Cammino di Santiago. Da Fromista a Leon: Amici che si ritrovano.

Fromista da cui prosegue il mio cammino, si perde nella meseta spagnola, ennesima marcia nella solitudine ripetitiva e scarna di novità, incontri sporadici sul Cammino poi poco altro: due giovani toscani, che da Burgos percorrevano la mia stessa tappa. Incrocio anche una ragazza di Genova, membro di un’associazione di Ospitalieri italiani, il suo gruppo mi offre caffè, pane e marmellata, un sorriso e un incoraggiamento, poi ho proseguito per Fromista, mentre loro si attardavano. A Fromista mi sento giù, nello spirito più che nel corpo, sarà la distanza che c’è da percorrere, saranno le piaghe ai piedi che mi tormentano, comunque dopo la notte passata in questa cittadina molto turistica che mi lascio volentieri alle spalle, il giorno dopo parto più tardi e proseguo per altri 21 km, svogliato e con poca grinta, lontano l’entusiasmo dei primi giorni, il vento, che non ho mai amato mi tormenta con le sue folate,  me la prendo comoda fino a Carillon de los Condes, giungendovi in poco più di 4 ore.
Anche qui turisti e turisti dappertutto, si distinguono dai “pellegrini” per le condizioni fisiche e per il vestiario (niente bende o cerotti, ne pantaloncini sdruciti o conchiglie appese agli zaini), alloggio in un vecchio monastero e compro un paio di sandali per far “respirare” i piedi chiusi nelle scarpe da troppo tempo e piagati da vesciche e segni del tempo. La lingua spagnola che non padroneggio bene mi fa avere qualche “disavventura”: incontrare un altro pellegrino spagnolo, affranto perchè nella cucina comune qualcuno si era appropriato della sua pagnotta di pane, lasciandogli solo poche molliche….e rispondergli “SI” perchè avevo capito che alle 19.00 si teneva la messa nella chiesa del Convento e se volevo partecipare….mi mostra quanto sia importante “comprendersi”. Appurato l’equivoco mi affretto a chiarire l’incomprensione con il signore.

Carrion_de_los_Condes_E_PM_034893.jpg https://it.wikipedia.org/wiki/Carrión_de_los_Condes

Non ho neanche voglia di andare al ristorante, così per pranzo mangio mestamente quello che ho comprato il giorno precedente, poi la sera mi lascio andare in uno dei ristoranti della cittadina, e consumo il primo pasto caldo dopo due giorni.
Casualità vuole che parli con un altro ragazzo italiano che mi conferma di aver visto un “italiano” di nome Marzio più avanti sul Cammino, vistosamente zoppicante ma che proseguiva tenacemente avanti, lasciandolo presto indietro.
Questa notizia, vera o presunta che sia, mi butta ancora più giù di morale: credo che non lo raggiungerò più, se non a Santiago de Compostela, fra l’altro non risponde al cellulare…
L’indomani affronto 17 km di meseta spagnola: un “nulla” che ha iniziato a pesarmi per la mancanza di stimoli, senza possibilità di rifornimento d’acqua o di incontrare qualche piccolo centro abitato, non fosse che per scambiare un saluto con qualcuno. Forse è questa la parte più difficile del Cammino, sono praticamente nel mezzo, e potrei anche rinunciare, prendere un autobus fino a Santiago e “chiudere” con questa impresa, la noia infatti è subdola e mi colpisce ad ondate. Non ho nulla da leggere con me, perchè i libri pesano, perciò non mi resta che scrivere, fare riprese con la videocamera o passeggiare…Imbuco delle cartoline per amici e parenti e dopo cena vado a dormire. Leon pare distante solo 3 giorni, calcolando i km che mi separano dalla capitale della Castiglia y Leon. Dopo i 17 km di meseta spagnola, ne ho portati a termine altri 10, chilometri su chilometri sempre uguali che si inanellano nel mio cammino, senza vederne la fine.

spagna_vhjyz.T0.jpghttp://turistipercaso.it/cammino-di-santiago-de-compostela-altro/image/114018/

 

Queste tappe singolarmente non sono quasi più interessanti per me: vi è l’anelito ad arrivare e l’aspettativa di cosa troverò nel luogo dove mi fermerò per la notte e poco più, perchè il problema è il viaggiare costantemente da soli, dato che non sono fatto per la solitudine e ora me ne accorgo dopo alcune centinaia di chilometri. Per alcuni tratti proseguo insieme ad altre persone, in modo da avere un pò di compagnia e scambiare due parole, ma ognuno di noi ha il suo passo, che ci porta a lasciarci indietro i nostri compagni di cammino occasionali o ad essere lasciati indietro gradualmente da chi è più veloce. Il vento come al solito mi infastidisce per tutta la tappa. Superati il gruppo di toscani e un giovane italiano con uno zaino da 20 kg sulle spalle, di cui si era vantato il giorno precedente, proseguo in un paesaggio da vecchio West, sempre in mezzo al nulla e al caldo secco della meseta spagnola. A Ledigos vedo lungo la strada delle case in terra cruda perfettamente conservate, proseguo per Terradillas de los Templarios, anche se fisicamente mi sento bene,  non riesco ad andare oltre per arrivare fino a San Nicolas, dove è ubicato un albergue gestito da una delle confraternite di ospitaleri sparse lungo il cammino. La gamba inizia a farmi male e allora mi fermo per la notte in un albergue privato accogliente e silenzioso.
Consumo il pasto servito dalla struttura e mi rifornisco dal piccolo negozio di alimenti all’interno della struttura. Più tardi lo stesso gruppo di toscani si ferma nella struttura: sono in 12 e mi informano che avevano prenotato in anticipo: cosa di cui prendo nota, più andrò avanti più aumenteranno i pellegrini, e se non prenoterò in anticipo o non pianificherò bene le tappe di viaggio, privilegiando centri abitati dove c’è molta disponibilità di albergue potrei rischiare di non trovare posto…
L’indomani riparto con la schiena indolenzita, nonostante il peso minimo che ho nella sacca, spostata ora sulla schiena, per sicurezza ricomincio a prendere l’anti-infiammatorio per il ginocchio e mi libero di flaconi e contenitori vuoti, perchè paiono nulla ma 100 grammi in più, sono 100 grammi in più sulla schiena ogni giorno di cammino…

Camino-Santiago-Provincia-Sahagun-VA_EDIIMA20160428_0001_18.jpghttp://www.eldiario.es/viajarahora/destino_espana/Camino-de-Santiago-Etapa-17-Terradillos-Templarios-Burgo-Ranero-kilometros-albergues-cajeros-dificultades-bares-fuentes-agua-restaurantes-precio-mapa_0_510248971.html

Leon dista “solo” 72 km: in sostanza due tappe, così parto la mattina verso le 5.30 come al solito, ma “motivato” dall’obiettivo, il freddo si fa sentire la mattina presto, ma non mi fermo e affronto un passo che mi porta su un altipiano, dopo quattro soste brevi il sole mi da il benvenuto nei pressi di Sahagun e mi fermo a El Burgo Ranero, dove attendo con impazienza che aprano l’albergue comunale verso le 13.00: si tratta di un edificio in terra cruda, accogliente e ben tenuto, gestito da due volontarie tedesche molto gentili, peccato che il posto che mi è stato assegnato nel letto a castello è quello in basso: l’intelaiatura sopra di me è ad appena poche spanne, dovrò stare attento alla testa…
Scambio un pò di chiacchiere con altri pellegrini: due tedesche che mi avevano scambiato per uno spagnolo e altra umanità variegata. Dopo una cena leggera, mi ritiro subito nel letto, impaziente di partire, domani sarò a Leon. Per telefono Marzio mi ha confermato che sarà li ad aspettarmi, di fronte al Convento dei Benedettini (il problema sarà trovare questo convento, dato che non dispongo di mappe della città, così studio una cartina appesa nell’albergue prima di andare a letto).
Non sembra ma ho fatto più della metà del Cammino: davanti ho la tappa per Leon e 300 km per Santiago De Compostela, il vento mi ha lasciato in pace, la gamba va bene, anche grazie alle compresse di ibupofrene. Inoltre il piano è di fermarci almeno una notte in più in città per recuperare le forze e far riposare le gambe, per restare più di una notte, basterà alloggiare nell’ostello della gioventù della città, così partito verso le 4.00 con un freddo cane che mi accompagna fino all’alba, sono avanzato nel buio e nella solitudine, con qualche timore superstizioso dettato dal silenzio sulla strada che percorrevo dopo una faticosa tappa di 41 km, raggiungo Leon verso mezzogiorno, stanco ma impaziente di ritrovare il mio compagno di viaggio e raccontarci le rispettive esperienza: Marzio è arrivato mentre mi stavo registrando al Convento Benedettino, disperato per averlo “perso” un’altra volta, così dopo i saluti e qualche battuta, abbiamo fatto una bella chiacchierata, girando un pò per la città, ovviamente senza zaini, lasciati dai benedettini, e poi, secondo giro “turistico” con visita della Cattedrale di Leon, che mi ha lasciato veramente stupito e appagato dalla bellezza gotica al suo interno, fatta di vetrate multicolori, colonne slanciate, e decorazioni in pietra dappertutto. Dopo un pranzo in centro, recuperati gli zaini lasciati in custodia nel Convento ormai al compiuto, ci siamo diretti nel pomeriggio verso l’ostello della gioventù già citato e dopo una doccia e una dormita, la sera ci siamo concessi una “notte brava” per le strade di Leon, tra bocadillos, assaggi di tapas, cerveza e vino a volontà. Tornati all’ostello a notte inoltrata, il sonno ci ha colto subito, senza pensieri o patemi, allegri e felici per la pausa dal Cammino che ci sembra già tanto distante, domani ci alzeremo con calma e passeremo la giornata come meglio ci aggrada, viaggiatori in attesa di tornare sulla strada….

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Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

2 pensieri riguardo “Cammino di Santiago. Da Fromista a Leon: Amici che si ritrovano.”

  1. io invece di solito cammino molto volentieri da solo, con la mia musica con me e i miei pensieri da legare al paesaggio e alle foto che di solito scatto durante il cammino. In tutta la mia vita ho fatto solo un paio di ferie con la mia ex ragazza, poi il resto delle ferie l’ho sempre passate da solo, poi va beh durante camminate importanti magari incrocio qualcuno per qualche breve parola.
    Dunque vi siete ritrovati col tuo amico, chissà quante cose vi sarete detti dopo tante giornate 😉

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  2. Si: è passato del tempo ma ricordo che abbiamo chiacchierato tutta le sera 🙂
    Francamente non ricordavo di questa “solitudine” a metà cammino, e se non avessi consultato il mio taccuino avrei omesso la “crisi”, è evidente che di un viaggio si serbano quasi sempre solo i ricordi positivi, ma quella situazione mi ha portato ad essere più “forte” in seguito.

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