Norvegia 1991

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Foto tratta dal seguente link: http://www.inchiostroallaspina.com/2015/05/capo-nord/

L’anno successivo al volo in Finlandia in miei genitori decisero di compiere una “impresa”: andare fino a Capo Nord, in Norvegia, in automobile.
Partimmo a fine luglio, a bordo di una tempra Station Wagon modificata con l’aggiunta di un serbatoio GPL, visti i costi della benzina per un viaggio così lungo.
L’itinerario di viaggio prevedeva di passare prima in Francia e poi in Germania dove ci saremmo imbarcati per la Svezia, attraversandola poi velocemente per raggiungere la Norvegia e risalire il paese fino all’estremo nord.
Ci fermammo prima in Francia perchè questa volta non eravamo da soli: lungo la strada si erano uniti, come concordato alcuni amici francesi, conosciuti alla RIDEF dell’anno prima, alla fine eravamo in 10 persone: 4 italiani e 6 francesi.
Dopo un paio di soste veloci a Grenoble e Lione, ci dirigemmo verso la frontiera occidentale della Germania da poco riunificata (ma di questo parlerò in un’altra storia…), era il 1991, non esisteva il GPS e rischiammo di perderci più volte, arrivando infine a Strasburgo, dove attraversammo il confine.
Qui ci dirigemmo verso Francoforte e in un sobborgo ci fermammo da un amico tedesco (sempre conosciuto in RIDEF), che ci ospitò nel giardino (avevamo portato con noi le 2 inossidabili tende Ferrino dell’anno precedente) e in casa sua. Dopo una serata a ridere, giocare e scherzare, ripartimmo presto diretti verso la Germania settentrionale e poi verso Helsingor Trattandosi di un viaggio in “gruppo” la convivenza non era sempre facile, anche perchè noi italiani eravamo in “minoranza” quando si trattava di fare ad esempio la spesa con la cassa in comune, mentre sull’itinerario da seguire eravamo abbastanza d’accordo. Attraversammo velocemente la Germania Settentrionale in un solo giorno e con qualche breve sosta, riuscendo ad arrivare in serata alla zona portuale.
Trovammo un traghetto che partiva nel pomeriggio ed effettuammo la veloce traversata, fino al porto di Helsingborg in Svezia (all’epoca non esisteva il ponte sull’Oresund che collegava Copenaghen con Malmo, unendo Danimarca e Svezia). Il traghetto su cui ci imbarcammo era praticamente un semplice trasporto senza ponte con spazio solo per automobili e camion.
Lo sbarco dalla nave fu rapido, e ci rimettemmo subito in viaggio verso Halmstad e poi Goteborg, attraversando la frontiera svedese verso sera e fermandoci a dormire in tenda nei dintorni di Oslo. Purtroppo pioveva e si scatenò una vera tempesta che costrinse me e mio fratello dodicenni a dormire in automobile, mentre i nostri genitori si arrangiarono in una tenda semi allagata…
In Scandinavia si può campeggiare liberamente sui terreni agricoli, basta chiedere il permesso ai proprietari del terreno, perciò risparmiammo molti soldi per vari giorni sull’alloggio, mentre ci dirigevamo verso il nord. Un problema era quello di potersi lavare, non avendo docce o bagni a disposizione, ci arrangiammo nella “natura” e con un paio di bagni in lago o mare (in entrambi i casi nonostante fossimo quasi ad Agosto l’acqua era gelida). Dopo Oslo puntammo verso nord, evitando la costosa città scandinava, attraversando velocemente la Norvegia fino alla cittadina di Trondheim.
Di questo posto ricordo molto bene le case di legno e un senso generale di abbandono (la Norvegia non era ancora una meta turistica così popolare come adesso), ci aggirammo per un pomeriggio nelle stradine in mezzo alle casette in legno colorate o dalla vernice scrostata, e prendemmo un panino con salmone affumicato in un locale mentre i miei guardano i prezzi proibitivi della zona ristorante (all’epoca il salmone affumicato era qualcosa di inusuale, non ciò che è viene oggi consumato comunemente in mezzo mondo, inoltre si trattava di salmone pescato e non allevato nelle struttura di piscicoltura intensiva che oggi fioriscono in Norvegia).
Il viaggio continuò verso le Isole Lofoten, dovevamo raggiungere le isole attraversando un ponte e poi spostandoci da isola ad isola sempre grazie a vari ponti o in traghetto, l’obiettivo era Andenes, una cittadina nell’estremo nord delle isole, dove si pratica ancora oggi l’avvistamento delle balene o Wale Safari. Per arrivarci ci impiegammo quattro giorni: due li passammo accampati davanti alle isole, dopo un percorso diretto da Trondheim che ci portò nella zona di Bognes, praticamente di fronte alle Lofoten. Qui campeggiammo su una spiaggia deserta e incantevole, non fosse stato per la mancanza d’acqua con cui lavarsi e per la presenza di nugoli di zanzare, sarebbe stato un posto incredibile (e selvaggio) dove vivere. Nonostante la bella esperienza della spiaggia (dove gli adulti costruirono anche una capanna sudatoria per la tradizionale “sauna”), fatta di escursioni sulle rocce, tentativi di pesca e traversate in canotto, arrivammo al punto di “rottura” con i francesi e il gruppo si divise per i soliti problemi che sorgono nelle comitive non abituate a viaggiare insieme: problemi per la equa ripartizione della spesa effettuata con i soldi della cassa in comune ,che ci portavano spesso a non avere sufficienti alimenti per noi, mentre i francesi saccheggiavano le scorte alimentari senza preoccuparsi di lasciarci qualcosa da mangiare. Spesso poi il gruppo, facendo valere il principio a mio avviso sempre discutibile de “la maggioranza sceglie” (perchè la maggioranza può scegliere anche in modo errato…), comprava cose inutili o costose come bevande gassate, vino, dolciumi e prodotti personali, facendo lievitare assurdamente le spese giornaliere per il vitto.
Dopo l’ennesima richiesta di soldi da parte loro per rimpinguare la cassa comune  ormai vuota, le nostre strade si divisero, e partimmo alla volta delle Lofoten assieme a Pierre e Cathrine, una coppia francese di Grenoble che era più in sintonia con noi e non approvava ad esempio le spese folli del gruppo, l’andare in discoteca (in Norvegia poi…) o la scelta costosa degli altri di fermarsi alcuni giorni senza scopo nelle casette in affitto di un villaggio sperduto sulla costa norvegese. Dopo una sola notte passata nel villaggio, per riposarci su un letto e fare una doccia, salimmo sul piccolo traghetto che sbarcava a Lodingen nelle Lofoten e continuammo il viaggio. Mentre ci inoltravamo nelle acque fredde e pescose, dal traghetto scorgsi anche un Globicefalo, un cetaceo comune in questi mari, che emerse per alcuni istanti a un centinaio di metri dalla nave e poi si sparì velocemente lasciandomi l’immagine di un dorso nero e lucido sormontato da una coda affusolata e una corta pinna dorsale.

Giunti ad Andness ci dirigiemmo subito al centro visitatori Qui trovate il link http://www.whalesafari.no/?lang=it). All’epoca il Centro visitatori era una struttura in legno molto spartana, aperta da poco e dotata di un minuscolo museo, dove si prenotava l’escursione in barca (la nostra era una ex baleniera), pagando una cifra molto alta (i miei genitori non mi hanno mai detto quanto avevano pagato per 4 persone….), e si aveva in cambio uscita in barca per avvistare cetacei, vitto (panini, te, caffè e biscotti a volontà per tutta la giornata), e in caso di mancato avvistamento una seconda uscita garantita. Della traversata in nave possiedo ancora la VHS frutto delle riprese con la videocamera dell’epoca effettuate da mio padre, chissà se il video si vede ancora?
Alla fine dopo esserci registrati per l’escursione del giorno dopo, pernottammo nei dintorni con le solite tende e l’indomani mattina ci presentammo al centro per l’uscita in barca. Il tempo era buono, essendo i primi di agosto, ma tirava un forte vento che ci costringeva a indossare tutti giacche a vento e berretti con visiera per il forte sole. La nostra guida invece, un norvegese simpatico e loquace, che pareva non accorgersi del vento “gelido” per noi, portava un semplice maglione e pantaloncini di tessuto.
Preso posto sul ponte della nave, circondati dagli stranieri più disparati (francesi, russi, inglesi, tedeschi e americani, oltre a qualche immancabile giapponese, tutti equipaggiati con ingombranti macchine fotografiche analogiche o videocamere munite di microfono),
uscimmo dal porto diretti subito al largo sul mare spazzato da venti impetuosi, di conseguenza l’oceano era agitato e diciamo che si aveva l’impressione di stare perennemente per affondare in quelle acque vorticose, ogni volta infatti la piccola ex-baleniera scendeva e risaliva le onde, inclinandosi pericolosamente da una parte e dall’altra, con un effetto abbastanza da “brivido” che portava alcuni passeggeri a rifugiarsi sotto coperta. Il tanto temuto mal di mare non ci toccò per niente, ma Pierre, compagno di Catrine purtroppo soffrì di nausea per tutta il tragitto sulla nave.
Man mano che ci spingevamo al largo avvistavamo qualche “soffio” grazie al norvegese che sulla coffa ci segnalava gli avvistamenti, iniziava allora un “inseguimento” a tutta birra da parte della nave che si impennava ancora di più per tentare di raggiungere la zona dell’avvistamento, ma giunti sul posto invariabilmente il cetaceo si era già spostato o inabissato nell’oceano.
All’epoca poi il nostro percorso era scandito da bombardieri militari USA che partivano ad intervalli regolari da una vicina base e purtroppo penso che anche questo non ci abbia portato molta fortuna con le balene.
Alla fine il caso ci regalò una esperienza indimenticabile: un giovane capodoglio (di colore bruno e lucido di acqua e riflessi solari) che sonnecchiava al largo, a cui ci avvicinammo il più silenziosamente possibile, con il motore al minimo. L’esperienza durò un buon quarto d’ora: la balena non si era immersa, anzi continuò a nuotare placidamente, permettendoci di ammirarla, fotografarla, e riprenderla in video, finchè qualcuno urlò e applaudimmo il giovane capodoglio che, inarcato il dorso, si immerse sollevando la coda maestosa prima di sparire negli abissi.
Dato che per il pomeriggio le previsioni meteo davano una tempesta in arrivo, la nave  fece subito dietrofront dopo l’esperienza con il capodoglio e ci riportò al porto di Andness proprio mentre una fitta coltre di nebbia e nubi all’orizzonte iniziavano ad annunciare la tempesta notturna. Felici e stupiti per l’esperienza, quella notte pernottammo per la strada di ritorno e l’indomani, risalite le Lofoten, senza prendere il traghetto, passammo da isola ad isola tramite i ponti che le univano e superammo in giornata il Circolo Polare Artico. Questa volta l’obiettivo di Capo Nord era a portata di mano a non più di 400 km in linea d’aria, e dopo l’ennesimo rifornimento, attraversammo il ponte della cittadina di Tromso, tornando sulla terraferma, dopo un zig-zag fra le varie isole. Dopo una notte passata in una casetta, l’indomani partimmo presto per coprire gli oltre 500 km che secondo la nostra mappa stradale ci restavano prima di raggiungere Capo Nord. Il sole di mezzanotte e le temperature polari ci  mantennero svegli durante il lungo itinerario da fiordo a fiordo, in mezzo ad un paesaggio sempre più brullo e punteggiato di qualche banco di neve o ghiaccio, finchè costeggiando il gelido mare di Barent, giungemmo finalmente in vista, verso mezzogiorno, del famigerato Capo Nord: lasciata l’auto in un parcheggio, andammo a piedi fino al mappamondo in ferro che indica ancora oggi il punto più a nord d’Europa, intorno a noi turisti scaricati dai pullman turistici o arrivati con le proprie auto, camper, motociclette e quant’altro passeggiavano godendosi il sole che mitigava un pò il freddo vento impetuoso, altri si dirigevano verso il Ristornate dello Scandic Hotel Nordkapp oppure facevano un giro nei dintorni. Per farla breve allora non c’erano tutte le strutture turistiche o la cittadina vicina. In sostanza “il punto più a nord d’Europa” ci lasciò un ricordo indimenticabile di un obiettivo arduo ma oramai raggiunto, una prova superata che ormai non ci avrebbe precluso più nessuna meta avessimo avuto in mente dopo un viaggio arduo ma interessante.
Ripartiti dopo pranzo, questa volta attraversando il Finnmark all’interno, ci dirigemmo verso la Svezia e, passato il confine verso sera, pernottammo in una pensione lungo la strada, proseguendo in automobile ci fermammo in un paio di campeggi attrezzati, fino a raggiungere il golfo di Botnia e poi evitando Stoccolma, dirigendoci verso Goteborg dove ci saremmo imbarcati su un “super traghetto” che ci avrebbe sbarcati questa volta a Rostock in Germania. Francamente di questi giorni durante il viaggio di ritorno in Svezia non ho molti ricordi, perchè li ho passati o a dormire in automobile,durante le interminabili giornate in cui mio padre macinava chilometri su chilometri, oppure in campeggio. A volte ci fermavamo sulle spiagge del golfo ad ammirare gli splendidi paesaggi nordici o il tramonto eterno, fino a lambire la Skania e raggiungendo finalmente il porto di Goteborg per la traversata notturna, ma data la lunghezza di questo viaggio, questa sarà la prossima storia che racconterò….

Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

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