Ridef in Finlandia: 1990.

A 11 anni andai in Finlandia per 2 settimane nella località Pohja-Kisakeskus al seguito dei miei genitori, grazie a mia madre, maestra di scuola elementare, che ci iscrisse tutti e 4 a quest’evento riservato a insegnanti e loro familiari.
Ogni 2 anni nella località di “mondo” scelta, viene organizzato un “ evento” preparato da insegnanti del paese ospitante, a cui partecipano i docenti d
ei più svariati paesi del mondo, assieme ai loro familiari. Quell’anno In questa località fu organizzato il XVIII Incontro RIDEF-FREINET: un movimento incentrato sulla “pedagogia popolare” creata dal maestro francese Célestin Freinet (1896-1966). Si discute e ci si confronta su un tema caratterizzante il campo, legato al sistema pedagogico “freinet”. Durante il campo si svolgono molteplici laboratori, aperti anche ai familiari degli insegnanti partecipanti. In definitiva ci si confronta con altre culture e sistemi didattici, modi di pensare e visioni all’interno di questo movimento, scambiando esperienze, opinioni, pensieri, facendo amicizia e creando legami umani che possono durare anche tutta una vita.
Partimmo da Roma Fiumicino per Helsinki a bordo di un aereo, per la prima volta nella mia vita, ovviamente ero emozionatissimo e rimasi per tutto il viaggio incollato al finestrino. Il volo della Compagnia di bandiera SAS che utilizzammo, era costato una cifra considerevole per l’epoca, non si trattava di un volo low cost come quelli di oggi, senza fronzoli, ma risultò essere comodo e tranquillo, ricordo ad esempio i giocattoli regalatici dalla hostess, per farci passare il tempo, oltre alle bevande senza limiti.
Atterrati all’aeroporto di Helsinki, partimmo subito in autobus alla volta di Pohja-Kisakeskus, il centro sportivo attrezzato in cui avremmo alloggiato in tenda (a causa degli alti prezzi e della poca disponibilità di casette e stanze nella struttura) per circa due settimane. Al nostro arrivo, dopo un breve e caloroso benvenuto, mi ricordo che montammo le due tende “Ferrino” nuove fiammanti sul prato di un campetto di calcio del centro. La temperatura mite durante il giorno, tendeva a scendere nella notte, ma il problema maggiore era l’umidità notturna che inzuppava le tende e i vestiti stesi ad asciugare al sole nordico.
Per noi bambini però tutto era una novità ed una avventura, e i primi giorni, scorrazzammo liberi e felici per tutta l’area del centro, assieme ad un altro paio di ragazzini italiani con cui avevamo fatto amicizia. Partecipammo
 alla nostra prima sauna (rigorosamente nudi, e in una sauna “mista” perché i finlandesi non danno importanza a queste cose, dimostrando una apertura mentale e sessuale che noi nel ’90 non immaginavamo….), pratichammo tutti i più vari tipi di sport, dal calcio, all’hockey su pavimento, pallavolo, tiro con l’arco e anche traversate del laghetto in barca (fino a “sottrarre” una barca e andare da soli per il lago assieme ai nostri amici…).
Così mentre gli “adulti” prendevano parte a noiose riunioni, convegni e votazioni per documenti programmatici su pedagogia e insegnamento, noi ci divertiamo e al massimo prendemmo parte a qualche laboratorio, come quello sulla ceramica giapponese RAKU (il campo aveva una folta delegazione di partecipanti giapponesi, ma ricordo anche austriaci, tedeschi, canadesi, danesi, francesi, belgi, svizzeri, russo-sovietici, qualche inglese, senegalesi, e partecipanti di altri paesi africani o europei, provenienti rigorosamente da paesi dove il metodo freinet veniva applicato, gli USA ad esempio erano esclusi…). Alla fine del campo, l‘ultimo giorno, dopo la riunione conclusiva e la votazione delle cariche sociali del movimento FREINET, si è tenuta una cena “internazionale” con cibarie e alimenti portati o preparati da tutti gli ospiti. Noi ce la siamo cavata con aglio, pane casereccio, parmigiano e olio extravergine di oliva (da cui chiaramente mio padre aveva ricavato nei giorni precedenti anche un ottimo piatto di spaghetti “aglio, olio e peperoncino” a cui alcuni finlandesi avevano poi aggiunto il “classico” ketchup….eresia comune all’estero). Dopo una serata di saluti e commozione, l’indomani mattina abbiamo smontato le nostre tende e ci siamo sistemati su un autobus per raggiungere il nord, per la precisione la città di Rovaniemi, posizionata proprio sul Circolo polare artico oltre cui il sole in estate non tramonta mai. 
Il viaggio è durato una decine di ore, giunti in serata nella città dei ”Sami” Rovaniemi (gli abitanti lapponi di questa regione chiamata comunemente Lapponia), abbiamo pernottato in una deliziosa casetta in legno dipinta di rosso. Il nostro obiettivo era raggiungere Capo Nord, proseguendo in autobus da Rovaniemi dopo un paio di giorni di pausa.
Preso il biglietto
per Lakselv, in Norvegia, da cui intendevamo imbarcarci per arrivare a vedere Capo Nord, abbiamo passato il tempo rimanente per vedere l’accogliente città di Rovaniemi e la famosa “Casa di Babbo Natale” situata nel villaggio omonimo: più simile ad un parco divertimenti, preso d’assalto da famiglie con torme di bambini al seguito, in cui pagando un biglietto di ingresso, ci si può aggirare ancora oggi per negozi di souvenir, ristoranti e boutique, fino alla casetta di Santa Claus, dove un uomo con la barba vestito di rosso si fa fotografare assieme ai pargoli assatanati….a pagamento ovviamente….
Passati i due giorni siamo ripartiti alla volta di Lakselv, dopo un viaggio di varie ore, abbiamo attraversato il confine in autobus entrando in Norvegia. All’arrivo nella città di Lakselv (in realtà un semplicissimo piccolo villaggio di pescatori), abbiamo scoperto che il traghetto per Capo Nord partiva solo l’indomani mattina ed era ormai tardi per prenderlo, siamo rimasti quindi al freddo, nonostante fosse agosto, in attesa dell’autobus per tornare giù fino a Rovaniemi, non avendo dove pernottare.
Seduti a un tavolo di legno in un area picnic, aggrediti da centinaia di zanzare fino alle ore più fredde e coperti dalle giacche a vento e lozione antizanzare, abbiamo visto il lento percorso del sole, nel suo viaggio giornaliero, scendere fino alla linea dell’orizzonte, per poi proseguire durante la notte il suo viaggio senza tramonto, illuminandoci in una giornata che è durata ben 48 ore. 
All’arrivo dell’autobus per il ritorno ci siamo buttati sui sedili, dove il sonno ci ha presi fino ad un imprevisto: un guasto ad un freno che si è surriscaldato e ci ha costretti ad una sosta forzata in una area di servizio. Mentre gli autisti tentavano di far riparare alla meno peggio il guasto nella stazione di servizio, i passeggeri (in maggioranza stranieri come noi, c’erano anche alcuni italiani e francesi provenienti dal campo RIDEF), si sono sparpagliati per tutta la stazione di servizio o nel ristorante/autogrill. Ricordo di aver comprato qui un coltellino con manico d’osso è un sacchetto di pelle di renna da un venditore “Sami”, che aveva la sua bancarella proprio all’uscita della stazione di sosta. Dopo varie ore abbiamo finalmente ripreso il viaggio a bassa velocità, con il freno “rattoppato” alla meno peggio e il secondo autista che non la finiva di scusarsi in inglese, attraversando il paesaggio nordico della Finlandia, pianeggiante o al massimo leggermente ondulato, punteggiato di betulle e cespugli, imbattendoci spesso in piccoli branchi di renne al pascolo, un alce e perfino qualche lupo che ci ha attraversato la strada a distanza di sicurezza.
Verso sera, sempre con il sole di mezzanotte onnipresente all’orizzonte sopra il circolo polare artico, siamo giunti a Rovaniemi.
Qui, abbastanza spossati, i miei genitori hanno optato per un viaggio notturno fino ad Helsinki in treno, prenotando uno scompartimento con 4 cuccette per la notte. 
Scendendo in treno fino alla capitale della Finlandia abbiamo potuto beneficiare dopo alcuni giorni di alcune ore in cui il sole è sparito all’orizzonte, lasciandosi dietro un chiarore persistente, che non diventava mai notte piena ma che ci ha permesso di riposare fino all’alba.
Per i finlandesi questi giorni estivi praticamene infiniti erano e sono ancora oggi molto importanti, perché permettono loro di recuperare il tempo “perduto” durante l’inverno, quando la notte è perenne e il freddo glaciale non permette di uscire dalle proprie case. Così in quei giorni d’estate ci è capitato di vedere ragazzini andare a giocare a baseball all’alba o praticare infinite partite di calcio fino a mezzanotte con l’ultimo chiarore del sole. Tutti facevano del loro meglio per utilizzare al massimo le 24 ore di luce quasi continua di cui disponevano, riservando al sonno giusto le ore più tarde o al massimo qualcosa per un sonnellino pomeridiano. Per noi mediterranei ovviamente il problema anche in agosto era la temperatura (temperata e calda per i locali, appena sufficiente a stare fuori con una felpa sopra la t-shirt nelle ore del pomeriggio inoltrato o al mattino), e se c’era vento o umidità, ci affrettavamo al coperto, mentre i finlandesi si tuffavano nel lago di Poja indifferentemente al mattino presto o al tramonto. Un’altra cosa che ci ha colpito come bambini è stata la forte tendenza al bere dei finlandesi: praticamente erano capaci di ingollare qualunque tipo di alcool, che fosse birra, vino, grappa o distillato, in quantità abnormi, anche per le donne, al confronto del quale per esempio gli adulti “stranieri” non erano proprio in grado di reggere, se non diventando degli alcolisti anonimi….
Giunti ad Helsinki abbiamo le ultime tre notti in un Hotel, spendendo
gli ultimi marchi finlandesi per vitto, alloggio, trasporti e qualche museo di cui non ricordo però niente.
Ricordo gli spostamenti in tram di superficie per le strade assolate di Helsinki, ricca di
Jugendstil tedesco, che all’epoca non conoscevo minimamente, i laghi e i parchi affollati e un caldo quasi “torrido” del pomeriggio.
Alla fine arrivato il giorno della partenza, in autobus, raggiungemmo l’aeroporto di Helsinki-Vantaa, per imbarcarci sul volo pomeridiano che ci avrebbe riportati in Italia, di quel breve volo ricordo soprattutto l’ansia per l’invasione del Ku
wait, era avvenuta pochi giorni prima il 3 agosto e di cui non si conoscevamo ancora le conseguenze. Tutti sull’aereo leggevano i giornali disponibili in italiano o in altre lingue e noi bambini restammo liberi di giocare e far impazzire le hostess fino all’atterraggio un po’ “rumoroso” a Fiumicino.
In sostanza questo viaggio ci accompagnò a lungo con i suoi ricordi e sensazioni, lasciandoci soprattutto un grande interesse per la Scandinavia, in cui saremmo tornati ancora, attratti dalla sua diversità rispetto all’Italia, dalla qualità della vita e dal benessere molto alto, nonostante le difficoltà di adattarsi ad un clima rigido e certamente non “mediterraneo” anche in estate, oltre che la diversità di una cucina molto più grassa e basata sul pesce o carne e condimenti animali, senza contare la difficoltà della lingua finnica a cui ovviammo con un po’ di francese da parte di mia madre e qualche parola di inglese imparata su un dizionario tascabile da parte nostra. Per noi fu un viaggio grandioso, perché i finlandesi hanno sempre dato molta importanza e attenzione ai bambini, senza essere ossessivi o controllarne pedissequamente lo sviluppo intellettivo. In realtà trovammo più “libertà” di fare esperienze o giocare e muoverci liberamente che nel nostro paese, e anche l’estrema libertà e apertura del metodo didattico nelle scuole si rifletteva nel campo RIDEF.
In sostanza la Finlandia e il suo popolo, che fossero finlandesi o lapponi, ci apparvero molto ospitali, fu certamente una esperienza costosa per le tasche dei miei genitori, ma diversa ed eccitante come una saga nordica, oltre che ricca di biodiversità e natura (non dimenticherò le escursioni fra i laghetti di Po
hja-Kisakeskus costellati di abeti, muschi e licheni, le renne al pascolo, gli avvistamenti di alci o lupi e ovviamente i nugoli di zanzare mattutini e le interminabili giornate in cui se si dormiva 6 ore su 24 era già tanto. Nella breve estate finlandese c’era sempre qualcosa di nuovo o eccitante da fare per tutti, e sprecare il tempo dormendo pareva quasi un “crimine”.
Agli occhi dei finlandesi noi dovevamo apparire esotici ed un po’ divertenti, specialmente per la nostra abitudine di coprirci con strati di felpe e maglioni, mentre loro giravano tranquillamente in maglietta e pantaloncini, o il parlare ad alta voce in pubblico. Tutto questo ci ha lasciato un segno profondo nell’animo, che ci ha portato a partecipare nel tempo, almeno per alcuni di noi, ad un altro campo RIDEF e a tornare in Scandinavia altre volte nel tempo, privilegiando itinerari differenti e ancora più “avventurosi”, ma questa è un’altra storia e ve la racconterò un’altra volta….

helsinki-trasporto
La foto è tratta dal sito http://www.eticamente.net/31783/auto-addio-helsinki.html

Autore: Luca Colantonio

Traveler for passion, I like go around the world o visit the Europe whitout problems. Discover and live in different places is more important for me, that stay in the same place for all your life, because we have few time to make esperience firts the end...

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