Grecia (Zacinto e il Peloponneso).

Nell’estate del 1992 partimmo, sempre in auto, al seguito di mio zio (il fratello di mio padre) e la moglie, assieme al figlio (mio cugino), alla volta della Grecia. Ci accompagnava anche un amico di mio zio con il suo camper. Oltre al camper mio zio poi portava a rimorchio un gommone, noi invece li seguivamo con la tempra SW. Questo sarebbe stato uno degli ultimi viaggi che avremmo effettuato con quest’auto.

La Grecia all’epoca era diventata una meta molto ambita, dopo il successo del film di Salvatores “Mediterraneo” e la vincita strepitosa dell’Oscar come miglior film straniero.
In sostanza mio zio era letteralmente rimasto folgorato dalla vita sulle isolette greche lambite da acque cristalline, sotto un sole perenne, mangiando pesce, bevendo rakja e al limite ballando il sirtaki…una serie di clichè che però facevano molta presa all’epoca: non vi era ancora un massiccio turismo di massa e i resort che oggi sorgono come funghi su tutte le zone turistiche della Grecia insulare e non.
Comunque con questa “mitologia” in testa mio zio ci convinse a seguirlo e ci imbarcammo a Brindisi, diretti verso il porto di Zante, porto dell’isola di Zacinto.
L’isola affacciata sul Mar Ionio non era grandissima, ma ci piacque subito, con la sua vita semplice fra spiaggia e mare, dormendo in tenda sulla spiaggia di qualche campeggio o a poco prezzo nelle camere che venivano affittate dappertutto.
Pur non conoscendo una parola di greco moderno tranne le solite “Kalispera” o “Kalimera” per salutare i locali quando andavamo a fare la spesa o a prendere qualcosa al bar, ci accorgemmo subito che i greci ci capivano facilmente e non vi erano problemi di comunicazione.
Passammo una settimana sull’isola fra le località di Argassi e  Keri  verso sud, Agias e Alikanas verso nord, in una calma placida e tranquilla, facendo il bagno nelle insenature, muovendoci con il gommone lungo la costa e mangiando nei ristorantini locali. Al tramonto mio zio piazzava spesso una rete oltre le rocce, di qualche insenatura e al mattino la ritirava, vuota…infatti come ci spiegò un pescatore locale, la forte presenza di motoscafi e altri natanti (moto d’acqua e gommoni), faceva rifugiare i pesci fra gli anfratti degli scogli ed era difficile prendere qualcosa.
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Ovviamente ci stancammo presto di quella quiete: volevamo viaggiare, vedere il Peloponneso e le antiche città achee, così dopo una settimana prendemmo il traghetto per Cillene, sul continente e ci dirigemmo verso Micene, seguiti dai camper di mio zio e del suo amico. Per raggiungere Micene non passammo sulla costa, ma tagliammo all’interno della penisola, fra strade polverose e piene di buche, giungendo a Micene nel primo pomeriggio.
L’imponente struttura della Porta dei Leoni e la struttura della fortezza ci colpirono molto, i massi ciclopici che ne costituivano le mura non li dimenticherò mai, così come le tombe megalitiche dei suoi sovrani, come quella di Menelao.

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Foto tratta da http://www.luoghidanonperdere.com/2012/11/peloponneso-epidauro-micene.html

Ancor più ci colpirono la località di Epidauro con il suo teatro completamente intatto, e letteralmente invaso da turisti incantati, dove facemmo una lunga puntata pomeridiana, dopo aver trovato il campeggio per la notte verso Argo.
Sparta non era lontana, perciò l’indomani ci separammo dal resto del convoglio con la promessa di ritrovarci a Patrasso per il viaggio di ritorno verso Zante (mio zio e famiglia avevano già visto Sparta e Argo definendole posti costituiti da “due pietre”), così raggiungemmo in un paio d’ore ciò che restava di Sparta dopo una breve fermata ad Argo.
Se ad Argo trovammo veramente ben poco, a Sparta ci accolsero le rovine della famosa città in forte stato di abbandono. In sostanza si trattava di resti di mura non più alti di pochi piedi, colonne doriche e capitelli adagiati nell’erba oltre ai plinti delle stesse….
Nella calura estiva e nel silenzio interrotto solo dalle cicale passammo qualche ora fra quelle vestigia di un passato favoloso che oggi conosco maggiormente, testimoni della potenza e poi decadenza della città guerriera a scapito di altre città stato greche.
Purtroppo il viaggio fino ad Atene si preannunciava troppo lungo perciò cercammo un posto dove passare la notte sulla strada di ritorno per Patrasso, passando per la località di Tripoli. L’indomani mattina ci ricongiungemmo con gli altri alle porte della città portuale di Patrasso.
Prendemmo il traghetto nel pomeriggio e sbarcati di nuovo a Zante, passammo le ultime due notti sull’isola. Questa volta non piantammo le tende, e pernottammo in un paio di camere messe in affitto dai proprietari di una casetta su una collinetta con vista mare. Dato che eravamo in 4 e che le camere avevano solo due letti matrimoniali, io pernottai una notte in camper, facendo a cambio con mio fratello la seconda notte.
Mio zio e Angelo il suo amico continuarono a “gettare” la rete per tentare di prendere qualcosa e alla fine l’ultima sera finalmente pescarono qualcosa: nelle maglie della rete trovarono uno scorfano e varie triglie, merluzzetti e un polpo.
La sera cucinammo tutto sui carboni ardenti di un piccolo fuoco. Le provviste erano quasi finite (dall’Italia ci eravamo portati perfino chili e chili di pomodori del nostro orto….) e dopo colazione, l’ultimo giorno ci spostammo verso Zante per l’imbarco notturno sul traghetto che ci avrebbe riportati fino a Brindizi: il traghetto era fornito di stiva per le automobili un ponte coperto e un ponte scoperto. Su quest’ultimo avremmo passato la notte come altre centinaia di turisti, specialmente inglesi, francesi. italiani e tedeschi. Nel ponte interno invece vi erano molti turisti greci che andavano a “vedere” l’Italia.
Quella notte però mentre ci sistemavamo nei sacchi a pelo per combattere il fresco notturno del mare, ammirando il cielo stellato e la luna quasi piena, ci accorgemmo che il cielo si andava rannuvolando velocemente, nascondendo le stelle. Prima di mezzanotte iniziò a piovere, poi la pioggia insistente si trasformò in una tempesta d’acqua con folate di vento sempre più forti. In pochi minuti tutti sul ponte si trovarono investiti da vere e proprie secchiate di acqua, dal mare e dal cielo. La piccola avventura inaspettata si concluse con un rapido fuggi fuggi generale all’interno del ponte coperto. Qui centinaia di passeggeri zuppi come noi, “invasero” qualunque angolo della sala e si accomodarono per la notte, tentando di asciugarsi con teli da mare e asciugamani, alcuni come me erano senza ciabatte o sandali, trascinati fuori bordo dalla tempesta. Chi ne aveva indosso calzini e vestiti asciutti, poi ci addormentammo chi per terra sulla moquette, chi sulle poltroncine o le panchette imbottite, guardati con un certo astio dai passeggeri del ponte. La notte comunque passò tranquilla nonostante lo schiaffeggio continuo delle onde sulle vetrate del ponte e uno “sfogo” del responsabile di sala che si lamentò in italiano della nostra “invasione” pacifica rimarcando che quel salone “non era una domizia”. Accolto dall’ilarità e umorismo generale dei presenti, il tipo ci lasciò in pace fino all’alba, quando osservammo assonnati la costa italiana che si avvicinava e ci preparammo a sbarcare.
Verso le 7.00 finalmente il traghetto attraccò al porto di Brindisi e levammo il disturbo velocemente, sbarcando con l’auto nel porto e prendendo l’autostrada per tornare a casa.
Della Grecia insulare ricorderò i negozietti di alimenti, i “suglaky” (spiedini di carne) e le piro-pitte (sorta di kebab di carne di agnello), le olive kalamate e i caffè freddi con ghiaccio serviti nei piccoli bar sparsi nei villaggi costieri. Ricorderò anche le centinaia di motorini noleggiati ai turisti e le barche a motore che assediavano le coste.
Del Peloponneso ricorderò i villaggi sparsi per la campagna, le rovine nell’afa estiva sparse ovunque, l’aridità del terreno e i resti di Epidauro come di Micene o Sparta, resti di una civiltà antichissima che vive ancora nei racconti e miti narrati sulla Grecia arcaica e classica.
teatro-epidauro
La foto è tratta da https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g815573-d198893-i213868534-Epidaurus_Theater-Epidavros_Argolis_Region_Peloponnese.html

Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

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