Cammino di Santiago: L’inizio.

Nel luglio del 2006 sono partito assieme ad un amico per San Jean Pied de Port: l’obiettivo era iniziare da li il cammino che ci avrebbe portati dai Pirenei Francesi prima in territorio spagnolo e poi fino a Santiago De Compostela.
Questa “avventura” era stata pianificata da parte nostra per circa un anno, a partire dall’inverno, quando avevamo cominciato ad informarci seriamente sulle tappe e su come attrezzarci per questa “cosa” che aveva un aura di romanticismo, avventura e sfida.
Così dopo qualche allenamento in montagna, camminate sulla spiaggia di Pescara in giugno, per rinforzare le piante dei piedi e una buona dose di informazioni, con i nostri 27 anni compiuti, raggiunta Roma Tiburtina in treno, da li partimmo in autobus scendendo dall’autobus definitivamente prima nella città francese di Tolosa, dopo 23 ore di noia, dormite sporadiche, soste e pasti in autogrill. A causa di un certo ritardo dell’autobus, accumulato passando per Marsiglia e per via di varie fermate intermedie, siamo giunti in città giusto in tempo per vedere partire il nostro treno regionale per San Jean Pied de Port, e ciò ci ha costretti a fermarci in città per la notte. Da Tolosa, dopo una notte di riposo in una “stamberga” umida e soffocante, abbiamo preso un treno regionale lentissimo in mattinata, che ha iniziato ad affollarsi di “pellegrini” come noi, man man mano che ci avvicinavamo alla meta. Vista la lentezza del treno, abbiamo avuto il tempo di conoscere alcune persone: dalla fermata di Bayonne abbiamo chiacchierato con un torinese, pellegrino, già “veterano” del Cammino, compreso quello del Nord (da tutti narrato come “difficilissimo” e arduo da completare data la mancanza di luoghi dove pernottare o rifocillarsi). Tutte le informazioni che avevamo sul “Cammino” le avevo raccolte principalmente dal sito  web http://www.pellegrinando.it/ di cui ringrazio ancora oggi l’autore, anche per l’aiuto ricevuto via web, in seguito ad eventi che narrerò e che mi hanno portato a fare una esperienza indimenticabile, anche se dura, che mi ha profondamente cambiato, insegnandomi a mettermi in discussione sempre, superare ostacoli, prendere rischi e adattarmi, oltre che “crescere” e misurarmi con me stesso in primis.

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Immagine tratta da http://libri.terre.it/libri/collana/0/libro/301/Guida-al-Cammino-di-Santiago-de-Compostela

Al nostro arrivo a San Jean Pied de Port, piccola cittadina medievale della regione Basca della Bassa Navarra, erano scoccate ormai le 16.00 e ci si è presentato subito il dilemma se “partire subito” rischiando di passare la notte sui Pirenei nel tentativo di raggiungere la “mitica” Roncisvalle, oppure passare un’altre notte in questo paesino ameno e molto “turistico” cresciuto tutto intorno al “business” del “Cammino di Santiago”.
Inutile dire che abbiamo deciso di tentare la sorte, partendo dopo aver ritirato la “Credencial”: un libretto su cui apporre i timbri dei vari “albergues” dove avremmo alloggiato (ma scoprimmo presto che anche negozi, attrazioni, chiese e alberghi privati disponevano di “sellos”: timbri che dispensavano generosamente a qualunque persona si presentasse a richiederlo con la Credencial.
La Credencial ovviamente era necessaria al fine di avere diritto alla “Compostela” che avrebbe attestato la conclusione del Cammino: si trattava di una pergamena che avremmo potuto ricevere solo una volta giunti nella città di Santiago De Compostela, a più di 800 km di distanza da dove ci trovavamo, presentando ovviamente la nostra “Credencial”.

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Per cominciare, di fronte avevamo la salita che portava su per i Pirenei fino al Passo di Roncisvalle e al villaggio omonimo: 26 km quasi interamente in forte pendenza che hanno iniziato subito a farsi sentire sulle nostre gambe e sulle schiene cariche di zaini con più di 12 kg di “roba”. Aggiungendo il fatto che, partiti verso le 17.00, scioccamente abbiamo anche sbagliato strada proprio all’inizio della salita, una volta varcata la “Porta” del Cammino, perciò siamo riusciti a trascinarci su per le colline che annunciavano i contrafforti dei Pirenei poco prima del tramonto, incontrando solo un albergue “privato”, il cui proprietario ci ha detto in francese di essere al “completo”, e non ci è rimasto che arrangiarci in una radura circondata da felci, una volta tramontato il sole, che non permetteva di salire ulteriormente. Mentre ci preparavamo per la notte srotolando i sacchi a pelo e senza neanche un fuoco spiegherò, per chi non la conosce, la differenza fra “albergues privados”e “albergues publicos”: i primi sono strutture gestite appunto da privati, dove i pellegrini si possono fermare, anche per più notti, se lo richiedono, pagando una tariffa per il pernotto ed eventuali “extra” richiesti, come pasti, bevande, uso di internet ecc. In sostanza veri e propri “affittacamere” o B&B che vivono dei flussi di pellegrini lungo il cammino. Gli “albergues” pubblici invece sono in genere strutture di accoglienza aperte a tutti i pellegrini, gratuitamente, in cui si può lasciare un “donativo” che può variare da ciò che il pellegrino si sente di lasciare. In genere le strutture pubbliche in cui abbiamo pernottato noi erano fornite di dormitori affollati, bagni e docce comuni, cucine comuni più o meno attrezzate e ovviamente con un grado di pulizia variabile dal “accettabile” allo sporco, ma d’altronde si trattava di passare una notte in un letto a castello in dormitorio, per riposare e ripartire il giorno dopo e in genere se tutti gli albergue privati risultavano pieni si optava per queste ultime strutture.
Tornando a noi, passata la notte fra abbaiare di cani e un pò di gelo, ci siamo risvegliati alle prime luci dell’alba, coperti di umidità notturna, e dopo una colazione con quel che ci restava del giorno prima (biscotti comprati in un forno, acqua e qualche succo), abbiamo riempito gli zaini, raccolto i rifiuti, messo le scarpe da camminata ai piedi e verso le 7.30, con il sole che faceva capolino basso fra le cime dei monti, abbiamo ripreso l’ascensione verso il confine spagnolo.
La rugiada che impregnava ogni cosa ci ha costretto a coprirci con poncho impermeabili e k-way, ma ci ha mantenuti freschi permettendoci si superare le salite più ripide. Verso l’ora di pranzo abbiamo consumato un pasto veloce in una taverna di un villaggio lungo il Cammino, sporchi e sudati ma ancora riposati, abbiamo ripreso la marcia per Roncisvalle regolandoci con i segnali lungo la strada su quanto mancava: in sostanza il primo giorno, anche a causa della perdita di tempo, girando in tondo, avevamo percorso poco più di 8 km, e ce ne restavano circa 19 da percorrere.
Grazie ad una brezza presto diventata vento e alla nostra voglia di “arrivare” alla prima tappa del viaggio, abbiamo aumentato il passo, superando diversi pellegrini, e arrivati al confine francese, il mio compagno di viaggio Marzio, subdolamente ha tirato fuori dallo zaino una serie di fogli stampati raffiguranti “annunci mortuari” che davano notizia della dipartita delle Francia ai Mondiali di Calcio di Germania appena terminati (era il 2006 e tutti i francesi numerosissimi che avremmo incontrato non avrebbero mancato di ricordarci la vittoria dell’Italia,una volta conosciuta la nostra nazionalità, chiamandoci ripetutamente “Campioni del Mondo”,con facezie e battute che si sarebbero ripetute fino alla fine). Dopo questo “scherzo” architettato dal mio compagno di viaggio e che non riscuoteva da parte mia molto interesse o approvazione (visto il vento Marzio ha impiegato un buon quarto d’ora a mantenere al suolo i fogli con sassi e pietre, intorno al cippo che segnava il passaggio dal confine francese a quello spagnolo), precedendolo, ho guidato il mio compagno di viaggio lungo le prime discese, fermandoci ad una fonte per rifornirci d’acqua e riempire le borracce, fino a giungere ad un bivio, da cui si dipartivano due strade entrambe dirette fino a Roncisvalle.

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foto tratta da http://turistipercaso.it/cammino-di-santiago-de-compostela-altro/image/114017/

Un paesaggio bucolico, montagnoso ma ricco di prati, mucche e vitelli al pascolo ci ha accompagnato fino al monumento dedicato al Cavaliere Orlando, che preannunciava la Collegiata di Roncisvalle detta anche “Collegiata di Santa Maria: un edifico gotico che costeggiava la strada, che introduceva al villaggio di Roncisvalle.
Visto che era ancora presto per l’apertura, abbiamo atteso che il monastero aprisse prima di pranzo, per ottenere il “sello”, il timbro che testimoniasse il nostro passaggio e pernotto nel dormitorio gestito da alcuni “ospitalieri olandesi”. L’accoglienza dei volontari è stata molto cordiale, ci hanno illustrato i servizi disponibili in struttura (perfino alcune postazioni internet) e dopo aver pranzato e cenato negli unici due ristoranti del luogo, non rimaneva molto da fare, oltre a scambiare qualche parola o saluto con altri pellegrini, guardare le montagne, prendere appunti di viaggio o meditare su questa avventura appena cominciata. Roncisvalle era veramente piccola, perciò dopo aver scelto i letti nelle camerate, abbiamo lavato e messo ad asciugare calze e t-shirt sporche di sudore e ci siamo sdraiati sui materassi dotati di lenzuola e coperte nell’attesa dello spegnimento delle luci, che avveniva alle 22.00.
Le regole della struttura oltre ad un solo pernotto, imponevano per l’indomani che lasciassimo l’albergue pubblico entro le 8.00 di mattina, ma la prossima tappa ve la racconterò nel prossimo post.
Purtroppo di questo “Cammino di Santiago” non possiedo foto, ma solo varie ore di video girato con una videocamera portatile a mini-cassette digitali, dato che all’epoca mi ero fissato con l’idea di fare un “Documentario”. Dal girato di quelle settimane sul Cammino ho montato un DVD credo di dubbia qualità, a rivederlo oggi, specialmente per la mia voce narrante in sottofondo. Perciò nelle prossime tappe allegherò specialmente documenti, foto di oggetti e attestati che mi restano di quell’esperienza di oltre 10 anni fa, ma non si sa mai che riesca a recuperare qualcos’altro anche se il mio compagno di viaggio non aveva fatto foto e all’epoca non esistevano gli smartphone di oggi….

Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

2 pensieri riguardo “Cammino di Santiago: L’inizio.”

  1. Caspita che avventura!! Io pur amando camminare moltissimo non penso che sarei riuscito ad affrontare un simile percorso, soprattutto con tutti i disagi del caso. I paesaggi che avete visto però sicuramente devono essere stati qualcosa di magnifico! 😉

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