Viaggio in Germania

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Questo post è la conclusione del articolo precedente. Nel viaggio di ritorno in auto dalla Scandinavia effettuato nel 1991, ci imbarcammo a Goteborg per la traversata notturna del Mar Baltico. Durante le ore a bordo esplorammo con comodo tutta la nave: una sorta di “Casinò galleggiante” fornito di negozi di alcoolici, duty free che vendevano tabacco e cioccolata e slot machine sparse per il ponte. Essendo i prezzi di questi articoli “tax-free” approfittammo della cosa comprando nel reparto frigo di uno di questi supermarket scatolette in plastica di quello che credevamo caviale a prezzi vantaggiosissimi, e che invece si rivelò, una volta aperto del tabacco da pipa….
All’alba sbarcammo a Rostock, da qui il nostro obiettivo era passare per Amburgo e raggiungere Berlino per ammirare la nuova Capitale tedesca della Germania riunificata da poco.
Durante il tragitto dormimmo in macchina, mentre mio padre guidava instancabilmente, ma il viaggio si sarebbe fatto sentire con l’arrivo ad un campeggio natura ad una decina di chilometri da Berlino.
Nella Kinderwald Tegel Forest mio padre si sentì male accasciandosi sulla stuoia, complice la fatica e i troppi chilometri percorsi in poco più di due settimane, dall’Italia fino alla Scandinavia e ritorno. Io, mio fratello e mia madre passammo così il tempo a vegliarlo tutto il pomeriggio sotto le fronde di questa foresta maestosa e silenziosa, bellissima e oscura. L’indomani, ci svegliammo tardi, avendo montato le tende in serata, quando mio padre si era ripreso un pò. Mia madre guidò fino ai dintorni del centro di Berlino e aiutata da tutti noi trovò un parcheggio sotterraneo non troppo costoso dove lasciammo l’automobile, poi iniziammo il giro della città.
A piedi o con qualche mezzo pubblico ci aggirammo durante tutto il giorno per i luoghi più rappresentativi della città tedesca: passeggiammo davanti alla Porta di Brandeburgo, fra i pochi resti rimasti del muro, percorremmo Alexander Platz e raggiungemmo a piedi il Bundestnag e poi il Palazzo del Reichstag. Osservammo la Stiftung Neue Synagoge e ci aggirammo per il mercato all’aperto che si teneva quel giorno, senza dimenticare di fotografare qualche pezzo dell’onnipresente “muro di Berlino”, ad esempio quello rimasto in piedi dove si apriva il Checkpoint Charlie; la maggior parte di questo simbolo di Berlino però ormai faceva sfoggio di se sui lenzuoli stesi per terra e sulle bancarelle sparse per la città, dove mercanti ambulanti vendevano assieme a frammenti del muro, colbacchi sovietici, cinturoni, scarpe, stelle dell’Armata Rossa e perfino le divise dismesse dall’esercito sovietico in smobilitazione dalla Germania riunificata. Ovviamente da veri “turisti” non credevamo ai nostri occhi, perciò i miei ci comprarono due bei colbacchi sovietici in tessuto sintetico (di taglia un pò piccola e che ci andavano a stento) e un paio stemmi con falce, martello e stella rossa dell’esercito sovietico, oggetti da collezione che ormai sono da qualche parte dimenticati in un armadio, mentre gli emblemi dovrebbero essere riposti in qualche scatola di medagliette e spille di latta conservata da mio fratello.

Berlino ci sembrò rilassata e allegra, oltre che strapiena di turisti accorsi a frotte dopo la caduta del muro, e che si affollavano per le sue strade, nei caffè e birrerie sparsi per il centro, tutti alla ricerca della “vera Berlino” e della “libertà”, in definitiva quella libertà di potersi muovere liberamente dall’ovest all’est, fotografando liberamente tutto e tutti.
I prezzi non ancora alti per via della svalutazione del super-marco, ci permisero di cambiare le nostre lire italiane con tasso di cambio quasi paritario, passammo tutta la giornata calda e assolata camminando o riposandoci nei parchi della città come l’immenso Tiergarten, poi verso sera tornammo all’auto e raggiungemmo il campeggio.
Ripartiti il giorno dopo, in direzione sud, viaggiammo verso Monaco, mio padre, finalmente riposato, riprese il volante e superata Lipsia e Norimberga, puntammo verso Monaco di Baviera. Sotto una pioggia fine sbagliammo strada e ci perdemmo finchè non incontrammo una pattuglia della polizia stradale tedesca che ci indirizzò energicamente nella direzione giusta per la città di Monaco dove avremmo soggiornato un paio di giorni, trovando un campeggio attrezzato nei dintorni (sarà una ovvietà da dire, ma i tedeschi erano e credo siano ancora oggi appassionati del campeggio, quindi durante il viaggio ci fu sempre ampia scelta di strutture attrezzate e con un ottimo rapporto qualità/prezzo).
L’indomani mattina decidemmo di visitare il Campo di concentramento di Dacau, non lontano da Monaco, così evitammo la città chiassosa e rilassata e ci immergemmo in un “viaggio” all’interno di un luogo tristemente noto, e per noi, ragazzini di 12 anni, fu una esperienza indelebile, che porto ancora segnata nell’anima: la visita fu effettuata da tutta la famiglia in assoluto silenzio. Tranne che per gli schiamazzi di una comitiva di turisti giapponesi, tutti i visitatori si muovevano con cautela e verrebbe da dire reverenza, ben consci di quello che stavano vedendo, passammo mezza giornata a vedere i simboli di ciò che può fare la malvagità umana ai propri simili, attraversando la zona delle baracche degli internati, di cui ne restava solo una come esempio, aggirandoci per il museo, costellato di foto (alcune come quelle degli esperimenti sugli internati le ricordo ancora ed erano raccapriccianti…), per poi proseguire fino alla zona delle fornaci, dove erano state bruciate le esistenze di decine di migliaia di persone, e assieme alle loro vite, le speranze, aspettative, esistenze e sogni di una umanità variegata e fondata sulla convivenza. Di certo mi è rimasto impresso nella memoria l’odore del campo: un odore strano fatto di cenere mista a qualcosa di più oscuro e irrazionale come la paura e la disperazione delle centinaia di persone transitate per questo luogo. Alla fine nel piccolo  book-shop situato al termine del percorso di visita, comprammo un libro-catalogo fotografico (I miei genitori lo tengono ancora oggi in libreria) e scossi per l’esperienza,  tornammo al campeggio. L’indomani mattina ci aspettava la tappa verso l’Austria: superato il confine tedesco  in mattinata giungemmo nel primo pomeriggio ad Innsbruck, montammo le nostre tende in un delizioso campeggio situato a pochi chilometri dalla periferia cittadina e, dopo una passeggiata superficiale per la città ci ripromettemmo che il prossimo viaggio che avremmo fatto sarebbe stato in Austria. Tornammo al campeggio in serata per cenare con quello che era rimasto del nostro viaggio. Per quest’ultima cena in terra straniera, cucinammo sul fornello da campo dei funghi comprati nel mercato di Berlino.
Quella sera, seduti davanti al tavolino da campeggio, restammo alzati fino a tardi alla luce di una torcia e di qualche candela.
L’indomani mattina partimmo con calma diretti verso la frontiera con il Brennero. Il valico ci si presentò intasato, al solito, di camion e Tir in entrata per l’Italia, così passammo una lunga attesa di alcune ore, incolonnati in coda con gli altri veicoli, prima di riuscire a raggiungere l’area doganale per il controllo delle automobili. Giunti li, dopo un veloce sguardo ai passaporti, il poliziotto italiano ci fece segno di proseguire con la macchina e passammo la frontiera. Ovviamente mio padre si fermò alla prima area di servizio per l’immancabile caffè espresso italiano, che tanto gli era mancato all’estero, poi con qualche sosta in autostrada, in nostro viaggio si concluse in serata, con l’arrivo a casa, dopo circa 21 giorni di viaggio e migliaia di chilometri macinati con l’automobile. Di questo viaggio porterò sempre un ricordo nel cuore, in primis perchè fino ad ora è stato il viaggio in automobile più lungo che abbia fatto e inoltre per la molteplicità di paesi, lingue e culture toccate, senza tanta organizzazione e un pò d’avventura con i miei genitori, mi ha permesso di vedere una parte d’Europa percorrendo itinerari che oggi sono diventati un’abitudine, ma che allora non erano così facili o scontati da seguire, senza GPS, affidandosi solo alle indicazioni stradali delle persone (ovviamente se riuscivi a farti capire), ai cartelli e al nostro atlante stradale che ci ha accompagnato ancora per tantissimi altri percorsi e itinerari che ovviamente vi racconterò in futuro…

Germania 111

Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

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