Viaggio fra i Saharawi (seconda parte).

Nel corso dei nostri giri per il campo di Auserd, molte persone ci spiegano che la preoccupazione del “popolo” sono soprattutto i bambini: la generazione di bambini del 21° secolo, nati nei campi profughi, rischia di avere un futuro fatto di “nulla”, senza una terra, senza lavoro, senza speranze, unica opzione: riprendere la guerra contro il Marocco…
In assenza degli uomini, al fronte o impegnati nei “commerci” di generi di prima necessità, le donne mandano avanti il campo con efficienza ed energia: d’altronde sono la maggioranza della popolazione, assieme ad i bambini. Il Sindaco del campo può essere uomo o donna ma il suo vice è sempre donna, così come tutti i rappresentanti dei quartieri. Ci viene spiegato anche il funzionamento del sistema giudiziario: accanto alla Sharia (legge islamica), esiste anche la giustizia civile e il “danneggiato” sceglie l’ordinamento giudiziario che preferisce per punire il colpevole…
Amed il medico con cui parliamo ci spiega però che la criminalità nel campo è quasi inesistente: 2 omicidi in 30 anni sono emblematici della situazione di sicurezza che si vive nel campo. Ordine ed armonia la fanno da padrone fra la popolazione che ha un obiettivo più grande: il ritorno nei territori strappati dal Marocco dopo il referendum per l’autodeterminazione (a cui ovviamente i marocchini si oppongono da 30 anni, consci del fatto che vincerebbe il si all’indipendenza, e dovrebbero “sloggiare” dai territori del Sahara occupati nel 1975, con il ritiro della Spagna dalle “colonie”.

saharawi 004.jpg
La lingua più parlata oltre all’arabo è proprio lo spagnolo, che viene insegnato a scuola a tutti i bambini. I bambini sono dappertutto, ovviamente ci seguono e vogliono giocare con noi, i figli di Zara dopo pochi giorni si sono già affezionati e sappiamo che ci mancheranno, ma il giorno della partenza si avvicina e non possiamo farci niente.
Una sera dopo la cena in tenda, i nostri padroni di casa improvvisano danze e balli e ci coinvolgono nelle danze fino a notte tarda.
L’indomani dopo colazione e veloci abluzioni (l’acqua ovviamente arriva solo tramite autobotti e ci si lava “a pezzi” con bagnarole e secchielli), saltiamo di nuovo a bordo delle jeep del protocollo diretti al Museo Nazionale Saharawi, un edificio in terra cruda in mezzo al deserto, facciamo anche un salto all’esposizione di artigianato in un Centro culturale poco distante: gli oggetti esposti sono molto poveri ma di grande fantasia: i saharawi recuperano qualsiasi cosa o oggetto e lo decorano riccamente trasformando plastica, gomma di copertoni, legno metallo e perfino ossa con smalti, argento battuto a freddo, perline o pietre, vetro e quant’altro.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA
Il Centro Culturale che visitiamo ha retto ai nubifragi, anche se qualche stanza è ingombra di blocchi di terra sbriciolata e lamiere del tetto crollato.
A fianco della biblioteca (invero abbastanza povera di libri) c’è una sala dove si suona, soprattutto percussioni e strumenti a fiato, e ci accolgono calorosamente offrendoci il classico tè verde fortemente zuccherato.
Mentre sorseggiamo il tè, alcune giovani saharawi ballano allegramente, accompagnate nella danza dai canti degli uomini, un piccolo complesso musicale arrangia delle musiche tradizionali con bassi elettrici e qualche chitarra, senza contare le percussioni.
Balli e canti durano a lungo, gli italiani presenti non la finiscono di scattare foto e fare riprese video, le canzoni ci vengono illustrate: in maggioranza parlano ovviamente di libertà e speranza, indipendenza e vita nuova, tutte cose che semplicemente di fatto i Saharawi non hanno.
Dopo un salto all’ospedale centrale di Rabuni, ci spostiamo sobbalzando in jeep sulla sabbia del deserto privo di strade fino al Museo della guerra, detto anche “Museo dell’Esercito di Liberazione Nazionale”: si tratta di un cortile circondato da mura in terra cruda, con alcune stanze in cui sono ammassate armi ed equipaggiamenti presi ai Marocchini e ai Nigerini durante la guerra, ci sono anche mine italiane, mentre nel cortile sono esposti i più disparati mezzi militari presi al nemico.
L’impressione di toccare quel che resta di una guerra sanguinosa è forte, e nel tragitto di ritorno siamo tutti silenziosi, anche perchè nel museo erano esposti anche oggetti personali, foto e scritti di saharawi morti durante gli scontri.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA
Dopo un pranzo a base di zuppa di lenticchie, pane arabo e frutta accompagnati dal solito tè verde zuccherato, ci portano a vedere le tende di chi ha perso le case in terra a causa del nubifragio: queste persone si sono accampate su un poggio, anche qui ci sono un centro di assistenza per disabili e un centro di formazione per le donne. Da qui raggiungiamo l’ospedale vicino alla sede della MINURZO (La missione ONU che monitora il cessate il fuoco fra Marocco e Sahrawi), anche qui fervono i lavori di ripristino dopo i danni provocati dai nubifragi, utilizzando anche blocchi di cemento, che resisterebbero in caso di pioggia. Dalle jeep vengono scaricati vari pacchi di medicinali e attrezzature per l’ospedale, portati dall’Italia, comprese barrette energetiche e alimenti per celiaci: qui la celachia è uno dei disturbi più diffusi, in proporzione alla popolazione (circa 350.000 persone che per via di matrimoni fra membri di un gruppo etnico così numericamente limitato tendono a trasmettere ai nuovi nati gli stessi problemi di salute da cui sono affetti, fra cui appunto la celiachia).

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA
Andiamo a vedere la farmacia (gestita da un medico cubano) dove saranno riposti farmaci, attrezzature e alimenti e scopriamo che è dotata anche di un laboratorio per la fabbricazione di medicinali, finanziato dal 1987. Sul retro del laboratorio c’è anche un magazzino con una lista dei medicamenti presenti, auto.prodotti o donati da associazioni umanitarie e Stati. L’infrastruttura è pulita, priva di polvere e sabbia, grazie a finestre a chiusura ermetica, porte chiuse e un impianto d’aria condizionata (che risulta spento).
Nel corso della visita veniamo a sapere che il viaggio fino al muro di “difesa” marocchino è saltato per le proteste reiterate del Marocco nei confronti della MINURSO e per la mancanza di sicurezza (la zona davanti al muro è anche minata), Perciò prima andiamo a vedere un centro oftalmologico (un laboratorio ottico dove in pratica si effettuano controlli della vista e si forniscono occhiali, specialmente da sole per evitare i riflessi del sole, sempre presenti nel deserto e fortemente dannosi per la vista), laboratorio sempre finanziato da enti e Comuni italiani.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA
Gli spostamenti si susseguono e ci portano anche alla “Afapredesa”: un edificio in cui è basata “l’associazione per i desaparecidos saharawi”, praticamente un centro di informazione che documenta le torture, l’imprigionamento e le uccisioni subite dalla popolazione saharawi rimasta nei territori occupati dal Marocco.
In pratica non si hanno informazioni sui saharawi detenuti e fatti “sparire” dal governo marocchino (specialmente attivisti e persone che avevano protestato contro l’occupazione). Grazie a quest’opera di divulgazione e informazione, supportata sempre da istituzioni italiane si è ottenuta anche la liberazione di alcune decine di persone, oltre a conoscere la sorte di circa 321 detenuti nelle carceri del Marocco, ma il lavoro da fare è ancora tanto.
Nel corso di queste giornate ci rendiamo conto di essere osservatori “privilegiati” del popolo saharawui, le persone che ci avvicinano sono sempre molto pacate e disponibili, una costante che si ripete anche con comportamenti poco educati di cameramen e giornalisti italiani al seguito del nostro gruppo, che si spingono fino a filmare i pazienti negli ospedali che visitiamo o a “carpire” immagini di persone, uomini, donne e bambini, ovviamente senza chiedere il permesso, interessati solo a riportare con loro “immagini rubate” di un viaggio in un posto esotico e poco conosciuto, cosa che dimostra quanto abbiamo ancora da fare per rispettare gli altri e non comportarci come dei “colonialisti” perfino in un campo profughi….continua e finisce nel prossimo post.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

One thought on “Viaggio fra i Saharawi (seconda parte).”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...