Il Cammino di Santiago: Seconda tappa e cambiamenti.

Dopo una notte di sonno inframezzata da sveglie continue dovute ad un nutrito gruppo di “russatori”, siamo partiti verso le 6.00 di mattina, dopo una levata con il cielo ancora nero e poca luce per vedere la segnaletica del percorso: la famosa conchiglia gialla su sfondo azzurro, frecce gialle (colore di Santiago da Compostela a quanto ci era stato detto), oltre a due strisce, una rossa e una bianca tipiche della segnaletica dei sentieri, che conosciamo anche in Italia.
Assieme ad uno sparuto gruppo di camminatori mattinieri come noi, abbiamo attraversato vari centri rurali ancora immersi nel sonno; dopo un’oretta e mezza e un errore di percorso, abbiamo consumato la nostra prima colazione da pellegrini in uno dei tanti bar che punteggiano il Cammino.
La nostra tappa in teoria si snodava per 22 km circa fino al villaggio di Zubiri,  intervallata da salite stancanti, discese ripide e altrettanto impegnative, ombreggiate da vasti boschi che almeno ci concedevano un pò di frescura.
Per farla breve in poco più di 6 ore siamo entrati nel paesino, forzando il passo specialmente in discesa (quasi correndo in certi punti), così dopo un pasto veloce e un rapido consulto con il mio compagno di viaggio, abbiamo deciso di proseguire almeno verso il villaggio di Larra, distante altri 6 km di saliscendi, quì abbiamo timbrato la credencial nell’albergue municipale e ci siamo disposti a trascorrere la notte nella piccola camerata.
Mentre aspettavamo il tramonto, dopo una doccia e una cena sostanziosa, abbiamo studiato il percorso per l’indomani, che ci avrebbe portati fino a Pamplona, la prima grande città che avremmo incontrato, famosa in tutto il mondo per la Festa di San Firmino, era nostra intenzione lasciarcela alle spalle per evitare la “folla” di pellegrini delle prime tappe, e fermarci dopo Cizur Menor: un piccolo villaggio agricolo appena fuori della città, la cose non sarebbero andate proprio così….

cammino-di-santiago2http://www.alesteadventour.it/tours/cammino-santiago-mountain-bike-2018/

Partiti all’alba come al solito, ci sentivamo freschi e riposati, nonostante la mancanza di una colazione adeguata (giusto qualche dolciume comprato in un supermercato e un pò di succo), purtroppo dopo pochi chilometri ho iniziato a zoppicare, accusando un dolore crescente al ginocchio destro, giunti a Pamplona camminando lentamente, mi sono dovuto fermare sempre più spesso, a nulla sono valse le soste prolungate, l’idratazione e una colazione abbondante, alla fine, siccome eravamo d’accordo che in caso di problemi fisici o altri impedimenti, che avessero rallentato uno di noi due, l’altro avrebbe potuto continuare e ci saremmo riuniti più avanti, per evitare di intralciare l’altro, così, passata Pamplona, nel caldo assolato che andava crescendo, ho salutato Marzio, affranto per il dolore e il fallimento, sicuro che il mio cammino finiva qui. Marzio mi ha lasciato molta acqua e una fascia elastica per il ginocchio, poi ha proseguito in direzione di Uterga, più di 12 km avanti (io invece mi sono trascinato penosamente fino a Cizur Menor, appoggiandomi ad un bastone di fortuna, e percorrendo con esasperante lentezza i pochi chilometri che mi separavano dall’albergue), completamente distrutto mi sono trovato davanti la strada che saliva in aperta campagna, avevo anche esaurito l’acqua rimasta, all’ombra di pochi arbusti in mezzo alla “meseta” spagnola, Marzio si era fermato anche lui, perchè il caldo stava aumentando di colpo, ed erano solo le 11.00. Dopo avermi consigliato di tornare indietro fino a Pamplona ed evitare la salita, Marzio si è avviato verso il poggio che dominava la vallata, lasciandomi un pò d’acqua.
Nelle condizioni in cui mi trovavo, per me sarebbe stato impossibile affrontare quel giorno gli 800 metri di dislivello che portavano all “Alto del Perdon”, così ho fatto dietro front è ho raggiunto il villaggio di Cizur Menor che mi ero lasciato alle spalle per poco più di 1 km: l’albergue dell’Ordine di Malta era quasi al completo, ci ho impiegato oltre un ora per raggiungere il villaggio e poi l’albergue un pò appartato, poi ho atteso le 15.00 per l’apertura. L’atmosfera nella struttura mi ha rinfrancato un pò: la signora italiana che faceva la volontaria li, mi ha timbrato la credencial con la croce simbolo dei Cavalieri di Malta e poi si è informata sulle mie condizioni di salute, visto che zoppicavo vistosamente, la mia faccia avvilita valeva più di mille parole, ma dopo essersi informata sui dolori che avevo accusato, mi ha accompagnato gentilmente fino alla farmacia del villaggio, dove sono stato visitato, mi è stata data una ginocchiera e anti infiammatori, oltre all’ordine tassativo di fermarmi e riposarmi almeno per un giorno intero, a causa di una probabile infiammazione dei legamenti e del tendine del ginocchio destro.
Tornato in struttura mi è stato caldamente consigliato di “alleggerire” lo zaino, troppo pesante che superava i 12 kg, anche perchè ci eravamo sciaguratamente caricati di scatolame, bevande e frutta comprati al supermarket di Pamplona, dove ci eravamo fermati in mattinata. Ovviamente il peso eccessivo, gravando sulle gambe aveva prodotto un “trauma”, le continue salite e discese del giorno prima e la nostra leggerezza dovuta alla poca esperienza del Cammino, avevano fatto il resto….

26500778350_2022cf456fhttp://www.flickriver.com/places/Spain/Navarre/Zuriáin/

Così mi sono issato sul posto superiore del letto a castello che mi era toccato e ho passato il resto della giornata sdraiato. L’albergue si è riempito gradualmente di decine e decine di pellegrini di varie nazionalità, arrivati alla spicciolata nel pomeriggio, fino a sera, quando ci siamo trovati al completo. La notte in Navarra è scesa su questo piccolo borgo poco distante da Pamplona, per passare il tempo ho partecipato alla messa bilingue nella chiesa locale, poi dopo una cena frugale in uno dei due ristoranti del villaggio, sono tornato strascicando il piede fino all’albergue e mi sono abbandonato al sonno, sperando che l’indomani avrebbe portato novità migliori.
Il giorno successivo, mi sono alzato tardi, l’albergue era vuoto e la mia padrona di casa Loredana mi ha permesso di rimanere un altro giorno e una notte, per permettermi di riprendermi, senza farmi pagare la tariffa per un altra notte. Visto che ero l’unico occupante dell’albergue ho destato qualche curiosità nei pellegrini che sono arrivati anche questo giorno alla spicciolata, e ho fatto amicizia con una ragazza coreana che mi ha chiesto cosa mi era accaduto.
Per riuscire a ripartire il giorno dopo ho dovuto prima di tutto “alleggerirmi” drasticamente dello zaino e del 90% di ciò che conteneva, ho preso solo due cambi di calze, mutande, 2 magliette, due pantaloncini, la borraccia, un telo da bagno, videocamera, cappello, k-way e ho messo tutto nella sacca della biancheria, oltre al marsupio con portafoglio, credencial, documenti, cellulare e denaro, non avevo altro che le scarpe ai piedi e un paio di infradito, ho lasciato perfino i pantaloni lunghi, scendendo a 5 kg scarsi di “peso”, con me avevo la mia fida sacca per l’acqua e basta. Il resto l’ho messo in un pacco e l’ho spedito all’ufficio postale di Santiago de Compostela. Poi ho spedito mediante un servizio di “taxi mocilla” lo zaino con quasi tutte le cose che mi rimanevano fino al villaggio di Puente la Reina, dove lo avrei recuperato nell’albergue muncipal locale, decidendo da li se proseguire o meno, dato che distava 16 km….
Così l’indomani mattina, ho lasciato tutte le cibarie che avevo con me come “offerta” per la cucina comune dell’albergue e mi sono avviato ancora con il buoi, zoppicando e appoggiandomi a due bastoni lungo il sentiero polveroso, con me avevo solo la borraccia a tracolla e la sacca degli indumenti con documenti, denaro e credencial, appesa al bastone, come usavano fare un tempo i pellegrini del medioevo.
Immaginatevi una lenta avanzata zoppicante che nonostante tutto mi ha permesso di valicare il “Passo del Perdon” in qualche ora, nonostante il dislivello, poi ho affrontato la discesa ardua che non mi aspettavo così ripida, ma senza sforzare la gamba, con il ginocchio sostenuto dalla fascia elastica e facendo forza sull’altro arto, sono riuscito a raggiungere Puente de la Reina verso le 11.00, dopo più di 5 ore di avanzata lentissima.
Quì ho dovuta attendere l’apertura dell’ albergue de “los reparadores”, e recuperato lo zaino semi-vuoto, con poco più di 5 kg di “roba” recuperata in totale, sono riuscito ad andare avanti per altri 8 km, aiutato anche da un leggero acquazzone che mi ha rinfrescato, evitandomi il caldo dei giorni passati.
Mantenendo la gamba rigida e fermandomi spesso, sono riuscito ad arrivare fino a Cirauqui, 8 km più avanti, dove ho alloggiato nel mio primo albergue privato, pulito e molto accogliente. Data la mia velocità da “lumaca” sono arrivato dopo le 14.30, e ho pagato anche perla cena, che servivano in serata, il giorno prima avevo sentito per telefono Marzio che risultava a Estella, un villaggio 17 km più avanti, perciò non avrei potuto presumibilmente raggiungerlo nei giorni a venire. Così in attesa di ripartire il giorno dopo, ho fatto una doccia e ho cenato assieme ad altri pellegrini presenti in struttura, in una atmosfera cordiale e molto allegra, accompagnando la pasta e le polpette che ci sono state servite con un vari bicchieri di vino rosso, impaziente di ripartire l’indomani mattina per continuare il Cammino.
Non sapevo se sarei riuscito ad arrivare alla fine, ma finchè potevo camminare, sarei andato avanti, quello di cui avrei avuto bisogno l’avrei acquistato lungo il percorso e scoprendo una determinazione che non mi conoscevo, non vedevo l’ora che arrivasse il prossimo giorno, per vedere cosa mi riservava la strada.
Ma questa è un’altra tappa e ve la racconterò nel prossimo capitolo.

Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

2 pensieri riguardo “Il Cammino di Santiago: Seconda tappa e cambiamenti.”

  1. che viaggio e che esperienza! Leggendo questo stralcio di viaggio mi è venuto in mente Pechino Express, dove le coppie devono arrivare fino alla fine con tutti gli incidenti di percorso, solo che li chiedono autostop, nel vostro caso invece tutto a piedi! Certo che con tutta la folla che partecipa a quella camminata è fin stressante percorrerla, sarà perché io amo camminare da solo, e fermarmi in hotel con tutti i comfort. Avevo sentito spesso parlare di questo famoso cammino, ma solo leggendo il tuo blog mi sto rendendo conto di cosa voglia dire percorrerlo tappa dopo tappa. Seguirò con attenzione anche le prossime tappe. 😉 Ottima narrazione!

    Mi piace

    1. In realtà tranne che nelle prime tappe e verso la fine, da Ponferrada in poi, all’epoca non si incontrava “folla”, al massimo gruppetti più o meno numerosi, spesso coppie o qualche viaggiatore solitario, e poi c’erano i ciclisti….ma non voglio rovinarti la sorpresa delle prossime tappe 🙂 Oggi ho sentito dire che forse è ancora più “affollato” ma non ho elementi di prima mano per averne certezza. Alla prossima 🙂

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...