Cammino di Santiago: I primi 200 km.

Il viaggio continua: la mattina del 29 luglio lascio l’albergue privato di Ciraqui, salutando calorosamente la proprietaria, che mi aveva procurato anche una pomata a base di arnica per i miei tendini (non sortisce grandi effetti ma un aiuto è sempre ben accetto) e mi rimetto in marcia lentamente.
Nonostante la gamba destra irrigidita per lo sforzo di non far “lavorare” il tendine e i legamenti del ginocchio (in pratica cammino come uno zoppo…), percorro ben 38 km: in pratica la tappa più lunga fino ad ora portata a termine…è vero che sulle spalle non porto nulla e ho solo la mia sacca della biancheria con le poche cose, fra cui la videocamera con cui mi fermo spesso a fare riprese di paesaggi e particolari.
Con Marzio mi sono messo d’accordo per incontrarci in linea di massima a Burgos che è molto più avanti, se riusciremo ad arrivarci, anche lui ha iniziato ad accusare un problema, pare ad una caviglia, ma non so se si fermerà, perciò continuo ad andare avanti al mio passo giornaliero, sorpassato dai viaggiatori più in forma, da ciclisti  e qualche gruppetto di pellegrini.
Il caldo secco non mi da tregua, assieme alle mosche, sudo abbondantemente e mi fermo spesso per riposare, senza forzare l’andatura, intorno a me campi coltivati o di grano tagliato. Essendo partito verso le 5.30 di mattina ho avuto qualche problema a trovare la strada del Cammino, a causa del buio che precede l’alba.

astorga-foncebadon-1http://www.shabby-chic-style.it/viaggi/astorga-foncebadon-1-tappa-del-cammino-di-santiago/

Di solito il momento migliore per iniziare una tappa ogni mattina è fra le 6.00 e le 6.30, quando la luce del nuovo giorno inizia a far capolino oltre la linea dell’orizzonte circostante, illuminando gradualmente ciò che ci circonda. Fino a mezzogiorno, nonostante il caldo si faccia man mano più pesante, con una buona scorta d’acqua, integratori salini e un cappello, si può ancora andare avanti, ma continuare dopo le 14.00 in piena canicola può essere pericoloso. Nel mio caso, avendo proceduto con molta lentezza (circa 3 km all’ora), verso le due di pomeriggio, non ero ancora giunto alla cittadina di Los Arcos, dove intendevo fermarmi, perciò ho continuato ad avanzare  fino a terminare l’acqua alle porte della città. Alle spalle mi ero lasciato varie persone che avevano preferito fermarsi per il caldo implacabile. Comunque sono riuscito ad andare avanti, grazie alle fonti lungo il percorso come quella interrata scoperta per caso, dove ho immerso i piedi bollenti nel vascone di origine medioevale coperto da una riparo molto utile per il sole. A Estella ho ammirato anche le varie chiese e il municipio medioevale, per poi proseguire oltre. Nel piccolo centro di “Irache” mi sono anche fermato alla famosa “fuente del vino”: in sostanza una fontana in metallo dotata di due rubinetti, uno dispensa acqua fresca, l’altro il vino contenuto nella capace cisterna della Cantina sociale posta proprio dietro il muro che delimita la fonte. Inutile dire che mi sono abbeverato alla fonte e ho anche provato il vino rosso, invero con un forte sapore d’aceto….
L’arrivo a Los Arcos mi ha portato a fermarmi alla “Casa del Austria II Fuente de Los Arcos”: una Albergue de Peregrino pubblico dove ho passato la notte su una “branda” in camerata, dopo la classica cena a base di “menù del pellegrino” (Di norma un primo o un secondo con contorno, pane, acqua, frutta o dolce all’epoca al modico prezzo di 10 €).
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Il giorno dopo,  erano 7 giorni dall’inizio di questo Cammino di Santiago: partito alla volta di Logrono, distante “solo” 28 km circa, per non forzare le gambe, ho percorso agevolmente la tappa quasi totalmente in una pianura coperta da “meseta” spagnola arida e monotona, incrociando sulla strada molte persone che mi avevano “superato” nei giorni passati dopo il mio infortunio a CizurMenor: una famiglia veneta con bambini al seguito, la ragazza coreana che ho già menzionato, spagnoli e italiani vari che si sono tutti informati sulle mie condizioni, invero un pò stupiti che fossi ancora in cammino, ma si sa che forza di volontà e attenzione possono più di preparazione e arroganza. Dopo una colazione in una bar sulla strada incrociato appena uscito da Los Arcos, ho affrontato solo qualche sali-scendi impegnativo e con calma ho percorso i miei 28 km dalle 6.00, entrando nella città di Logrono, capitale della Rioja, regione vitivinicola famosa per il vino omonimo. La città ha un bel centro storico dove è ubicato l’albergue dei padri ospitalieri: un albergue pubblico che al modico prezzo di 3€ metteva a disposizione di ogni pellegrino un posto in letto a castello in varie camerate e una cucina veramente ben attrezzata per prepararsi pasti e colazione. L’ammissione in struttura è stata un po laboriosa e abbiamo dovuto ascoltare l’enunciazione di tutte le regole della struttura, compresa la chiusura notturna dopo le 22.00.
Ovviamente eravamo tutti abbastanza spossati, quindi dopo aver fatto una doccia, aver curato le vesciche ai piedi che iniziavano a tormentarmi, ho fatto un pranzo veloce e un pisolino e nel pomeriggio ho visitato un pò  il centro storico della città.
Sentito al telefono mio fratello Pierpaolo e i miei genitori in italia, li ho tranquillizzati sulla mia condizione fisica, e dopo cena mi sono sdraiato sul mio letto, a scrivere il mio diario di viaggio e attendere lo spegnimento delle luci.
L’indomani mi aspettava una tappa di circa 29 km fino alla cittadina di Najera, un tempo capitale del Regno di Navarra: la tappa si è rivelata faticosa, per uscire da Logrono ho fatto tre km in più, dato che al buio che precedeva l’alba io e gli altri viaggiatori non siamo riusciti a trovare i segnali che indicavano il cammino. Per fortuna il cielo coperto di questa giornata ci ha aiutato non poco, finita l’acqua e senza fonti sulla via, sono riuscito ad arrivare in città e a trovare un posto in un piccolo albergue pubblico che aveva solo 8 posti letto. Con me c’era anche un gruppo di toscani conosciuti lungo il cammino, con cui abbiamo organizzato una cena luculliana a base di carne, insalata e vino a litri. Alla fine eravamo in 16 attorno ad un tavolo nella sala comune dell’albergue, ridendo e scherzando, come fossimo amici da decenni, mentre in realtà ci conoscevamo da appena due giorni, durante i quali ci eravamo semplicemente incrociati sul Cammino scambiando qualche saluto o un paio di frasi. Sapevo che il Cammino di Santiago era questo: fraternizzare con persone appena conosciute o con emeriti “estranei” lungo la strada, perchè quando ci si trova sul sentiero non conta chi eri o da dove venivi, come sei vestito, sei diretto a Santiago di Compostela assieme ad altre decine di migliaia di persone, uniti nella difficoltà e nella semplicità di un giorno dietro l’altro sulla strada, sperando di arrivare a destinazione.
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Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

One thought on “Cammino di Santiago: I primi 200 km.”

  1. davvero interessante questo viaggio, certo che camminare in estate è un vero supplizio, forse sarebbe meglio percorrere questo percorso ad aprile, al massimo maggio, per via del caldo. Poi certo bisogna vedere quando uno ha una vacanza così lunga, col lavoro è quasi impossibile. E’ bella la condivisione che spesso ci si scambia durante il cammino, fra l’altro, io lo noto in montagna, ci si saluta tutti, sembra di essere tutti amici, cosa che in città è impossibile, a stento ci si saluta fra vicini di casa.
    Attendo il seguito di questa avventura incredibile 😉

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