davanti alla vastità del mare sconosciuto, ma questa è un’altra storia e la narrerò nel prossimo e conclusivo capitolo di questo cammino.

exterior2http://www.alberguesdelcamino.com/it/santiago/albergue-seminario-menor

Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

2 pensieri riguardo “Cammino di Santiago: gli ultimi 150 km.”

  1. caspita che avventura!!!! Sebbene amo camminare alla follia, non avrei affrontato un percorso simile, troppi disagi per il mio modo d’intendere una “vacanza” Davvero bello e suggestivo questo racconto di viaggio, immagino le mille difficoltà di doversi lavare la roba ogni volta, e più che altro camminare sotto la pioggia! E poi quegli incontri occasionali, magari anche piacevoli, nonostante la fatica del viaggio. Attendo il seguito….😉

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